13 LUGLIO 2013: A 220 ANNI ESATTI DALLA MORTE DI JEAN PAUL MARAT, RIVOLUZIONARIO FRANCESE DI PADRE SARDO

Jean-Paul-Marat ritratto da Joseph Boze (1793)

di Paolo Pulina

Il 13 luglio 2013 ricorre il  220°  anniversario della morte di Jean Paul Marat, uno dei protagonisti della Rivoluzione francese. Ecco come ne ricorda la figura il volume “Ieri 1993”, pubblicato dalla Nuova ERI: «Nato a Boudry, nella contea di Neuchâtel, il  14 maggio 1743, Marat proveniva da una modesta famiglia di origine sarda. Fu pugnalato, a Parigi, nel bagno, da Charlotte Corday, una giovane aristocratica simpatizzante per la rivoluzione ma disgustata dagli eccessi del terrore e influenzata dai capi girondini, riparati in Normandia».

Non è questa la sede per un’accurata rivisitazione della biografia dell’uomo politico francese, approdato alle battaglie ideologiche rivoluzionarie dopo la laurea in medicina e dopo gli studi scientifici.

Come scrisse Guido Gerosa in un articolo su “Storia illustrata” del febbraio 1989 intitolato “L’anima nera della rivoluzione”, «l’ “Amico del popolo” è rimasto un enigma per i nostri studi, anche a duecento anni dalla vampata rivoluzionaria».

Bisogna però aggiungere che per altri studiosi non è mai esistito un mistero-Marat. Per esempio, Italo Sulliotti, nella biografia che gli dedicò nel 1931 (pubblicata dalle edizioni Corbaccio di Milano), era sicurissimo di aver trovato la chiave per spiegare l’aggrovigliata personalità del giornalista rivoluzionario, passato alla storia come sostenitore dei salutari “bagni di sangue” (Charlotte Corday era evidentemente fanatica della pena del contrappasso …).

Ecco cosa scrive Sulliotti: « Gian Paolo Marat riceveva, nascendo, una bizzarra eredità del sangue. Suo padre si chiamava Mara: era nato in un’isola aspra, chiusa, ferrigna, la Sardegna. Ed era stato, nei suoi anni giovani, monaco fervente ed ascetico in un’Abbazia. Poche notizie precise si hanno sulla sua vita e sui mestieri da lui esercitati; è certo soltanto che egli fu, in un dato momento, insegnante di lingua e decoratore di stoffe. Strappatosi alla tormentosa macerazione del chiostro, sposava in Svizzera una calvinista, Luisa Chabrol [Cabrol], e ne aveva sei figli: Gian Paolo fu il primo. Non vi è dubbio che, nella formazione di Gian Paolo Marat, agirono i fermenti atavici. Ebbe gli scatti e le collere violente dell’isolano mediterraneo, le astuzie feline del discendente d’un popolo pastore e montanaro, le chiuse passioni, talvolta mistiche, talvolta crudeli, che possono fare dell’uomo un santo o un carnefice».

Gli isolani mediterranei che leggeranno questa nota non devono preoccuparsi del secco aut aut enunciato da Sulliotti (più che di un giudizio si tratta di un pregiudizio razzistico di evidente derivazione lombrosiana). Sulliotti ha elevato a regola generale un comportamento particolare osservato in una famiglia Mara: (quasi)  santo il padre, (quasi) carnefice il figlio.

Tante scuse sono dovute, innanzitutto ai tanti Mara, che, in Sardegna o in qualsiasi parte del mondo, sono persone assolutamente normali; e , in secondo luogo, ai tanti sardi che, in Sardegna o in qualsiasi parte del mondo, contraddicono quotidianamente il “teorema” positivistico ripreso dal poco accorto studioso che risponde al nome di Italo e al cognome di Sulliotti.

Riferimenti oggettivi alla Sardegna (scevri di qualsiasi ridicola interpretazione psico-storiografica)  erano già contenuti nella biografia “Marat” (prima edizione originale del 1927)  scritta dall’ americano Louis  Reichenthal Gottschalk (1899-1975), che è stato professore di storia all’università di Chicago.

