IO BALLO IL BALLU TUNDU: INCONTRO CON JOANA TEVEZ, PRESIDENTE DEL CIRCOLO SARDO DI ROSARIO IN ARGENTINA. I VALORI E LE TRADIZIONE ISOLANE TRASMESSE DAGLI ANTENATI DI POZZOMAGGIORE

nella foto Joana Tevez

di Antonio Mannu

 

«Il ramo sardo della mia famiglia è arrivato in Argentina intorno al 1935. In quegli anni, in Europa e in Italia, c’erano avvisaglie di una nuova guerra e credo che i miei siano andati via proprio per quello». Joana Tevez è nata a Rosario il 23 novembre 1984. A partire per primo da Pozzomaggiore, “destinu Argentina”, fu Salvatore Fara, il bisnonno materno. Dopo poco tempo lo seguirono la bisnonna Francesca con le sue due figlie, Anna, nonna di Joana, di soli 11 mesi, e la sorella Grazia. «Mia bisnonna mi ha raccontato di questo viaggio in nave che non finiva più, perché lei stava sempre male per il mare. Non riusciva a stare dietro a zia Grazia, che era molto vivace e stava invece benissimo: scorrazzava dappertutto per la nave. Una volta, mentre giocava a nascondino, si era nascosta ed era sparita a lungo. Mia bisnonna era disperata, perché non riuscivano a scovarla. Temevano fosse caduta in mare, guardavano dappertutto ma non si trovava. Poi alla fine, quando avevano scoperto dov’era, l’avevano sgridata forte».

Joana ha lavorato per qualche tempo da “Libertina”, un negozio di abbigliamento femminile ospitato in un centro commerciale di Rosario. Precedentemente ha lavorato in un negozio di bigiotteria, sempre all’interno dello stesso centro commerciale. Ha una figlia, Lara, di 6 anni e da pochissimo è nato Juan Nicolas Silvestri, figlio suo e di babbo Leonardo. Joana è la presidentessa del Circolo Sardo di Rosario, un testimone che le è stato passato di recente da Eva Baccoli. Precedentemente, per molti anni, a presiedere il circolo era stato l’oranese Sebastiano Mureddu. Dal racconto di Joana si comprende quanto possa essere importante il ruolo di un luogo di incontro e di socialità, di trasmissione culturale e di appartenenza, quando alla base di tutto c’è amore. Joana si commuove quando racconta della sua infanzia al circolo, in particolare quando parla di Sebastiano Mureddu. «È un sardo che è venuto da lì, dall’isola. Ha più di 90 anni ma è sempre in gamba: per noi, per i giovani del Circolo, è come un nonno. Lo conosco da piccola e ho conosciuto anche sua moglie. E’ una persona bravissima».

Ho avuto occasione, durante la visita a Rosario, di incontrare Sebastiano Mureddu, di essere ospite a casa sua e visitare il Circolo insieme a lui. Una persona speciale, con una carica di umanità ed entusiasmo non comuni. Il Circolo di Rosario è un po’ una sua creatura ed è probabilmente merito suo esser riuscito a trasmettere ai giovani tanto fervore e attaccamento. «Ho scelto di fare la presidentessa perché mi piace l’attività associativa. Sono cresciuta in quel contesto e, al contrario di quanto si possa pensare, non è qualcosa che porta alla chiusura. La comunità sarda di Rosario è aperta e inserita nel tessuto sociale argentino. Credo che questo dipenda anche dal fatto che, grazie a quello che c’è stato trasmesso, sappiamo da dove veniamo. Sento di dover ringraziare chi mi ha dato tutto questo e la scelta di svolgere un ruolo di continuità con quanto è stato fatto è il mio modo di dire grazie». A Rosario c’è anche un gruppo di ballo sardo e Joana ne fa parte.

