DA GUSPINI A ISTANBUL E MOSCA PASSANDO PER MILANO E BRUXELLES: DANIELA DUCATO E IL SUO NUOVO MODO DI FARE IMPRENDITORIA CON "EDILANA"

nella foto Daniela Ducato

di Sergio Portas

Sarà che quando sono nato io, settembre del ’46, era ancora l’inno ufficiale della Repubblica (quello di “Mameli, o “Fratelli d’Italia” che dir si voglia sarà provvisorio dall’ottobre dello stesso anno e definitivo solo dal 2005) ma la canzone del Piave che, come noto, “mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti” lo fece in quel fatale “ventiquattro maggio”. E sempre mi è venuto in mente, nel ricorrere di quella data, nonno Pasqualino Portas, arruolato per l’occasione coi guspinesi della sua leva, che aveva saputo portare a casa la pelle da quel mattatoio di gioventù che fu la grande guerra ( diventando “Cavaliere di Vittorio Veneto”, lui analfabeta medagliato). La gioventù europea d’oggidì subisce, suo malgrado, una mattanza d’impatto magari meno cruento, e ci mancherebbe, ma dai risvolti sociali che dire drammatici è poco. Se ne fa carico anche Giorgio Squinzi presidente di Confindustria che parla di due generazioni d’ italiani che rischiano di essere dei fantasmi per il  mondo del lavoro ( si dice di più di due milioni di giovani che ha quasi smesso di cercarlo) . Quale bomba innescata sotto la coesione sociale rappresenti questa realtà non vale la pena di sottolinearlo. Se il problema non si risolve al più presto il futuro della Repubblica, come l’abbiamo finora conosciuta, non solo si fa incerto ma rischia di non venire neppure a maturazione.

