LASCIARE LA SARDEGNA A 18 ANNI PER GIUNGERE A MONTREAL IN CANADA: IL CORAGGIO E LA DETERMINAZIONE DI SAMUELE ACCA PER INSEGUIRE IL SOGNO AMERICANO

Samuele Acca è originario di Fertilia

di Massimiliano Perlato

Dal momento in cui presi l’aereo per Montreal, per emigrare in maniera definitiva, una luce, un fuoco, una passione si accese in me. Fu come se stessi lasciando una parte del mio cuore, li, in quell’isola che pur condividendo da diciotto anni non ero mai riuscito a comprendere e apprezzare a fondo. Dal momento del decollo all’aeroporto di Alghero iniziai dunque a percepire la Sardegna  come un qualcosa di unico … di magico. Non ho conosciuto alcun sentimento di paura, forte della sicurezza e della testardaggine che mi caratterizzano e dal fatto che una persona speciale fosse e sarebbe stata sempre li affianco a me per far in modo che tutto sia perfetto.

Sono le prime parole di Samuele Acca, nato a Sassari nel 1991 che a soli 18 anni ha ghermito la risoluzione della vita, dislocandosi dall’altra parte del mondo: in Canada. Samuele, è un ragazzo curioso, cortese e di compagnia ma con una determinazione forse fonte della propria incoscienza post adolescenziale, che non ha eguali nei giovani della sua età vista soprattutto la fermezza con cui ha deciso di lasciare in Sardegna affetti e familiari.

Il distacco con la Sardegna è stato un qualcosa di forte e soprattutto d’inaspettato. Prima della mia partenza, apprezzavo la mia terra, ma non in maniera completa, vale a dire che m’interessavo soltanto alle estati e alle belle spiagge.

E ora Samuele, come vedi la tua isola così lontana?

Potrei parlarti della mia terra che amo per ore e ore ma cercherò di farla breve. Vedo la Sardegna come un paradiso incontaminato. Penso che sardi e Sardegna siano tutt’uno. Credo dunque, nell’esistenza di un equilibrio perfetto tra abitanti e terra che rende la realtà isolana pura poesia. Amo la Sardegna segreta e selvaggia. Per quanto riguarda l’altro piatto della bilancia, c è solo una cosa che non mi piace: mal sopporto che non ci siano possibilità per i giovani di crearsi un futuro. Trovo ancora più triste, il fatto che quest’ultimi vengano messi davanti ad una scelta difficilissima. I giovani sardi devono, infatti, optare tra il lasciare la Sardegna e vivere in un paradiso, ma in maniera incerta e limitata. Oppure partire lontano, alla ricerca di stabilità. Questo discorso vale pero per tutti gli italiani, a parte il fatto che non tutti possono dire di poter scegliere di lasciare un giardino di delizie quale è la nostra terra.

E questo è successo anche a te? Hai inseguito il famoso “sogno americano”?

Tutto quello che posso dire, dalla poca esperienza che ho accumulato in questi tre anni in Canada,  è che il sogno americano esiste, ma solo per coloro che sono disposti a mettercela tutta e ad andare fino in fondo. Penso pero che i sardi, come d’altronde tutti gli italiani, abbiano delle capacità innate per quanto riguarda l’adattamento: non importa quale sia la situazione che gli si pone innanzi. L’accoglienza e l’adattamento in Canada non sono stati un qualcosa di difficile, soprattutto grazie alla mentalità aperta che caratterizza i canadesi e alla simpatia che nutrono per gli italiani.

Samuele tra una pausa e l’altra dell’intervista, racconta della sua adolescenza trascorsa in Sardegna,  vissuta a Fertilia a due passi da Alghero..

La scelta dei miei genitori di vivere a Fertilia fu influenzata dal lavoro di mio padre originario di Sedini, che da maresciallo dell’aeronautica fu trasferito all’aeroporto militare che dista 5 km dal borgo.

E poi racconta del suo peregrinare sino alla vicina Sassari, città natale della mamma, tra scuola, amicizie e famiglia.

