MORTI PER LA LIBERTA' E L'UNITA' D'ITALIA: LA COMMEMORAZIONE AI CADUTI DELLA GRANDE GUERRA A LOSSON DELLA BATTAGLIA


di Dario Dessì

Ed è appunto per non vanificare il loro sacrificio, che ogni anno, nel mese di giugno, a Losson della Battaglia, una solenne  commemorazione è rivolta a tutti i caduti della Grande Guerra e in particolare a 138 fanti  della Brigata Sassari, valorosi  protagonisti  della strenua difesa dei capisaldi di Osteria di Fossalta, di Croce, di Capodargine e di Losson.

I loro nomi e i luoghi di provenienza sono scolpiti, indelebilmente, su quattro grandi lastre in marmo, che appartengono a un complesso monumentale inaugurato nel 2008 a Losson della Battaglia.

 

Quest’anno, poco prima della cerimonia, attorno al monumento, sono stati piantati un quercietto da sughero, un arbusto di cisto e uno di mirto, ai quali, al più presto, si uniranno un arbusto di corbezzolo e uno di lentischio, tutte essenze tipiche della flora mediterranea della Sardegna.   

 

 

 

Qualche nota storica:

Losson, quattro case, un campanile e un cimitero, snodo campestre, da cui si diramavano alcune strade in direzione di Capodargine, di Pralungo e di Meolo.

Nel 1918, quella frazione di Meolo, in provincia di Venezia, era stato trasformato in  un impenetrabile e imprendibile caposaldo, fortificato con tre ordini di trincee campali, protette da chilometri di filo spinato e  numerosi cavalli di frisia, e una trincea in profondità, intervallata da ricoveri blindati e da strutture difensive, che avrebbero contrastato l’avanzare del nemico con il fuoco incrociato di numerose mitragliatrici di lanciafiamme e di bombarde.

Assieme a Osteria di Fossalta, Capodargine e Croce di Musile di Piave, Losson faceva parte di  una linea difensiva che, collegata al campo fortificato di Treviso, doveva assicurare la difesa di Venezia.

Sabato 15 giugno 1918, alle prime luci dell’alba, ebbe inizio l’operazione Albrecht, denominata anche offensiva della fame; le truppe austroungariche del gen. Wurm erano riuscite ad  oltrepassare il Piave, soprattutto motivate dalla speranza di impossessarsi di un ricco bottino, così come era avvenuto nove mesi prima, dopo la ritirata delle truppe italiane da Caporetto.

“Soldati! Il buon vino e le belle donne d’Italia vi aspettano”!

Con tali parole  un generale austriaco  aveva  spronato le sue truppe scelte  all’attacco e alla rapina.

Gli attaccanti, dopo aver varcato il Piave con perdite insignificanti, avevano preso alle spalle il 146° Fanteria, catturandolo in gran parte, ed erano riusciti a impadronirsi dei capisaldi di Osteria di Fossalta, di Capodargine e di Croce arrivando quasi  a Meolo e a Monastier.

Dopo  l’inizio burrascoso di quell’offensiva, ad Abano, il Sottocapo di Stato Maggiore aveva ricevuto i primi rapporti cattivi e pertanto furono subito presi  i provvedimenti adeguati al caso, inviando la 33° Divisione a   mantenere sotto controllo la situazione alquanto difficile sul Piave. 

Al mattino di domenica 16 giugno, verso la linea Gonfo – Capodargine si  proiettarono la Brigata Sassari (33° Divisione), scesa dagli autocarri a pochi chilometri dalla linea di fuoco, e  quattro battaglioni ciclisti.

Al 152° Reggimento era stato, subito, affidato  il compito diriconquistare i capisaldi d’Osteria,  di Fossalta e di Croce, e di proseguire l’ avanzata lungo l’argine del fiume  Piave in direzione del canale delle Mille Pertiche. Il 151° Reggimento doveva, invece, riconquistare il capisaldo di Capodargine e proseguire l’avanzata fino a collegarsi con le truppe del 152° lungo il canale delle Mille Pertiche.

I sardi eccitatissimi, balzavano come felini e impegnavano selvagge colluttazioni all’arma bianca.

