FAR CONOSCERE LA THALASSEMIA: LE VICISSITUDINI DI ANNA MARIA SECHI, EMIGRATA DA BAMBINA IN BELGIO. LA VITA NELLE MINIERE, L'IMPEGNO NEI CIRCOLI E LA MALATTIA NEL DESTINO

Anna Maria Sechi

di Valentina Usala

Anna Maria Sechi. Classe 1941. Donna. Sarda. Emigrata. Lascia la Sardegna a 12 anni, varcando il mare e le Alpi con i genitori, giungendo alla meta: la Vallonia e le sue miniere, in Belgio. «La vita in quegli anni non è stata facile, siamo stati spinti ad abitare nelle case più decadenti che ci fossero, ho avuto una pessima infanzia e una misera adolescenza. Questo primo periodo della mia vita ha lasciato il segno». Mi racconta. Sposata a 16 anni, madre di tre figlie: la prima deceduta alla nascita, la terza affetta dalla thalassemia major muore all’età di 21 anni. «Sia mio padre che mio marito lavoravano nelle miniere di carbone belghe. La vita del minatore è stata squallida e molto difficoltosa; i belgi si rifiutavano di affittare loro le case, perciò tanti di noi hanno vagato da un ghetto all’altro». Racconti duri. È realtà, è la storia di un popolo, dalla quale si dovrebbe attingere il significato della parola emigrare. Subentra poi la necessità di sentirsi sardi. Nel 1961 si trasferisce a Bruxelles e nel 1970 diventa segretaria della federazione dei circoli del Belgio. Nel frattempo, viene eletta presidente del Coasit di Bruxelles e consultore dell’assemblea degli emigrati sardi. Per diversi anni è membro del consiglio che rappresentava gli stranieri del comune di Uccle, una borgata di Bruxelles. Nel 1994 si trasferisce a Charleroi e posto che vai, Sardegna che incontri: nel 1999 è eletta presidente del circolo della medesima città, che lascia dopo sette anni a causa di incomprensioni di stampo maschilista. Anna Maria, dopo il trascorso vissuto in prima persona, si occupa dell’associazione da lei fondata, a favore dei talassemici. “In Belgio nel ‘64  della thalassemia si conosceva poco e niente,  creare l’associazione è stato di grande utilità.  Ufficialmente fondata nell’ 81, ci ha permesso  di ottenere i rimborsi mutualistici e il riconoscimento  della malattia; oggi in questo paese la thalassemia  è curata alla pari dei migliori centri italiani con cui abbiamo aperto i contatti, quali quelli di Roma e Cagliari,  le nostre relazioni sono state ottime,  il nostro comitato scientifico ha potuto approfondire le conoscenze sulla patologia.  Abbiamo diffuso l’informazione preventiva facendo  delle riunioni nelle varie associazioni e circoli dell’immigrazione sia italiana o nelle altre comunità  presenti nel territorio. Oggi di questa malattia se ne parla nelle scuole, quindi non è più una malattia fantasma.  Abbiamo potuto realizzare due colloqui internazionali di grande spicco scientifico, al quale ha partecipato l’elite di quei tempi: il primo si è svolto nell’ 86 e il secondo nel 2006.” Grazie al suo operato, non è più una malattia sconosciuta, perché prima dell’immigrazione italiana, la talassemia, in Belgio non esisteva. “Ricordo i medici per tutto e per niente ci ricordavano questo è legato alle vostre origini sarde. Ho odiato quella frase, quante cose son dovute alle mie origini di donna sarda emigrata da bambina, trascinata nelle vie del carbone delle miniere belghe.” Lei ama scrivere e una storia vera, la sua, c’è. Ma ancora nel cassetto, il suo. Il racconto di sardi decimati nell’Isola e del suo vissuto.

5 risposte a “FAR CONOSCERE LA THALASSEMIA: LE VICISSITUDINI DI ANNA MARIA SECHI, EMIGRATA DA BAMBINA IN BELGIO. LA VITA NELLE MINIERE, L'IMPEGNO NEI CIRCOLI E LA MALATTIA NEL DESTINO”

  1. Sono stato in Belgio per tanti anni, o lavorato anche io per la comunità Sarda per tanti anni, ho avuto l’onore di conoscere AnnaMariaSechi.Una donna straordinaria meravigliosa che a dedicato e dedica ancora da oltre 35 anni la sua vita per la comunità Italiana e in particolare per i Sardi aiutando e informando coloro che ne hanno bisogno. Sicuramente la donna Sarda in Belgio che merita un riconoscimento per quello che ha fatto e sta facendo.

  2. Brava Anna Maria, sei una donna coraggiosa e intelligente! Hai saputo superare le tue difficoltà e mettere la tua, seppur triste esperienza, al servizio e al bene degli altri. Complimenti!

  3. Alcuni tratti del suo racconto mi sono tornati in mente .. stesse cose raccontate dai miei zii emigrati in Belgio -Olanda. Un mio zio ha lavorato tanto per i sardi e per gli immigrati in genere tanto da arrivare ad essere davvero conosciuto, si chiamava Sebastiano Cocco. Pensate che quando veniva qui in Sardegna per le ferie, si portava delle pratiche di lavoro, di emigrati tornati a vivere nell’isola, per avvantaggiarli e far ottenere il loro dovuto in più breve tempo. Metà vacanze in giro per vari paesi .. e, a volte, credetemi perché lo accompagnavo, neppure fatto entrare in casa o detto grazie. . Le umiliazioni e le sofferenze segnano la vita delle persone ma chi ha il carattere forte riesce ad emergere comunque e far tesoro del proprio passato. I miei complimenti a Lei, Anna Maria Sechi.

  4. grazie per i vostri complimenti, sappiamo che quando ci ritroviamo lontano dalle nostre coste sarde ci mancano tante cose, sappiamo che in terra straniera non possiamo avere delle pretese, nelle avversità della vita dobbiamo impegnarci a far si che le cose migliorino, non possiamo restare a guardare, pur restando nei nostri limiti di quel po che riusciamo a fare qualcosa di utile rimane sempre, ed è già tanto, cordiali saluti, anna maria

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