Ho un grande affiatamento con i miei genitori. Il legame che ci unisce fa in modo che io veda la mia famiglia come la migliore al mondo. 

I tuoi studi in Sardegna?

L’istruzione è un tasto che non mi piace toccare, perché con gli anni, sono arrivato a classificare i miei studi e il mio percorso accademico in Italia come inutile e improduttivo. Attenzione pero, perché non mi riferisco al contenuto di ciò che ho appreso, ma piuttosto al metodo d’insegnamento e alla voglia di cambiamento che la scuola italiana ha acceso in me. Per quanto riguarda il percorso professionale, avendo lasciato la Sardegna a diciotto anni e avendo sempre praticato il calcio ad alti livelli, non ho mai avuto l’opportunità di entrare in contatto con il mondo del lavoro. Più che la voglia di riscatto direi che è stato prima di tutto l’amore a indirizzarmi verso il Canada e soprattutto la voglia di avere delle opportunità concrete per la costruzione di un futuro solido.

Che futuro vedi in Canada?

Per quanto riguarda il mio domani, mi è stata offerta una borsa di studio all’Università di Moncton (New Brunswick), dove farò parte della squadra di calcio delle Aigles Bleues. M’iscriverò al programma di Comunicazione e Politica. Per quanto riguarda le prospettive dopo l’università, il Canada offre il vantaggio di premiare chi veramente ha la volontà di riuscire nella vita e spero che questo valga anche per me. Il sogno sarebbe quello di lavorare nella diplomazia, e perché no, magari nell’Ambasciata italiana in Canada.

E la comunità sarda in Canada? Ti sei avvicinato al circolo sardo di Montreal?

L’incontro con i Sardi è avvenuto completamente in modo inaspettato. Ero ad Alghero e mi apprestavo a prendere il volo per Roma per rientrare a Montreal. Quando a un certo punto sentii un nucleo di persone parlare con un accento canadese. Puoi immaginare che sul momento la mia testa era condensata su altre cose per concentrarmi su tre individui con un accento familiare. Quindi lasciai perdere le relazioni sociali e m’imbarcai come se niente fosse. In seguito, una volta arrivato a Roma mi misi in fila per il check in per il Canada, quando a un tratto vidi la stessa famiglia che trovai ad Alghero facendo la stessa coda per prendere il mio stesso aereo (quando si dice che il mondo è piccolo). La signora sorrise e si avvicino parlandomi in italiano. Discorrendo scoprii che era la tesoriera dell’Associazione Sarda in Canada. Da quel momento inizio un’amicizia e una simpatia reciproca anche con personaggi come Mario Alberto Delogu e Salvatore Peraltra con la quale condivido la lontananza dalla Madre Terra. Ed è proprio grazie alla signora Maria Giovanna Filia e ad Alberto che ho ritrovato interesse nello scrivere. Questi ultimi mi influenzano cosi tanto che sono arrivato al punto d’iscrivermi all’università. Quest’estate finirò il college, dopo due bellissimi anni che mi hanno aiutato in maniera impressionante nella crescita, sia come persona, che come studente e che hanno anche alimentato e nutrito la mia curiosità come mai  mi era successo.

9 risposte a “LASCIARE LA SARDEGNA A 18 ANNI PER GIUNGERE A MONTREAL IN CANADA: IL CORAGGIO E LA DETERMINAZIONE DI SAMUELE ACCA PER INSEGUIRE IL SOGNO AMERICANO”

  1. bella bomber!! eppure c’è qualcosa che non mi convince in quell’articolo..”avendo sempre praticato il calcio ad alti livelli” 😉

  2. Nino quella voglia ce la dovrebbero avere tutti i giovani dopo essersi resi conto che l’Italia non è più in grado di garantire un futuro stabile!

  3. Per adesso bisogna pensare a conquistar quel pezzo di carta chiamato Laurea:) poi per il lavoro hai ragione…si va per il mondo..in cerca di fortuna!

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