Più che un attacco era una furibonda caccia all’uomo.

Durante tutta la giornata, però, l’avversario con forze preponderanti  aveva  tentato di accerchiare e dilagare verso Meolo, mentre Capo d’Argine e Croce  erano diventate, da quel momento, e, pochi giorni dopo, così  sarà anche per il caposaldo di  Losson, il teatro più aspro e cruento  della battaglia del Basso Piave

Forse quella domenica 16 di giugno sarebbe da considerare per la Brigata Sassari la giornata più sanguinosa di tutta la guerra.

 

Si legge nella relazione ufficiale“Ma,  verso le ore 19,  la situazione generale è tale, che l’autorità superiore del comando della 33° divisione decide di lasciare sulla linea Scolo Palumbo e Losson, bretella Losson – Meolo le truppe destinate al loro  presidio e di destinare la Brigata Sassari a Cà Tron, per ripristinare la mancanza delle armi e quando ancor più grave dei quadri, in modo di  poterla ripresentare in un prossimo combattimento.

La marcia dallo Scolo Palumbo per il 152° e dalla zona di Losson per il 151° a Cà Tron viene effettuata  con tale ordine, da lasciar comprendere quanto saldamente sia stata radicata la disciplina di questi reparti e da suscitare l’ ammirazione di tutti coloro che hanno visto sfilare la brigata ritraendo l’ impressione che essa non da un violentissimo combattimento di un intera giornata, ritornasse, ma bensì da una semplice esercitazione del tempo di pace.

Gli stessi carabinieri, in servizio nei vari crocicchi delle retrovie per dare indicazioni e dirigere i soldati verso Cà Tron, luogo prescelto per riordinare e riorganizzare i reparti della Brigata Sassari, rimasero a bocca aperta nel vedere i fanti sardi che sopraggiungevano così ordinatamente.

 

Domenica 30 giugno, queste stesse parole sono state lette davanti al monumento ai caduti della Brigata Sassari, da Antonio Scapolan, coordinatore  dei Carabinieri in congedo della provincia di Venezia.

Poco prima, sempre davanti al monumento di Losson Adriano Favaretto, presidente della Sezione dei Carabinieri in congedo di Preganziol (TV) e Flavio Vedovato presidente  della Sezione di Noventa e Fossalta (VE) hanno deposto una corona di alloro, mentre Losson veniva sorvolata da un elicottero dell’Arma dei Carabinieri.

Quest’anno la cerimonia di commemorazione è stata organizzata in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri.

 

Ancora qualche nota storica:

In quattro giorni, dal 15 al 19 giugno, l’Armata dell’Isonzo aveva messo piede sulla riva destra del Piave e, con una pressione crescente, era riuscita a collegare i punti d’irruzione in una zona di occupazione continua lunga 22 chilometri  e profonda da uno a cinque chilometri, che ora cercava di estendere e trasformare in una base di partenza per un ulteriore sviluppo dell’offensiva. Ma dopo appena pochi giorni dall’inizio della battaglia, la forza d’urto dell’azione offensiva delle truppe del generale Wurm   poteva considerarsi completamente esaurita. Ma, come ebbe a scrivere Fritz Weber, sarebbe stata una pazzia, a quel punto, proseguire una battaglia che già dal primo giorno aveva perso ogni slancio.  Arnaldo Fraccaroli  scrisse invece  nel suo diario di guerra “La Vittoria del Piave”: “La  situazione era già insostenibile dopo il quarto giorno.

Assieme ad altre truppe d’assalto il Comando Austriaco aveva lanciato una brigata fresca, la 91° Schuetzen, e nuovi reparti d’assalto.

Cinque volte vennero all’assalto, fecero qualche progresso, si avvicinarono a Losson, cinque volte furono ricacciati dai piccoli sardi indomabili della Brigata Sassari gloriosa, che da sei giorni stavano affrontando, in quel settore gli assalti nemici”.In quelle ondate  le perdite nemiche furono spaventose. Quando al tramonto i soldati sardi, frantumato l’ultimo assalto, partirono urlando al     contrattacco, fiancheggiati dalle furie dei battaglioni della Bisagno e dal 9° bersaglieri   ciclisti,  il terreno tra Case Gradenigo e lo Scolo Correggio era infoltito di cadaveri”.

