PAOLA LAI E LA STORIA ANTICA DELLA SARDEGNA: QUATTRO CHIACCHIERE CON LA PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE "JANAS"

immagine di Paola Lai

di Gian Piero Pinna

Poco prima di iniziare l’intervista vera e propria, Paola Lai ci tiene a precisare che è una ragazza del secolo scorso, nata accidentalmente ad Oristano nel 1939. “In famiglia siamo nati tutti in luoghi diversi perché mio babbo, per questioni di lavoro, aveva l’esigenza di spostare la nostra famiglia in varie sedi. Poi, l’intervento della guerra, ci ha costretto a tornare al paese di origine della mia famiglia, nella Trexenta, dove i miei nonni contadini, possedevano delle terre, all’interno delle quali erano ubicate delle splendide Domus De Janas e questa presenza, pur senza averne coscienza, mi ha fatto nascere la passione per l’archeologia sarda, forse anche per aver vissuto i giorni della mia infanzia su queste  “pietre” e per aver respirato quell’aria antica e quel fortissimo  richiamo della Madre Terra”.

Come hai iniziato ad interessarti alla storia antica della Sardegna? Da adulta e dopo aver fisicamente girato il mondo, quelle pietre che trovavo da bambina, hanno esercitato in me un forte richiamo che mi hanno fatto tornare nei luoghi che sentivo miei ed hanno risvegliato in me dei sentimenti profondi per la Sardegna e per la sua Storia. Il richiamo della terra mi ha portato anche in luoghi che più tardi, ho scoperto che hanno avuto un fortissimo legame con la Sardegna e mi sorprende il fatto che tanti Sardi ignorino le meraviglie di cui siamo circondati e non si rendano conto di questa forza che la Sardegna esercita nei suoi figli che pur vivendo lontano, non perdono mai il desiderio di tornare, forse per lo stesso istinto che avevano i nostri antichi avi,  (i) Shardana, che dopo aver trascorso centinaia di anni lontani dalla patria, hanno sentito una forte spinta a tornare nelle antiche terre. Quindi non deve stupire il fatto che io abbia come hobby la ricerca del passato, la raccolta di pietre – di cui è piena la mia casa – e che mi occupi, prevalentemente di archeologia e storia della Sardegna.

In modo concreto, in che modo te ne occupi? Faccio parte e ne sono la presidente, della Associazione “Janas”, nata dopo aver letto i libri su “i Shardana”,  dello scrittore e storico Leonardo Melis, di Laconi. Lo scopo di questa Associazione è quello della diffusione della nostra storia, attraverso incontri, dibattiti, approfondimenti sul campo, ricerca nel territorio, feste, promozione di incontri fra scrittori sardi, linguisti, poeti, così come della diffusione della conoscenza, anche tramite la lettura dei libri: naturalmente c’è uno studio approfondito dietro la preparazione delle conferenze e degli incontri. Il senso è quello di portare a conoscenza di tutti, anche quelle che sono le pecche dell’attualità, che trovino riscontro con l’antico. Per esempio, la toponomastica sarda, deturpata da nomi affibbiati dai romani, che hanno scalzato i nomi pieni di significato, che rendevano riconoscibili luoghi e tradizioni e l’avvento dei cosiddetti fenici, di cui non ne riconosciamo l’esistenza, essendo essi un errore storico, creato dal’ignoranza dei greci in un periodo nel quale essi vivevano ancora il buio culturale, mentre i Sardi costruivano torri, forgiavano il bronzo e tessevano la porpora e il bisso. Essendo provato, documentalmente che non si tratta di popoli “altri”, ma semplicemente degli stessi Sardi, che tornarono a casa dopo lunga assenza. Ultimamente abbiamo affrontato l’argomento su “Il golfo dei fenici”, una iniziativa che si propone di cambiare nome al golfo di Oristano, quasi che di questo nome, dovessimo per una qualche ragione, vergognarci.

