LA MADONNA "NAUFRAGA": DA MONTALTO DI CASTRO A PORTO CERVO, DOPO UN LUNGO VIAGGIO FRA LE INTEMPERIE DEL MARE


di Vitale Scanu

8 de Capudanni: festa della Natività di Maria. Sono sei secoli e mezzo che una cassa di legno con dentro una statua della Madonna naufragò misteriosamente in Sardegna, davanti a quel colle dove i sardi avrebbero eretto in suo onore e a perenne ricordo un bel tempio col nome di Bonaria. 

Nel febbraio scorso, Paolo Isoni, di Baja Sardinia, ha trovato una statua in vetro resina… della Vergine arenata fra gli scogli di Porto Paglia, vicino alla spiaggia del Pevero, a pochi metri dal punto in cui, nell’agosto del 2010, il parroco aveva fatto sistemare a nove metri di profondità una statua della Madonna Stella Maris, donata dai fedeli. Indagini successive hanno appurato che questo simulacro, venerato sotto il titolo di Madonna dello Speronello, proveniva da Montalto di Castro, frazione di Viterbo. L’alluvione del novembre 2012 l’aveva strappato dalla roccia da cui vegliava sul porto di Montalto. La furia delle acque aveva sradicato alberi, allagato case e negozi, distrutto la maggior parte delle imbarcazioni dei pescatori. Della statua della Madonna si erano perse le tracce. Ed eccola riapparire a Porto Cervo dopo un viaggio incredibile in balia della violenza del mare. Due avvenimenti intriganti che fanno riflettere chiunque, credenti e non, sulle coincidenze e i contenuti simbolici misteriosi che li accompagnano: è la seconda volta che la Madonna si “spiaggia” in Sardegna, come a Bonaria nel marzo del 1370. Viene spontaneo chiedersi se c’è un messaggio criptato da decifrare in questa circostanza singolare di un simulacro della Madonna che arriva in Sardegna dal mare, nell’anno “della fede” in cui il “papa di Buenos Aires” viene in visita al santuario di Bonaria e alla Sardegna. Questa predilezione singolare della Vergine Maria di visitare “personalmente” la Sardegna, ancora una volta dal mare, il viaggio così strano di una statua che attraversa 300 chilometri di pericoli affrontando onde e tempeste marine, l’atteggiamento materno della statua che si stringe in modo struggente al petto una creaturina indifesa, l’approdo di colei che chiamiamo Stella maris proprio lì, davanti a una chiesa di Porto Cervo dedicata alla Stella del mare… Per chiunque, emergono dubbi e domande che fanno riflettere su questi elementi sconcertanti che riguardano colei che veneriamo come Madre di Dio e Patrona massima della Sardegna. Forse la Madonna intende ricordarci che lei non dimentica coloro che la invocano e la venerano in maniera particolare? Che per lei non esistono pericoli e ostacoli per venirci a trovare e che nessuno sarà mai lasciato solo e isolato dai mari, dalle tempeste, dai pericoli, dalla disperazione, dalle crisi, dalla miseria, dalla povertà. “Beneditta e laudada, subra tottus gloriosa; mamma, fiza e isposa de su Segnore”. Beni benida in domu nosta!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *