PIETRO PORCELLA, L'EMIGRATO SARDO PIU' LONTANO AL MONDO A MAKAWAO, NELL'ISOLA DI MAUI TRA I COWBOY

la passione per il windsurf di Pietro Porcella

di Giulia Clarkson *

Pietro Porcella, radiocronista ai tempi del Brill basket, windsurfista della prim’ora e oggi padre di due grandi del surf e kitesurf mondiale, Francisco e Niccolò, coltiva la stessa energia cinetica del vento sul mare e si tiene sempre sul filo dell’onda – sua o altrui.Nel senso che, passata la passione per la tavola e per lo sport estremo ai figli, lo si incontra spesso alle manifestazioni internazionali  in cui ci sono di mezzo vele o tavole da surf. Alle Hawaii, dove vive con Kirsten, la moglie newyorchese che ha portato la ginnastica aerobica in Sardegna, e i quattro figli (oltre ai due ragazzi, Giulia e Gaia Capitana), insegna nella scuola pubblica come supplente grazie a un diploma ISEF, ma la sua attività principale rimane quella di speaker free-lance, organizzatore e opinionista sportivo. Le sue dirette al microfono in World Cup risuonano in mezzo mondo, dalle Fiji alla Repubblica Dominicana, al Sud Africa. Ma la sua vitalità creativa si esprime al meglio nell’organizzazione di eventi di sport e turismo ambientale, come nel caso dei nostrani Chia Classic e Cagliari Grand Prix. “Voglio restituire qualcosa alla mia isola, che mi ha formato con una cultura e un valore morale raro e prezioso. Credo fermamente nel turismo ambientale. Al Chia Classic – racconta il sempre abbronzato Porcella – porto alcune star internazionali a competere nel nostro mare in windsurf, surf, kitesurf e stand up paddling. Propongo anche una parte amatoriale per gruppi di età, dai Pippius fino ai 12 anni, ai Picioccus fino ai 18, per finire coi Master (Antigusu) oltre i 40 anni e i grand Masters (Beccius) oltre i 55 anni. Per loro individuo percorsi-natura con partenze e ritorno in spiaggia e free-clinics coi campioni. Al Cagliari Grand Prix invece unisco Sant’Elia al Poetto via mare e via terra, anche a piedi e in mountain bike, tracciando sempre nuovi percorsi che permettano la scoperta di nuovi angoli bellissimi sulla Sella del Diavolo, a Calamosca e nella stessa Sant’Elia”. Chi lo conosce – chiunque frequenti gli sport velici a Cagliari – lo sa: i programmi firmati Pietro Porcella non si limitano alle manifestazioni sportive, ma danno il meglio nell’allegra esuberanza difficilmente riscontrabile altrove, vitalissima coda di un sempreverde edonismo stile anni ’80, a terra come in mare. Ha girato il mondo quasi non stop per 35 anni, ha il doppio passaporto ma: “se prima di morire la Sardegna diventa una nazione a se stante, ci fuliu tottu e mantengo solo il passaporto sardo”. A New York, San Francisco, Parigi, Cape Town, Milano, Roma e in una dozzina di isole nel mondo si sente come a casa, conosce le strade, i luoghi, la lingua, le persone, eppure: “la vera America è qui, in Sardegna. La nostra maniera di intendere la vita, la famiglia, gli amici lì non esiste. Sei sempre in guerra. Innoi si spassiausu mera de prusu. Amo stare a Capitana, ho un terreno che guarda la città, tra enormi massi di granito ed ulivi secolari. Mi rigenero, respiro profondo mentre lavoro come giardiniere tra uno scritto e l’altro”. È qui che si immagina, dopo i 60 anni, una volta staccata la spina dal lavoro, intento a realizzare Su teatrinu de Pietrinu: “un piccolo anfiteatro in granito che guarda il mare e un piccolo gruppo teatrale di amici che racconta in forma tragicomica le nostre nefandezze e le nostre spiritosaggini in limba sardo-americana.”

* Sardinia Post

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