DAL PROGETTO ERASMUS DI DIECI ANNI FA ALLA NUOVA REALTA' INGLESE: ELISA BURRAI NUORESE A LEEDS PER IL TURISMO RESPONSABILE

la nuorese Elisa Burrai vive a Leeds

di Giovanni Runchina *

Galeotto fu l’Erasmus: «Tra il 2002 e il 2003 ho trascorso un anno alla Univeristy of Manchester», decisivo per farla innamorare di una terra che a distanza di anni è diventata la sua seconda patria: «Dopo la laurea sono tornata a Manchester nel mese di novembre per migliorare l’inglese, sono in Inghilterra da 8 anni seppur non consecutivi».

 Elisa Burrai, 32 anni, nuorese, maturità al liceo classico cittadino nel 1999 e laurea in Lingue e Letterature Straniere a Pisa nel 2004, insegna turismo responsabile alla Leeds Metropolitan University. Non solo denaro ed economia che girano ma cultura e conoscenza reciproche in grado di creare un legame costante tra le persone.

Il suo è un caso, l’ennesimo, di eccellenza sbocciata all’estero dopo gli studi nel nostro Paese e una breve quanto proficua parentesi pure in Sardegna. «Sono stata tre anni a Manchester dove ho lavorato nel dipartimento italiano di due multinazionali poi ho deciso di proseguire gli studi e tornare in Sardegna. Ho frequentato il Master Internazionale sulla gestione turistica a Nuoro, la mia città natale, fino a dicembre 2007. Nel 2008 – racconta la docente nuorese- son stata all’Isola d’Elba in un piccolo tour operator fino a settembre. Durante quei mesi ho presentato la domanda per ricevere la borsa di studio Master and Back, offerta della Regione Sardegna, e ad ottobre del 2008 mi sono trasferita a Leeds perché il mio progetto di ricerca è stato accettato nel dipartimento internazionale di turismo responsabile della Leeds Metropolitan University».

Il resto è storia recente: Elisa Burrai ha finito il dottorato un mese fa e per sviluppare la sua tesi è stata sei mesi a Cusco, in Perù. Ora insegna turismo responsabile agli studenti che frequentano i primi tre anni del corso di Gestione del Turismo Internazionale nell’ateneo di Leeds.

Una disciplina che lei riassume così: «Per turismo responsabile intendo qualsiasi forma di turismo che, attraverso le scelte di viaggiatori e di residenti, contribuisca al benessere e allo sviluppo di una destinazione limitando gli impatti negativi. Rientrano in tutto ciò concetti quali il rispetto per i luoghi visitati e per le comunità ospitanti, lo scambio culturale, lo sviluppo delle destinazioni che ti ricevono; così facendo si migliorano i contatti e si fa di questa esperienza uno strumento per la riconciliazione fra paesi. Il turismo responsabile dovrebbe minimizzare gli impatti negativi e massimizzare quelli positivi legati soprattutto alla sostenibilità ambientale, economica e socio-culturale».

Approccio tutt’altro che teorico e che potrebbe essere applicato nella nostra isola, con grandi vantaggi. «Certamente in Sardegna il turismo potrebbe e dovrebbe essere gestito meglio – argomenta Elisa – soprattutto in termini di differenziazione del prodotto. Si potrebbe dare spazio alla creazione e allo sviluppo di nuove forme che ne esaltino la storia, la cultura, le tradizioni e l’aspetto paesaggistico. Ma per favorire questo processo è indispensabile maggiore collaborazione tra settore pubblico e privato con una spiccata attenzione per le zone interne che, spesso, non sono tenute in considerazione. Anche da noi il coinvolgimento delle comunità ospitanti nella gestione e nello sviluppo dei flussi porterebbe sia vantaggi economici, soprattutto per zone che normalmente non beneficiano del flusso, sia socio-culturali con una maggiore presa di coscienza delle tradizioni locali».

Economia di qualità, fatta non solo di numeri, e finalmente libera dalla preoccupazione totalizzante del Pil che tutto consuma, perché attenta a valutare il benessere di luoghi e persone. E che, se decollasse alle nostre latitudini, permetterebbe a Elisa Burrai di coronare il suo sogno: «Ho nostalgia dell’isola, mi mancano un sacco di cose dai profumi all’ospitalità, al calore delle persone ma pure la lingua e il cibo. Sicuramente raccontarla mi fa sentire più vicina anche se torno a casa, a Nuoro, almeno tre volte l’anno; lì ho la famiglia e gli amici. In Inghilterra sto bene ma la Sardegna è la mia terra, i miei ricordi, la mia cultura, i miei affetti quindi credo che non mi abituerò mai all’idea di star lontana. Tuttavia – conclude- mi piacerebbe poter tornare un giorno e poter mettere a disposizione le mie competenze».

* Sardinia Posti

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