LAUREA A CAGLIARI E LAVORO A LONDRA PARLANDO QUATTRO LINGUE: PER AMBIZIONE, VALE LA PENA TAGLIARE IL CORDONE OMBELICALE


di Federica Melis

Mi chiamo Federica Melis, ho 22 anni e vengo da Uras, provincia di Oristano. A febbraio mi sono laureata in Lingue e Comunicazione all’università di Cagliari. Dopo la laurea mi sono dovuta fermare a riflettere sulle scelte a mia disposizione per il mio futuro: continuare a studiare? Cercare un lavoro? Un lavoro dove? Dopo vari ragionamenti, ho preso la seguente decisione: partire a Londra, cercare un impiego qualunque, stare lì qualche mese per migliorare la lingua, dopodiché iscrivermi a un corso di laurea magistrale. Arrivata a destinazione, passo due settimane a portare e mandare curricula ovunque: reception, bar, ristoranti, agenzie turistiche. Intanto, tra coinquilini che si meravigliano di vedermi cucinare un’orata con la testa, confondono la Sardegna con Napoli e credono che lo spagnolo sia la mia lingua madre, ho modo di conoscere la città: cosmopolita e aperta, moderna ma anche molto verde. Per un po’ di tempo mi sembra di essere in Italia: non arriva alcuna notizia positiva. Finché un giorno ricevo due chiamate: la prima per un colloquio in una catena di ristorazione britannica, la seconda per una compagnia di pubblicità online. Entrambi i luoghi allo stesso esatto indirizzo, entrambi gli appuntamenti lo stesso giorno. Chiedendomi se per caso sia una presa in giro, vado ai due incontri e dopo varie fasi ottengo tutti e due i lavori. Inutile dire su cosa sia ricaduta la mia scelta: l’8 aprile inizia la mia esperienza con l’azienda “Vibrant Media”, dove l’età media degli impiegati di circa 25/30 anni. Non potevo credere alla mia fortuna. Da italiana e sarda avvezza alla crisi nera, diverse sono le cose che mi hanno stupito: durante i colloqui, la mia laurea e le mie conoscenze sono state davvero apprezzate e valorizzate. Inoltre l’atteggiamento dei responsabili delle assunzioni, non era, come mi sarei aspettata, di distacco o di superiorità – considerato che mi stavano offrendo un lavoro – ma di estremo interesse nei miei confronti: mi hanno fatto sentire voluta dall’azienda ed estremamente a mio agio.
La cosa che più mi sconcerta è che queste cose – vista la triste situazione italiana – mi stupiscano. Non dovrebbe essere normale per un laureato che parla quattro lingue essere sicuro di se stesso e delle sue competenze? Ebbene, a quanto pare no: a mio parere, noi italiani/sardi siamo portati a vedere i datori di lavoro come benefattori, come se un’eventuale assunzione sia un regalo e non anche un vantaggio per chi ci assume. Certo, un lavoro è sempre qualcosa di cui essere grati, ma è anche e soprattutto grazie all’impegno e alle qualità dei dipendenti che un’attività di qualunque tipo può andare avanti. Ho una collega tedesca, che lavora in questa compagnia da più di tre anni. Mi ha spiegato che, durante il processo di selezione, le fu proposto un colloquio a distanza, tramite Internet, onde evitare che affrontasse il viaggio senza avere la certezza di essere assunta. Mi ha raccontato che ha preferito recarsi nell’ufficio di persona perché “non è solo l’azienda che sceglie me, anche io valuto se l’azienda mi va bene o meno”. Questa osservazione mi ha profondamente colpita. È questo che a noi manca, la possibilità di scelta. Cercare lavoro in Italia oggi è come chiedere l’elemosina. E chi dovrebbe tutelarci ci raccomanda di non essere choosy. Per me una persona può essere choosy quanto le pare, se ha competenze che glielo permettono. E inoltre – parlo per chi studia – se si decide di passare anni sui libri, è per poter poi scegliere un lavoro che dia soddisfazione. E anche se una persona non ha studiato, ma è brava in qualcosa e qualificata – perché ha esperienza o per qualunque altra ragione – ha tutto il diritto di voler un lavoro nel quale possa sentirsi gratificata.
Le mie parole non vogliono essere una lamentela sterile, ma un’esortazione per tutti noi sardi a renderci conto che le nostre competenze, i nostri studi, il nostro lavoro hanno un valore. Certo, a volte entrare nel mondo del lavoro può essere difficile, soprattutto in questo momento storico, nel quale raramente si trova un impiego vicino a casa. A volte, però, bisogna fare qualcosa per se stessi, smettere di autocommiserarsi e cercare la propria strada. La fortuna raramente arriva se non facciamo niente per cercarla. Se pur difficile, forse vale la pena di tagliare il cordone ombelicale, lasciare le nostre comodità, il nostro letto, la famiglia e i nostri amici: partire o almeno tentare una nuova strada. Io l’ho fatto: le difficoltà ci sono – come è normale – ma pian piano ci si abitua alla nuova vita. Ho la certezza di non voler vivere a Londra per sempre, per quanto sia bella: la mia destinazione finale è la Sardegna. Nel frattempo, però, approfitterò di tutto ciò che la città mi offre. Tornerò nella mia terra con un bagaglio ricco di esperienze e insegnamenti che probabilmente non acquisirei aspettando che il lavoro dei miei sogni bussi alla mia porta senza che io mi impegni per trovarlo.

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