I TENORES AMERICANI SBARCANO IN SARDEGNA: IL PRIMO ENSAMBLE DELL'ANTICA POLIFONIA ISOLANA COMPOSTO DA CANTANTI STATUNITENSI


di Paolo Curreli *

L’avventura del tenore statunitense arriva a un’importante meta: il primo viaggio e le prime esibizioni in Sardegna. Conclusa, con successo, la raccolta fondi via web e col contributo del comune di Bitti e del comitato della festa dell’Annunziata, i tenores americani sbarcheranno nell’isola. La loro storia comincia nel 2004 a Williamstown nel Massachusetts. Douglas Paisley è interessato alla musica tradizionale e dirige un coro di canti della Georgia caucasuca. Con lui il suo grande amico Carl Linich, la musica folk e la polifonia antica sono la loro passione. Ma hanno un sogno, hanno sentito un modo di cantare davvero nuovo e diverso, e se ne sono innamorati. «Era come un canto da un altro pianeta- dice Carl – un oceano di suoni, senza inizio e fine, senza una melodia superiore o inferiore». Viene da un isola lontana che scoprono per la prima volta. È il canto a tenore della Sardegna. Conoscono intanto altri due appassionati di canto tradizionale, Avery Book e Gideon Crevoshay, con cui sperimentano con molta difficoltà la possibilità di eseguire quelle voci. Fino a una grande scoperta. «La nostra stele di Rosetta del canto a tenore – racconta Carl – è stato un video su youtube con un intervista del coro Mialinu Pira di Bitti ». In quella intervista i virtuosi barbaricini spiegano le varie voci di cui il canto è composto. Un’illuminazione, da lì al sito web del gruppo fino allo studio del primo pezzo “A sa campagna”. La passione è tanta e fa vincere la sfida più grande, le ore di macchina che dividono i quattro amici. Ma nessuno ostacolo è insormontabile se si continua a cantare. Ben presto le voci maturano, la tecnica migliora il loro repertorio si arricchisce di altri brani. È nato il primo ensamble di canto a tenore americano, si chiama “Tenores de Aterùe”, il tenores di altri luoghi, ed è nato oltreoceano, dalla nazione che ha rivoluzionato il mondo della musica mondiale. Carl Linich racconta questa passione..

Come ha scoperto il canto a tenore? «Ho scoperto i tenores tramite il disco dei Tenores di Bitti pubblicato da Realworld».

Avete ricevuto reazioni dalla Sardegna? «Tantissime e la gran parte erano molto positive ed incoraggianti. Moltissimi gruppi e cantanti ci hanno aiutato con i testi e dandoci consigli sulle performances. Speriamo di incontrarli quando arriveremo in Sardegna. I nostri video su youtube hanno fatto quasi 27mila contatti».

I ruoli dell’ensamble sono quelli classici? «Sì abbiamo tutti un ruolo vocale preciso: Doug è la “voche”, Gideon la “mesu voche”, Avery il “bassu”, e io sono la “contra”. Abbiamo tutti esperienza in diversi tipi di canto e ci conosciamo bene avendo collaborato in altri gruppi di canto tradizionale».

Siete mai stati in Sardegna prima, capite almeno un po’ il sardo? «Questo è il nostro primo viaggio nell’isola. E’ una prospettiva eccitante per noi. Non capiamo assolutamente il sardo e sembra piuttosto difficile da imparare, a meno che non si viva una full immersion. Comunque speriamo di impararne un po’, diamo un grande valore al linguaggio».

Vi siete esibiti già in pubblico con che spirito affronterete il pubblico sardo? «Non collaboriamo da molto tempo, e viviamo piuttosto lontani l’uno dall’altro, così non abbiamo fatto molti concerti. Tutti i nostri concerti sono stati negli Usa, eccetto un unica data a dicembre 2012 a Montreal. Quest’ultimo è stato eccezionale perché ci siamo esibiti davanti alla comunità sarda del posto e la loro risposta è stata incredibile. L’ultima nostra esibizione è del 21 aprile nella basilica di Hudson, New York. Ci aspettiamo di cantare e ci proveremo al meglio, anche se non è il nostro primo obbiettivo. Ci sentiamo principianti, e preferiremmo davvero ascoltare e imparare dai grandi cantanti che incontreremo».

Il canto a tenore è stato riconosciuto dall’Unesco come bene immateriale e dell’umanità, ma in passato è stato considerato troppo arcaico se non proprio sgradevole, cosa ne pensa? «E’ una novità per me che qualcuno possa considerare spiacevole il canto a tenore. Siamo d’accordo con l’Unesco, questa meravigliosa e unica arte dovrebbe essere protetta e supportata. Siamo anche molto felici di vedere così tanti giovani attivi nella tradizione del canto. E’ uno dei tesori della cultura sarda e non c’è niente di simile in tutto il mondo».

La moderna globalizzazione mette le culture locali in pericolo, pensa che il vostro lavoro sia un modo per proteggerle? «Sì e posso parlare con cognizione di causa, sono stato uno studente e performer di musica tradizionale Georgiana (un tempo nell’URSS) per più di 20 anni. Anche la Georgia possiede un’eredità musicale unica, ed è qualcosa che molti giovani Georgiani possono considerare noiosa, o “da vecchi”. I giovani europei guardano sempre a occidente, così quando i giovani Georgiani vedono americani che si dedicano al canto tradizionale georgiano questo manda loro un messaggio molto forte. Si accorgono che la loro cultura è davvero meravigliosa. La mia speranza è che la nostra attività abbia un impatto simile sui sardi, specialmente giovani. Vogliamo incoraggiare la cura e l’amore per la loro ricca eredità di folklore, e spingerli a fare quello che possono per favorirne la conservazione. Se riusciremo ad avere l’attenzione di anche un solo giovane sardo, ed accendere in lui il desiderio di cantare la sua musica, lo considereremo un successo».

* Nuova Sardegna

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