Attualmente di cosa vi state occupando? Attualmente ci stiamo interessando sia della “scomparsa” di molta oggettistica rinvenuta negli scavi e finita non si sa bene dove, sia dell’abbandono di  tanti monumenti per i quali dovremmo avere un sacro rispetto. Specificatamente affrontiamo il tema delle statue dei Giganti, promuovendone il ritorno al  luogo delle loro presunte origini: il Sinis! A parer mio, tutta la Sardegna dovrebbe essere dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Niente, come la Sardegna, esiste nel resto del mondo: sono state rilevate molte tracce  che servono a farci capire che i Sardi, non erano dei pastori ignoranti, ma fieri guerrieri e naviganti esperti, capaci di affrontare e sfidare anche gli oceani. Sono state rilevate tracce e disegni sulle rocce, in alcune grotte della nuova Zelanda, che richiamano e fanno pensare ad una “visita” dei Popoli del Mare. Popoli dei quali facevano parte anche gli Shardana. Molta della loro Storia è scritta dagli egiziani, sulle pareti dei monumenti, è persino documentata nel catasto egiziano l’amicizia ed il rispetto che i Faraoni nutrivano per gli Sherden, come venivano da loro chiamati, SRDN=I SARDI, ai quali avevano donato le terre sul Delta del Nilo. Naturalmente non ignoriamo quella che impropriamente, è la parte più conosciuta della Sardegna: i Nuraghe ed i Nuragici. Ma questa è Preistoria, documentata, solo dalla presenza anche se  di migliaia di nuraghi. I Pozzi Sacri, le Domus De Janas, le Tombe dei Giganti, appartengono già ad un altro discorso, ma mai nessun popolo antico, ha parlato o ha scritto di loro. Questo sta a significare che si tratta di qualcosa molto più antica di quanto si sia mai creduto, difficile da catalogare e pertanto, soggetta ad ogni sorta di ipotesi. Noi, invece, non facciamo ipotesi. Parliamo di Storia e de “i Shardana”, se ne parla già nella Bibbia e nella storia egiziana che è piena di riferimenti chiari ed inequivocabili. Non a caso, dati i rapporti strettissimi avuti con l’antico Egitto, sia per questioni commerciali, sia per l’appoggio vicendevole, dato nella conquista del Mediterraneo del quale, in ultima analisi, gli Shardana ne erano i signori e padroni fino all’avvento dell’epoca del ferro.
Purtroppo, noto molta ignoranza e una assurda incredulità nei Sardi, che sono i primi a sminuirne la storia e a non interessarsene, se non superficialmente.

A che cosa attribuisci questa ignoranza dei fatti storici? Ci sono carenze antiche, a cominciare dalle scuole elementari, dove si insegna la storia esclusivamente romana e greca e il riferimento all’Italia, oltre che a Roma è agli Etruschi. I Sardi sono incredibilmente assenti e pensare che c’è una parola, che credo sia pronunciata allo stesso modo in tutto il mondo: Sardina. Si preferisce accompagnare gli alunni a visitare luoghi esotici, Roma, Firenze, Venezia, per’altro spendendo tanti soldi, volutamente scartando le bellezze della nostra terra e continuando ad ignorare spudoratamente la nostra storia,  che viene spesso valutata come qualcosa che non rispecchia la verità. È chiaro, che a queste condizioni, i ragazzi e i giovani, sapranno forse raccontare tutto sul Colosseo o su piazza San Marco, ma continueranno a non sapere nulla sui nostri monumenti e a considerarli come ammassi di pietre inutili, per le quali non capiscono perché ci diamo tanta pena. Si preferisce andare a visitare il museo di Londra o di Berlino e scoprire che sono pieni di “Bronzetti Sardi” e a non avere la curiosità di sapere come e perché ci sono arrivati. Mi meraviglierei se i ragazzi sapessero arrivare da soli al Museo di Cagliari e se siano al corrente che li ne esiste uno. Naturalmente non dipende solo dalla scuola, ma anche i genitori dovrebbero imporsi e pretendere programmi adeguati alla nostra regione, sempre che gli stessi, ne sentano interesse: cosa che purtroppo non è.

