IN ATTESA DEL RICONOSCIMENTO DELL'UNESCO, A SASSARI LE CELEBRAZIONI PER LA FESTHA MANNA RINNOVANO IL FASCINO DEI CANDELIERI

da sinistra: Cristian Zedda, segretario del Gremio dei Viandanti e il Gen. Scopigno della Brigata Sassari

di Maria Adelasia Divona

La partecipazione alla Faradda è una di quelle cose che un sassarese si porta dentro sin dall’infanzia, soprattutto se si tratta di un sassaresu  in ciabi: e quindi ecco che annualmente il rito dello scioglimento del voto all’Assunta per aver salvato Sassari dalla peste si ripete il 14 di agosto con rinnovata partecipazione. La Festha Manna è anticipata da una serie di iniziative “popolari” molto amate: dalla gara di succiaddura di ciogga minudda alla classica arrostita in piazza Mazzotti con 25 quintali di carne e 65 cassette di melanzane ( anche quest’anno orfana dello zimino nonostante la fine dell’embargo dovuto al morbo della mucca pazza), mostre fotografiche, e musica popolare all’insegna del “Tutt’umpari pa la ziddai”.

Altro evento cult della settimana che precede la discesa è la consegna dei Candelieri d’Oro e d’Argento a quei sassaresi emigrati all’estero o in continente da più tempo. Funziona così: il Comune emette un bando annuale attraverso il quale raccoglie le candidature dei nati a Sassari ormai residenti fuori dall’Isola, e un’apposita commissione presieduta dal sindaco sancisce poi l’attribuzione del riconoscimento a chi è emigrato dal maggior numero di anni. La manifestazione, realizzata per la prima volta nel 1963 su iniziativa del capo cronista de La Nuova Sardegna Roberto Stefanelli e dal presidente della Pro Loco Avv. Raimondo Rizzu, all’inizio prevedeva il conferimento del cosiddetto Premio della Nostalgia, sulla base della misurazione della distanza del luogo di emigrazione da Sassari. La misurazione veniva effettuata da una cordicella usata come un metro su un mappamondo, a simboleggiare quasi il cordone ombelicale che legava l’emigrato con la sua città; ma in seguito la cordicella fu abbandonata per essere sostituita dal computo degli anni di emigrazione.

Come da tradizione la cerimonia, alla presenza di tutte le autorità civili e militari, si è svolta nel piazzale antistante Palazzo Ducale, ed è stata presentata dal bravissimo Gibi Puggioni, già giornalista di Videolina. Sullo sfondo le immagini di una clip realizzata dai comuni di Sassari, Nola, Viterbo e Palmi che si sono candidati a diventare patrimonio immateriale dell’umanità (la risposta dell’UNESCO è attesa per l’anno prossimo) con le loro tradizioni accomunate dall’uso delle grandi macchine a spalla, come i Candelieri, appunto. E poi le musiche tradizionali della Faradda: il piffero e il tamburo che accompagnano la danza dei ceri, e il canto a chitarra della bravissima Silvia Pilia. Il cinquantenario della manifestazione ha portato con se anche un’evoluzione tecnologica: videomessaggi inviati via Facebook, twitter e email agli account del comune da parte di sassaresi emigrati che nei luoghi simbolo delle loro città di accoglienza hanno fatto un augurio a zent’anni ai loro concittadini.

Dal 1991 il Premio della Nostalgia si è anche arricchito di un’altra onorificenza, il Candeliere d’Oro Speciale, attribuito a sardi o italiani che hanno dato particolare lustro alla città e alla Sardegna. In questi anni il premio è andato a sportivi (Gianfranco Zola), musicisti (Paolo Fresu), artisti (Liliana Cano), ma anche scrittori, docenti universitari, economisti e politici, nonché ad istituzioni come l’Università e la Brigata Sassari, per aver dato lustro al blasone della città in tempo di guerra e di pace. Quest’anno il premio è andato a Padre Salvatore Morittu, francescano bonorvese, psicologo e imprenditore sociale, fondatore della comunità di Saspru e di altre comunità di recupero per tossicodipendenti, nonché dell’unica casa per malati terminali di AIDS in Sardegna.

A vincere il Candeliere d’oro la signora Giovanna Farina, emigrata a Melbourne nel 1958: partita per rispondere a una chiamata matrimoniale per procura, e decisa a non rimanerci per molto, ci ha invece costruito la sua vita. Il Candeliere d’Argento è andato al signor Giuliano Canu, classe 1939, residente a Vinovo, in provincia di Torino, dal 1957, solidale nel voler condividere il suo riconoscimento con gli altri emigrati che non hanno la possibilità di tornare a casa propria, e orgoglioso nel rivendicare la sua sassaresità con un ringraziamento alla Brigata Sassari.

E la Brigata è stata proprio la protagonista della settimana precedente la Faradda, grazie soprattutto al rinsaldarsi del legame con il Gremio dei Viandanti devoti alla Madonna del Buoncammino: in una celebrazione religiosa tenuta da Mons. Paolo Atzei, il Gremio ha attribuito alla “Sassari” la nomina a Socio Onorario, e al suo comandante pro tempore la nomina a Presidente Onorario. E così la mattina del 14 agosto, il cerimoniale della vestizione del candeliere dei Viandanti si è tenuto nella piazza d’armi della Caserma Lamarmora, invece che nella sede del gremio. Alle 9.30 del mattino il candeliere è arrivato a Piazza Castello, dove è stato accolto dal Gen. Manlio Scopigno. Il capitello del candeliere, addobbato con i bora bora con i colori bianco rossi della “Sassari” e recante la bandiera dei Dimonios assieme all’immagine della Madonna, è stato montato sul cero: da quel momento la piazza d’armi ha fatto da scenario per le prove delle danze del candeliere dei viandanti sotto gli occhi di sassaresi, personalità politiche e turisti che hanno avuto libero accesso alla sede del Comando Brigata. All’ora di pranzo, prima di lasciare la caserma, il gremio ha consegnato la bacchetta del capo candeliere al Gen. Scopigno, che l’ha restituita nel pomeriggio quando i gremianti hanno prelevato il candeliere per dare inizio alla Faradda.

Dopo le sei del pomeriggio, partenza di tutti i candelieri proprio da Piazza Castello in direzione della chiesa di Santa Maria di Betlem con arrivo previsto entro la mezzanotte per lo scioglimento del voto all’Assunta: una folla immensa ha seguito la discesa, che ha visto riscaldarsi gli animi al passaggio dell’ultimo candeliere sotto il balcone di Palazzo di Città a cui era affacciato il Sindaco Ganau che, come da tradizione, si è sottoposto al giudizio popolare: quest’anno una salve di sonori fischi ha accolto il primo cittadino, che nelle sue dichiarazioni ha attribuito allo stato di crisi economica e occupazionale il mancato gradimento del suo operato da parte dei suoi concittadini.

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