La prima traduzione italiana dell’opera, che ha avuto diverse edizioni, è del 1955 presso le edizioni Dall’Oglio di Milano. Da essa citiamo: «Marat nacque nella piccola borghesia, primogenito di sei figli. Suo padre (che scriveva Mara il proprio cognome) era un sardo cattolico il quale più tardi si fece calvinista. Fu descritto in modi diversi: come monaco, medico, insegnante di lingue, disegnatore su stoffe; ma alcuni documenti contemporanei menzionano solo le due ultime professioni.

Si racconta che fosse fuggito da un’abbazia della Sardegna, preferendo la libertà del mondo alle restrizioni della vita monastica e che infine fosse capitato nella Svizzera. Là sposò Luisa Cabrol, calvinista di Ginevra, che rese madre di sei figli. Il primo fu Gian Paolo Mara che successivamente, per sembrare  più francese, cambiò il proprio cognome in Marat. Uno dei suoi fratelli si fece poi conoscere come precettore alla Corte della Grande Caterina  di Russia, sotto il nome di Monsieur de Boudry, e una sorella, Albertina, dopo non aver interferito  in alcun modo  nelle vicende del fratello maggiore durante la maggior parte della vita di lui, diventò oggetto di molte lodi per la fedeltà con la quale dedicò i suoi ultimi anni ad onorarne la memoria».

Vediamo qualche studio sardo sulle origini sarde del padre di Jean Paul Marat.

Egidio Pilia, nel volume  “Gian Paolo Marat” (Cagliari, Edizioni Fondazione “Il Nuraghe”, 80 pagine, stampa 1925; ristampa anastatica col titolo “Jean Paul Marat: un rivoluzionario di origine cagliaritana”, presso G. Trois, anni Novanta del Novecento, certifica:

1) L’atto di nascita di Giovanni Mara (padre del futuro tribuno della Rivoluzione francese) si trovava nei registri di battesimo della Parrocchia della Marina di Cagliari, ove è detto che il 9 agosto 1704 il sacerdote Costantino Espissu battezzò il bambino Giovanni Salvatore Mara figlio di Antonio Mara e di Milana Trogu;

2) Antonio Mara e Milana Trogu (i nonni paterni del futuro tribuno della Rivoluzione francese) avevano celebrato il loro matrimonio nella stessa parrocchia della Marina in Cagliari addì 11 maggio 1698, e nella registrazione fu annotato che Antonio Mara era da Sassari figlio di Antonio e di Maria Vittoria Bonfils, mentre Milana Trogu era cagliaritana.

Giuseppe Marongiu ha pubblicato un articolo intitolato “Era figlio di un ex-prete sardo Jean Paul Marat, tribuno della rivoluzione” sulla terza pagina del n. 226/1957 del quotidiano “La Nuova Sardegna”.

Lo storico Carlo Pillai  nell’ “Almanacco di Cagliari” anno 2003  ha scritto un contributo dal titolo “Carattere focoso e pensiero acuto: Jean Paul Marat, il famoso capopopolo della rivoluzione francese, aveva origini sarde”.

Segnalo, in chiusura, la pagina del sito della biblioteca multimediale di San Gavino Monreale   

http://www.bibliotecadisangavino.net/cultura/arrogus-de-storia/le-origini-sarde-di-jean-paul-marat

dedicata alle “origini sarde di Jean Paul Marat”, che contiene  la riproduzione integrale dell’interessantissimo  documento  di  una ventina di  cartelle  (ma le ultime pagine non sono precisamente ordinate…) dattiloscritte in francese (inizi anni Quaranta?) dal discendente di Marat Emilio Mara: “L’origine et  l’âme sarde de Jean Paul Mara detto ‘Marat’ = L’oeil et l’ami du Peuple”.

Emilio Mara, discendente di Jean Paul Marat, dimostra le origini sarde della famiglia del tribuno (sottolineando però che il cognome Mara risulta registrato solo a Guspini)  ma, nell’intento di attribuire all’illustre antenato  i tratti somatici e tutte le mitizzate caratteristiche fisiche (resistenza eccezionale)  e anche psicologiche (potremmo dire, in una parola, la volgarizzata “balentìa” ) di una generalizzata  “razza” sarda, finisce per  citare a sostegno anche le affermazioni di Sulliotti. Libero lui di lasciarsi trascinare dall’impeto dell’orgoglio etnico e genealogico, liberi noi di non seguirlo su questa strada…

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