Quali eventi hai organizzato ultimamente con la tua associazione? Nel gennaio del 2012, ho preparato e presentato una conferenza di Leonardo Melis, a Cagliari, che ha avuto un buon successo, ma considerando che era organizzata a Cagliari, accessibile con tutti mezzi pubblici e che io avevo provveduto ad una  pubblicità, che potrei definire, asfissiante, avrebbe dovuto avere più successo, ma anche qui, si nota brutalmente il non interesse da parte delle istituzioni. Infatti non ho avuto alcun appoggio né dal Comune, né dalla Provincia o dalla Regione. Non pretendevo affatto appoggio economico, ma solamente una menzione, una presenza che stesse a dimostrare l’interesse e, soprattutto, l’appoggio per una cosa che voleva esaltare la tanto declamata cultura.

Come mai hai voluto organizzare un evento simile? Le ragioni per cui ho voluto buttarmi in un’avventura come quella, una cosa che non avevo mai fatto, era esclusivamente il forte desiderio di stimolare la curiosità verso un tema che sento molto trascurato e che mi addolora. Amo la Sardegna ed i Sardi, visceralmente e questa è la ragione che mi spinge a continuare, con convinzione, a promuovere, stimolare, raccontare, leggere e diffondere conoscenza con tutti i mezzi. Non trascuro il computer, attraverso il quale dico la mia e navigo con enfasi come facevano i mie antichi avi, correggendo ciò che ritengo errato o distorto e portando attenzione a tutte quelle altre fonti, non sempre accademiche, ma che si sono successivamente dimostrate più che attendibili e anche suffragate da documentazioni provenienti da studiosi di tutto il mondo. È questa la nostra disgrazia: mentre all’estero, la Sardegna e i nostri studiosi, godono di stima e di conoscenza, qui c’è il vuoto più assoluto, anzi c’è di peggio: la denigrazione.

Che programmi avete per il futuro? Per il 22 e 23 giugno prossimi, abbiamo organizzato una grande evento: la Terza Festa Shardana; un incontro fra le numerose persone che condividono le nostre idee e fra coloro che non hanno mai sentito parlare di questo nostro Popolo. Vogliamo far conoscere i nostri antichi riti: il salto del fuoco, il comparatico, lo scambio delle erbe, le danze sacre ecc., che vedrà anche la partecipazione di rappresentati di altre nazioni straniere, che hanno relazione con la nostra storia, come i corsi, gli irlandesi, i francesi ecc. Ci sarà anche la premiazione di scrittori sardi che scrivono de “i Shardana”, oltre 
all’esposizione di manufatti artigianali, ottenuti con i metodi antichi: ceramiche, bronzetti e non solo. Questo è più o meno, ciò che l’Associazione e io, ci proponiamo per il futuro, cioè, correggere tutte quelle cose che riteniamo siano delle storture storiche e continuare ad “insegnare” senza superbia chi siamo, magari riuscendo nel progetto di far accogliere nelle scuole, a cominciare dalle elementari, un ciclo di storia della Sardegna. Fin’ora non ci sono riuscita, ma io non demordo perché è troppo importante sapere chi siamo stati e – dunque- chi vorremmo essere . Se vogliamo avere un futuro non possiamo ignorare il passato. Mi propongo anche, per il prossimo autunno, di organizzare e partecipare ad un corso tenuto dal professor Gigi Sanna, sulla “scrittura nuragica”: voglio toccare con mano anche questo aspetto della Sardegna, che è rappresentato dalla scrittura.

Gli antichi Sardi, scrivevano? Certo che scrivevano! Scrivevano, navigavano, commerciavano, costruivano, fondavano città ed erano forti guerrieri. Erano i padroni del Mediterraneo! Tutto questo voglio far capire ai miei corregionali, per stimolare la loro curiosità fino al punto da sentirli affermare, come è successo a me circa diedi anni fa: ma dove ho vissuto fin’ora? Se riuscirò in questo intento, avrò vinto la mia personale scommessa perché sono del parere che i Sardi, abbiano bisogno solo di essere stimolati, ed io lo farò.

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