"VI RACCONTO LA MIA TUNISIA": MANUELA DEIANA, UNA VITA CON LO ZAINO PRONTO

Manuela Deiana

di Giovanni Runchina *

Una vita con lo zaino pronto: metà detective e metà Indiana Jones, con la passione per le persone e per le loro storie. L’ultima scoperta di Manuela Deiana è la Tunisia. Da novembre lavora all’istituto superiore di lingue dell’università di Gabès ma vive a Tunisi. Trentatré anni, cagliaritana, laureata in Scienze Politiche all’università di Cagliari nel 2004 col massimo dei voti con una tesi sulla guerra di liberazione in Algeria, ha il viaggio nel dna; che deve a due cose: la famiglia e la formazione scout. Il primo mezzo per conquistare il mondo è stata la Fiat 500 dei genitori: « Papà e mamma ricordano spesso di quando loro, appena ventenni, e mio fratello ed io piccolissimi, andavamo con la nostra vecchia macchina carica all’inverosimile verso Elini, dove papà ha lavorato un periodo, o verso Sadali, dove vivevano i bisnonni. Crescendo, sono iniziati i viaggi in camper e le uscite nei campi estivi con il gruppo scout o le varie associazioni di volontariato». Il resto lo ha fatto grazie alla bravura e alla curiosità. Due caratteristiche che le hanno permesso di accumulare esperienze incredibili e un curriculum invidiabile, tuttavia non sufficiente a permetterle di lavorare nell’università italiana, incredibilmente incline a farsi sfuggire molti tra i suoi migliori talenti. Come conferma la diretta interessata: «Mi amareggia che il mio titolo di dottorato sia stato valorizzato finalmente solo qui in Tunisia». In Italia, la ricercatrice ha vinto il dottorato in Storia e Istituzioni dell’Africa ma senza borsa di studio. Da qui la necessità di dividersi tra due tipi di ricerca: a fini scientifici e di una mansione retribuita per poter vivere. Per questo Manuela Deiana si è «giostrata» per sua stessa definizione tra molti lavori diversi, tra i quali uno stage al Parlamento Europeo nei ranghi del Partito Socialista. Con la sua casa mobile, da caricarsi alla bisogna sulle spalle, ha visto tante realtà: Colombia (Servizio Civile), Galles (grazie all’Erasmus), Marocco (per la tesi di dottorato consultando documenti d’archivio), Algeria e ora Tunisia. Si è immersa nella storia di questi paesi e, soprattutto, nelle storie delle centinaia di persone che ha incontrato. Mettendoci dentro un bel po’ di sensibilità sarda: « Ho deciso di specializzarmi nella raccolta e nell’utilizzo delle fonti orali. Ascolto i testimoni oculari o diretti degli avvenimenti che studio, non solo per ottenere informazioni aggiuntive ma, anche, per capire i meccanismi di trasmissione della memoria, la selezione che essa opera naturalmente e la sua conservazione. Questa è diventata la mia metodologia di ricerca e da anni – sottolinea Manuela – lavoro con specialisti di storia orale di vari paesi, tanto maghrebini quanto europei». Con la Tunisia è stato amore a prima vista; da marzo a luglio 2012 Manuela Deiana è stata visiting researcher nell’università della Manouba, in un’unità di storia orale: «Mi si è aperto un mondo molto stimolante fatto di continui aggiornamenti e confronti con colleghi di lunga esperienza e disponibili a condividere il loro sapere con me – racconta entusiasta – in un ambiente accademico vivace e ricco». Per restare nel paese africano in pianta stabile ha dovuto ingegnarsi perché la borsa di ricerca era esigua; prima ha insegnato italiano in una summer school poi, grazie al curriculum, all’Istituto superiore di lingue dell’Università di Gabès (I.S.L.G.) dove lavora tuttora. Un’esperienza intensissima: «Vivo a Tunisi e vado a Gabès affrontando un viaggio in treno di sei ore, qui tengo le lezioni concentrate in due giorni. L’ambiente di lavoro è molto giovane e dinamico e questo sopperisce alla sfida di insegnare in una realtà di progressivo impoverimento culturale, dove mancano molti stimoli e dove le derive islamiste fanno una certa presa soprattutto sui giovani. In classe, ad esempio, mi ritrovo spesso a fare il conto di quante ragazze portino il velo (la stragrande maggioranza) e a chiedere quali siano i loro progetti per il futuro». Il confronto continuo permette a Manuela di concentrarsi sugli studi che riguardano la condizione della donna e ai suoi diritti: «Marocco e Tunisia, pur essendo paesi della stessa aera culturale sono sostanzialmente differenti sotto questo profilo; inoltre – spiega – vivere in un paese che ha sperimentato una rivoluzione e vive una transizione democratica incompiuta è sempre molto eccitante». La Sardegna se la porta sempre appresso: «Sono abituata a viaggiare e, anche qui, ho conosciuto alcuni conterranei impegnati nell’agricoltura e nell’edilizia. Nel mio posto di lavoro sono l’unica. Tuttavia ci sono anche molti punti di contatto tra la Sardegna e la Tunisia: dal passato comune di invasioni e di scambi, al patrimonio culinario perché qui si usano molto l’olio e la mandorla, soprattutto nei dolci». Non cedere a un briciolo di nostalgia, tuttavia, è impossibile pure per lei: «Mi manca passeggiare liberamente e anche sola per le vie di Castello, o affacciarmi dal Bastione di San Remy Lo dico anche perché in Tunisia, ma lo stesso valeva quando vivevo in Marocco, non è semplice per una donna spostarsi da sola, specialmente di notte. Gli uomini – conclude – si sentono sempre in dovere di accompagnarti, che tu lo voglia o no».

* Sardinia Post

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