E poiché il problema è lungi dall’essere solo italiano, in Spagna e Grecia sono messi peggio di noi, occorre affrontarlo con categorie nuove, diverse da quelle che l’hanno generato e degenerato (leggi la centralità che ha assunto l’economia finanziaria sul destino delle persone). A mio avviso occorre comunque che la collettività in quanto tale si faccia carico di riconoscerlo come prioritario in qualsivoglia agenda di qualsivoglia governo, nell’obiettivo di riscrivere un patto di nuova convivenza nazionale che miri a ricercare un’identità perduta, smarrita nell’ultimo ventennio. La penso come Corrado Augias in proposito: su “Repubblica del 26 maggio scrive nella sua rubrica di risposta alle lettere dei lettori:” … Il ventennio berlusconiano, per colpa in gran parte dello stesso Berlusconi e anche un po’ delle circostanze, è stato attraversato per intero da un senso crescente di disorientamento: Leggi malfatte in un’atmosfera di guerra civile fredda, insulti agli avversari, attacchi alle istituzioni, proclamato disprezzo delle norme. Da una tale tempesta, durata così a lungo, si esce sconvolti. Ancora più in profondità il paese sembra aver smarrito lo slancio vitale che aveva accompagnato il dopoguerra, la nascita della Costituzione, il boom. Da circa vent’anni quella spinta è scomparsa e insieme alla spinta s’è volatilizzato il senso di un’appartenenza comune…”. I nostri giovani non se ne staranno fermi a farsi massacrare socialmente, e i milioni di voti pentastellati che danno credito più a un comico geniale che a un politico da rottamare sono lì a dimostralo. Nel frattempo sottolineare quanto si muove in direzione dell’auspicata rivoluzione che vi dicevo  pare dovere che il vostro cronista sia tenuto a cogliere. A Milano, all’ auditorium di Assolombarda la Fondazione Sodalitas invita al convegno: Giovani e Lavoro: priorità per il Paese. In occasione della premiazione dell’ 11° edizione del “Sodalitas Social Award” (award in inglese= premio). Questi di “Sodalitas” fin dal ’95 hanno cominciato a parlare di sostenibilità d’impresa, di sviluppare un confronto alla pari tra impresa e nonprofit (realizzando ogni anno 80 interventi di consulenza manageriale gratuita), tra impresa e scuola. Un’organizzazione che si propone quindi di contribuire all’evoluzione del ruolo dell’impresa  come attore sociale e non solo economico. Nel “Consiglio d’indirizzo” di “Sodalitas” il meglio dell’imprenditoria italiana dalla presidente Diana Bracco al presidente di Unicredit  Federico Ghizzoni a Andrea Merloni e Federico Falck e Alberto Pirelli.  Per concorrere a questi premi sono stati presentati 244 progetti, 192 le aziende candidate, 11 i vincitori. Per quanto riguarda la Sardegna nostra, nella sezione “Consumo sostenibile e catena di fornitura responsabile” (notare che tra i finalisti era persino Alitalia) vincitrice: EDILANA Essedi- Edilana Lanaturale Edilizia. La pluripremiata ditta guspinese di Oscar Ruggeri e Daniela Ducato. Motivazione: “Edilana ha sperimentato l’utilizzo della lana di pecora autoctona di Sardegna come materiale isolante tecnico e acustico per l’edilizia, scoprendone diverse proprietà.”Purifica l’aria neutralizzando le sostanze tossiche nella bonifica di edifici e riduce-nei processi produttivi- i consumi energetici e le emissioni di CO2… L’azienda valorizza una risorsa di un  territorio con alta disoccupazione creando opportunità di lavoro… ecc. ecc. ” (cliccando Edilana su Google c’è tutto e di più). A ritirare il premio Daniela Ducato che, mi dice, “meno male che non mi hanno fatto parlare perchè mentre scorrevano sullo schermo le immagini dei nostri lavoratori impegnati nella messa in opera dei nostri prodotti, mi è venuto il magone”. Che le vengano a mancare le parole non ci credo neanche per un istante, che Daniela è capace di un racconto di sé e della sua attività assolutamente fabulatorio, che ti lascia sempre a bocca aperta tanto è colorito di intuizioni e novità. Mi dice che il polo di bioedilizia che ruota intorno a Edilana conta oramai più di 70 aziende e, presentandomi a Rossella Lupo, guspinese d’adozione e di elezione ( scuole lì fino alla maturità) , siciliana d’origine, mi parla dell’apertura di due nuove sedi, una in Turchia e l’altra a Mosca. E gli occhi di Rossella, al sentire di questa opportunità moscovita, se è possibile si illuminano  ancora di più.  Queste due sorelle Lupo, con Rossella a Guspini c’era anche Valentina, continua Daniela nella sua narrazione, facevano parte di quella banda di bimbi che era riuscita a farsi riconoscere dal Comune quale soggetto autonomo portatore di utilità sociale, e per le loro molteplici attività avevano strappato persino l’uso di un giardino non lontano dal centro. Tra le molteplici “provocazioni”, una raccolta di vecchie scarpe, tutte con la loro storia raccontata dai padroni che le cedevano, usate a mò di contenitori per terra fertile che avrebbe ospitato pianticelle e fiori d’ogni tipo. E poi i diversi usi della lana di pecora, di cui allora nessuno sapeva come disfarsi. L’intuizione Edilana nasce tutta da lì, dal gioco e dall’osservazione dei bimbi che costruiscono il futuro nell’attimo presente, mercè la loro immaginazione fertile perché esente da inquinamento di impossibilità. E Rossella è qui a dimostrare, con la sua di narrazione, che un altro mondo è possibile che si sviluppi. Lei che è voluta andare a Catania all’università ( magari anche a cercare una sicilianità mai sperimentata prima), contro il parere dei più, per studiare russo nella migliore facoltà italiana per quella materia, dice lei. Ora è qui in Università  Cattolica per una specializzazione, pare che vi insegni la più grande traduttrice dal russo di tutta Italia, Serena Vitale, ma a Catania sono più bravi. E’ già stata tre volte in Russia, la prima volta a Mosca, scontrandosi con la realtà di un paese che ha perso l’identità  imperiale soviettista, crollata nell’89, che ha lasciato dietro le macerie politiche da cui sono emerse le fondamenta di un sistema opaco e a democrazia ridotta. Con a capo un presidente, ex KGB, che detiene tutte le leve del potere e dei media, con una magistratura assoggettata all’esecutivo, una minoranza che rischia la galera ogni volta che manifesta in piazza. Un primo impatto raggelante come può essere la Neva d’inverno. Un secondo e terzo ( a Pietroburgo e un paesino vicino Mosca, la “vera Russia”) che l’hanno fatta innamorare: “oggi la mia più grande amica è russa”. E quindi pensare di lavorare a Mosca per Edilana è cosa naturale e stimolante allo stesso tempo. Da Guspini a Mosca, alla faccia della crisi, anzi proprio per risponderle alla grande, senza chiusure e paure che racchiudano il sé in un’isola disperata.   Rossella, beata lei, potrà abbeverarsi senza mediazioni allo  scorrere della poesia russa che ho sempre letto nella mia adolescenza, i versi della Cvetaeva, di Mandel’stam e Brodskji, e poi Bulgakof e Vasilji Grossman e naturalmente Nabokov, il più bravo di tutti. I sardi in Russia spesso hanno avuto fortuna: Gramsci ci ha trovato l’amore della sua vita.

P.S. (Edilana  nel mentre vince per la seconda volta consecutiva il “Good Energy Award a Bruxelles e si conferma al primo posto in EUROPA per l’efficienza energetica, nel settore termo isolanti “carbon free”, per migliori valori di conduttività termica, sostenibilità economica, miglior prezzo in rapporto all’efficienza energetica prodotta). Chapeau!

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