MICHELA MURGIA SI CANDIDA UFFICIALMENTE ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE SARDEGNA: A ME, NON FA PAURA!

nella foto Claudia Sarritzu con Michela Murgia

di Claudia Sarritzu *

E pensare che qualche tempo fa me la ero immaginata una candidatura della Murgia alle regionali. La vedevo sempre lì, pronta a dire un’opinione su tutto, a girare la Sardegna, ad ascoltare e rivendicare, con la forza della sua parola scritta, un nuovo modo di percepire la nostra condizione di isolani. Avevo scritto un articolo in merito. Facevo l’editorialista per Tiscali, ne è passata di acqua sotto i ponti. Mi opponevo con fermezza, erano gli anni in cui la politica non aveva perso del tutto il suo fascino e i politici per strada non erano additati come dei ladri. Ladri non nel senso di rubare soldi. Perché non è vero che sono tutti uguali e delinquenti. Ci sono tantissimi politici che sono onesti e devoti alla loro missione, anche se nessuno vuole parlare di loro.  Ladri nel senso di truffare il futuro, il tempo, le speranze, le soluzioni. Ero convinta che aldilà dei partiti ci fosse un nulla che faceva terrore, un vuoto in cui si poteva insidiare il peggio della democrazia, che se non regolata può diventare anarchia, o addirittura degenerare nella dittatura della maggioranza. Ora invece la candidatura della nostra scrittrice sarda più famosa e autorevole, Michela Murgia, appunto, mi appare quasi naturale, come se fosse la conseguenza logica di questi ultimi tempi di oblio e incapacità della classe dirigente sarda. L’ho sempre saputo che ci sarebbe stato questo 3 agosto 2013 a Nuoro per gli stessi motivi che ha gridato lei nel pezzo di Concita De Gregorio su Repubblica.  Perché ha vissuto sulla sua pelle la fine di un’epoca, l’affermarsi di un precariato vile, perché ha fatto mille lavori, prima di raccontare quello che stava accadendo, e ha avuto la fortuna che qualcuno leggesse il suo talento, così da persona “conosciuta” ha potuto ascoltare in giro per l’isola, l’Italia e il mondo, e ha potuto raccontare nei suoi libri e articoli la realtà terribile che si stava affermando, senza che nessun uomo o donna di partito riuscisse ad arginare questa deriva.  Penso che alcuni non abbiano fermato questa ondata di merda che ci è cascata addosso per mala fede, e che altri non l’abbiano fatto perché incompetenti. Abbiamo imparato in questi anni che fare politica di professione non è bastato, e che la politica la si fa ogni qual volta si tenta di creare una trama e di tessere una prospettiva di rinascita, ogni volta che si ascolta e che si esprime la propria idea, ogni volta che ci si scontra e ci si fa dei nemici.  Anche io nel mio piccolissimo la faccio. Non amministro una comunità, non gestisco soldi pubblici, non mi candido neppure ad amministratore condominiale, ma nella mia piccola e insignificante vita quotidiana faccio politica come ogni cittadino che è pronto a diventare un essere umano consapevole.  Il mio libro, “La Sardegna è un’altra cosa” è ascolto e proposta, con uno sguardo giornalistico, ma ogni volta che incontra una comunità nelle sue presentazioni in giro per l’isola, questo piccolo libro, di storia recente sarda, suscita dibattito. Non si parla di partiti ma di problemi veri. Allora tento di avviarmi alle conclusioni ponendovi alcuni quesiti. Perché la candidatura di questa donna vi lascia interdetti? Quale dovrebbe essere il curriculum di un “politico” candidabile, dove c’è scritto che uno scrittore non può e un perito chimico, o un laureato in filosofia, sì? Bisogna aver un tot di presenze alle riunioni di un circolo, bisogna avere una tessera? Perché un commercialista è considerato più competente di una persona che negli ultimi 20 anni della sua vita ha realmente lavorato, sa cosa significa attendere uno stipendio accreditato nel conto, che sa cosa è la paura di un contratto in scadenza, che ha una buona cultura, che è andato in giro a parlare con gli altri e a immaginare soluzioni? Davvero la tessera di un partito fa la differenza e l’ha fatta in questi anni in cui l’Isola si è bloccata e ha smesso di immaginare un futuro? Con queste domande concludo dicendo che la Murgia anche se vincesse potrebbe deludere tanti. Che non avrà certo la ricetta magica in mano. E che si potranno provare in questi mesi di campagna elettorale di certo candidati anche più autorevoli e competenti (basta che per competenza non si intenda il numero di riunioni nella sede di un partito, o la gavetta nei circoli, perché in quel caso non ci sto). So però con certezza che a me da cittadina la sua candidatura non fa paura ma mette speranza. Non significa che la voterò o che la sto promuovendo. Lo dico con una punta di malizia perché a dirigere questo sito di informazione online mi è stata attribuita ogni settimana una appartenenza politica diversa, solo perché io non sono di NESSUNO, sono solo delle idee che partorisco ogni volta che decido di riflettere di ciò che mi circonda.  Significa che ho paura di quello che c’è stato fino a ora in Sardegna da decenni. Sono terrorizzata di altro tempo, quello della mia generazione, della mia vita, buttato, per mantenere ancora i poteri in equilibrio e non scontentare i massoni di questa terra sfregiata. Sono contenta se a competere elettoralmente ci sia gente che voglia bene alla Sardegna. La Sardegna della Murgia o di Don Ettore Cannavera o del M5s, non è sorta ieri come un fungo, è nata dopo tante umiliazioni, povertà, sogni infranti, che hanno toccato casa per casa, di questo quasi continente, che hanno permesso che i giovani fuggissero da qui e che gli anziani invecchiassero senza assistenza.

* cagliari.globalist.it

3 risposte a “MICHELA MURGIA SI CANDIDA UFFICIALMENTE ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE SARDEGNA: A ME, NON FA PAURA!”

  1. dopo aver letto quasi tutti i suoi scritti, sono felicissima che si candidi. anzi avrò uno stimolo per votare nuovamente.

  2. ciao, ho seguito la diretta streaming da Reykjavik. Devo essere sincera, io un po’ mi sono commossa, a sentire finalmente un discorso politico dopo venti anni e più, che ci hanno ammorbato con vuoti discorsi propagandistici. Fa venire voglia di partecipare e di riprendere la direzione delle proprie vite.

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