Indubbiamente la fiera resistenza dei fanti italiani a Losson, in quell’indimenticabile  giovedì  20 giugno 1918, aveva portato gli austriaci a riflettere  sull’inutilità dei loro sforzi e a convincerli che tutte le loro residue speranze di vittoria si erano ormai definitivamente infrante  contro  quell’ imprendibile  caposaldo. 

Losson, un pugno di case coloniche, era balzata di colpo dalla semplicità della vita rurale alla gloria della Storia d’Italia.

Quel piccolo borgo, frazione di Meolo, di cui non erano  rimaste che macerie e rovine, verrà più tardi denominato “Losson della Battaglia”, a ricordo perenne di quelle tragiche giornate.

 

Apoteosi

 

                                                 Sia Gloria ai morti di Losson

                                                              Sia Gloria agli eroi di Losson

                                                              Che, qui onorifichiamo nel Patrio Sacro suol.

                                                              Ma, risorgeranno i morti di Losson

                                                              Si, si risorgeranno!

 

I piccoli sardi, scrisse Gino Piva, avevano battuto i scelti reggimenti dell’impero.

Ancora una volta la storia si rinnovava.

Contro gli austriaci, presso le rive dello storico fiume, risorgeva la gente d’Italia.

Ancora una volta tutte le bandiere sventolarono per le città e per i villaggi della Sardegna.

Il tracollo della V Armata del generale Wurm e il fallimento dell’offensiva di giugno andava,  senz’altro,  attribuita al sanguinoso insuccesso di quei cinque attacchi del 20 giugno, sferrati nel tentativo di sfondare la resistenza dei piccoli, ma mitici fanti della Sassari e di uno mirabile battaglione della Brigata Bisagno, asserragliati a Losson e nel territorio di Meolo.

L’esercito austro-ungarico usciva dalla battaglia profondamente scosso e indebolito

 

La cerimonia di commemorazione dei caduti della Brigata Sassari a Losson, organizzata ogni anno dal Circolo Sardo Ichnusa di Mestre  e da alcuni collaboratori, sta sempre più diventando famosa, al punto che alcune Associazioni d’Arma e Combattentistiche, chiedono di poter partecipare con i loro rappresentanti..

Dopo i Cavalleggeri e i Carabinieri, l’anno prossimo toccherà ai Granatieri di Sardegna.

A Losson, Domenica 30 giugno,  erano presenti i sindaci e assessori dei comuni di Meolo, Musile di Piave, Fossalta di Piave, Zero Branco e Monastier di Treviso, oltre ad altre autorità civili e militari, tra i quali il Ten. Col. Dettori Licio, in rappresentanza del Comando Militare del Veneto, alcuni presidenti dei circoli sardi in Veneto e in Friuli, e i presidenti dei Centri Associazione Regionale Granatieri di Sardegna in Veneto e in Friuli.

Dopo i saluti delle autorità a Losson, a Croce di Musile di Piave, dove sono stati deposti dei mazzi di fiori presso i cippi dedicati ai fanti della Brigata Sassari:  Cap.Emilio Lussu e  Cap. Tito Acerbo i partecipanti hanno raggiunto Fossalta di Piave, dove è stata posta una corona d’alloro accanto al cippo dedicato alla Brigata Sassari in località Osteria di Fossalta.

E’ seguita quindi una cerimonia dedicata alla Giornata della Pace con due corone di alloro, una austriaca e una italiana lanciate nel Piave, mentre due biplani e un triplano sorvolavano il fiume emettendo fumogeni bianche e rossi (bandiera austriaca) e bianco rosso e verde (tricolore italiano).

Alla cerimonia erano presenti alcuni rappresentanti della Croce Nera Austriaca.

Ed infine tutti a consumare il rancio presso la storica e rinomata trattoria Alla Fossetta, testimone di scontri sanguinosi nel corso della battaglia del giugno 1918.

 

 

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