Sei mai stata in Sardegna? «Sì, nel 2010 per un progetto legato al ballo sardo. Noi qui l’abbiamo imparato dai sardi guardando le videocassette, però volevamo approfondire. Attraverso un progetto finanziato dalla Regione, siamo andati in Sardegna in 15. Siamo stati sempre a Ittiri, con il gruppo Ittiri Canneddu. Facevamo prove tutti i giorni, ma abbiamo visitato i centri vicini, i musei. Sono stata anche a Pozzomaggiore».

«La cosa che mi ha davvero emozionato è stato visitare la casa natale di mia bisnonna, vedere dove aveva vissuto lei, anche perché la casa è vecchia, ci sono mobili e fotografie di quando c’era lei. E poi anche incontrare zia Sebastiana, che ha 94 anni ed è ancora in gamba. Parlava come lei, camminava come lei, faceva l’uncinetto come mia bisnonna. Lei è tornata in Sardegna nel 1995, dopo 60 anni in Argentina. Mi ha raccontato di aver provato un’emozione fortissima. Ha potuto rivedere le sue due sorelle, che allora erano entrambe in vita: oltre a zia Sebastiana c’era anche zia Barbara. Una cosa che mi ha raccontato è che loro due, che erano vedove, portavano il lutto, mentre lei no. In Argentina il lutto non si usa, non è una tradizione. Questo ha fatto scalpore, anche in famiglia. Mia bisnonna si vestiva con abiti colorati, aveva i cappelli tinti: un bel contrasto con le sorelle. Ma è stato bellissimo per lei. E’ stata anche ricevuta in Comune e le hanno organizzato una grande festa».

«Io sono stata trattata meravigliosamente. La cosa che più mi ha colpito della Sardegna è la gente, l’amabilità nei nostri confronti e l’attenzione che ci hanno riservato. Sinceramente è stato speciale, diverso. Mi è anche piaciuto molto il modo in cui si vive, la tranquillità. Sono stata davvero bene e non mi è mancata la vita di una grande città come Rosario. Certamente ci sono anche dei problemi. La preoccupazione per i giovani è il lavoro, tutti dicono che non ce n’è e non è bello. In Argentina, almeno adesso, le cose vanno meglio. Un’altra cosa che non mi è piaciuta sono i trasporti, che non funzionano. Volevamo andare alla grotte di Nettuno da Ittiri: è molto vicino, ma se non ci avesse accompagnato un amico non sarebbe stato possibile. Per un posto che vuole vivere anche di turismo questo è un problema».

Questa pagina, nasce dal progetto: “Migrazioni – In viaggio verso i migranti di Sardegna”, un lavoro collettivo di ricerca sulla migrazione sarda. Durante lo sviluppo del progetto sono stati sinora visitati 11 paesi. “Migrazioni” è sostenuto dalla Fondazione Banco di Sardegna, dalla Provincia di Sassari, dalla Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi e dalla Visual E di Sassari. Al progetto è dedicato un sito web: www.deisardinelmondo.it

5 risposte a “IO BALLO IL BALLU TUNDU: INCONTRO CON JOANA TEVEZ, PRESIDENTE DEL CIRCOLO SARDO DI ROSARIO IN ARGENTINA. I VALORI E LE TRADIZIONE ISOLANE TRASMESSE DAGLI ANTENATI DI POZZOMAGGIORE”

  1. Carissima Joana, ho letto che i tuoi parenti sono partiti da Pozzomaggiore ..ed io ho il babbo che era di Pozzomaggiore ..oltre alla mamma ( che ancora ho ) che è di Padria ..ossia distante pochissimi km. Ho parenti tuttoggi a Pozzomaggiore ..zii e molti cugini ..la storia continua insomma . Io mi occupo di musica e sono un pianista accademico …ossia interprete principalmente di musica classica , Insegno al Conservatorio di Musica di Roma S.Cecilia . Ti invio un carissimo saluto . mi è piaciuto molto leggere di te e della vostra storia . Un abbraccio 🙂

  2. Carissima Joana, i miei complimenti per tutto il lavoro che fai come Presidente del circolo sardo di Rosario. Brava!!!

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