A CENT'ANNI DA "CANNE AL VENTO", LA MOSTRA A CONCOREZZO SU GRAZIA DELEDDA ORGANIZZATA DAL CIRCOLO "SARDEGNA" DI MONZA


di Salvatore Carta

“Adoro l’arte e il mio ideale è di sollevare in alto il nome del mio paese, così mal conosciuto e denigrato al di là dei nostri malinconici mari, ne le terre civili. E lavoro, lavoro tanto, come un uomo, per la mia Idea, e riuscirò, benché sia una piccola personcina pallida ed umile, che ha però lo spirito grande e ardente come gli oscuri occhi andalusi”, aveva scritto Grazia Deledda in una lettera datata Nuoro, ottobre 1891, al critico Luigi Falchi. E proprio con questo spirito ideale il circolo culturale Sardegna di Concorezzo-Vimercate-Monza ha voluto dedicare alla scrittrice una mostra d’arte con le opere di Bertuccio Nazzareno e con l’ultima opera di Gian Pietro Bernardini, che ben riproducono con paesaggi, cavalli, laghetti, scene agricole e campestri, pastori, capanne-pinnette, campi fioriti e lavori agro-pastorali molte cose citate nel libro “Canne al vento”, l’opera di Grazia Deledda scritta nel 1913 con cui vinse il premio Nobel per la Letteratura nel 1926.
La mostra, inaugurata dall’assessore alla Cultura e vicesindaco di Concorezzo Mauro Capitanio, assieme all’assessore alla Sanità Piergiorgio Bormioli, alla presenza di un numeroso pubblico, dei pittori Nazzareno e Bernardini, ha avuto un lusinghiero successo.  Salvatore Carta, presidente del circoli, ha illustrato i motivi di questa decima manifestazione per celebrare i cento anni di “Canne al vento”, realizzata non solo per far conoscere in Brianza la figura e le opere della scrittrice sarda, ma anche per sollecitare la nuova commissione Cultura della Camera e i parlamentari sardi e lombardi a operare per realizzare la risoluzione N. 7–01066 del 12 dicembre 2012, che impegna il governo a individuare iniziative per far conoscere su scala nazionale e per far studiare nelle scuole di tutti gli ordini e di tutti gradi la figura e la straordinaria opera di Grazia Deledda. Il pittore Bertuccio Nazzareno, che da 4 anni frequenta con passione la scuola milanese di Brera, ha illustrato con molta chiarezza il significato della luce e del colore nell’arte, che con la tecnica delle ombreggiature e del chiaro-scuro, a seconda di dove proviene la luce, può dare a un’opera una dimensione quasi tridimensionale, come se la si vedesse dal vivo.  Molto ammirate anche le foto di Galtellì, con raffigurati i luoghi di “Canne al vento”, la casa delle sorelle Pintor, il famoso pozzo, la chiesa di Don Pedru, la lavorazione del pane carasau, il castello e i paesaggi delle campagne.

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