IL FILO DELLA MEMORIA NELLA DECIMA EDIZIONE DELLE "GIORNATE SARDE" ORGANIZZATE DAL CIRCOLO "QUATTRO MORI" A OSTIA (ROMA)

la presenza a Ostia di Maria Corda, creatrice di un Museo didattico sulla tessitura della seta ad Orgosolo

di Sisinnio Coccoi

Strumenti, voci, versi poetici, costumi, danze, colori, tradizioni, profumi e sapori della Sardegna, una immersione totale nella cultura e storia dell’isola, che per tre giorni ha affascinato il pubblico romano grazie all’iniziativa organizzata dal Circolo Quattro Mori di Ostia. Giunta alla decima edizione la rassegna è divenuta un appuntamento importante nel calendario delle attività culturali e ricreative del Lido di Roma. La presenza dei gruppi folk di Esporlatu, in provincia di Sassari, e di Ovodda, in provincia di Nuoro, con le coreografie delle loro danze tradizionali, e la straordinaria ricchezza dei costumi, ha contribuito a ricreare il clima conviviale delle feste tradizionali della Sardegna, nelle quali il ballo ha radici antiche e una importante funzione sociale che si mantiene viva e attuale, nonostante le trasformazioni della vita moderna. In entrambi i casi, ad accompagnare gli esponenti delle comunità esporlatina e ovoddesa , due giovani suonatori di organetto che rappresentano la continuità generazionale della straordinaria tradizione musicale della Sardegna. A tale proposito va sottolineata la presenza dei Tenores Santu Juanne di Thiesi, comune che rappresenta l’ultima propaggine nordoccidentale dell’isola nella quale è presente il canto a tenore, diffuso in area barbaricina, in un territorio caratterizzato soprattutto dalla presenza del canto a chitarra. Oltre ad avere cantato sul palco, posto all’interno della piazza sarda virtuale, ricostruita nell’ampio spazio che si trova alle spalle del grande edificio della ex-colonia marina ostiense, nota come il “Vittorio Emanuele”, il gruppo ha partecipato alla messa domenicale della Chiesa Madonna di Bonaria, nel quartiere popolare dell’Appagliatore. I cantori di Thiesi hanno intonato canti devozionali nel corso della celebrazione liturgica, commuovendo i sardi presenti, e toccando l’animo di chi non aveva mai sentito prima di allora l’intensa espressività del canto polivocale sardo.

In questa decima edizione una novità interessante che dimostra la volontà del Circolo Quattro Mori di aprirsi al confronto con altre culture. Oltre ai due gruppi folk sardi, la manifestazione ne ha ospitato uno di San Castrese di Sessa Aurunca il gruppo Laurianum, il gruppo ha dunque sfilato per le vie di Ostia, assieme a quelli sardi, rinsaldando i legami tra le diverse comunità.   Ha anche partecipato il sindaco di Camposano  comune della Campania che è legato alla Sardegna per il suo santo patrono,  San Gavino e che, come ha ricordato il sindaco, tra le sue associazioni ne ha una  dedicata all’amicizia con il popolo sardo.

Oltre alla musica e alla danza il programma di questa decima edizione è stato caratterizzato dalla presenza di stand e di un pomeriggio di studi, dedicati al tema degli antichi mestieri, e in particolare all’attività di produzione e tessitura della seta, grazie alla presenza di  Maria Corda, che ha creato un museo didattico ad Orgosolo, e Nives Usai, tessitrice al telaio della scuola di Samugheo, grande centro di tessitura. Per molti adulti e bambini apprendere come si produce la seta è stata una vera e propria scoperta, e la presenza di una ragazza vestita con il costume tradizionale di Orgosolo, con i suoi meravigliosi motivi geometrici colorati, ha contribuito a dare un’idea dell’intero ciclo produttivo fino alla utilizzazione del filato. Alcune scolaresche hanno affollato lo stand scoprendo con divertito  stupore che la seta non è altro che la bava solidificata dei bachi, e che in pochi giorni ne producono circa cinquecento metri, e che si riconoscono facilmente i bozzoli dei maschi e quelli delle femmine. Al di là di ogni aspetto etologico, li ha colpiti sapere che nella famiglia di Maria Corda le donne si dedicano a questo mestiere, che è un ‘arte, da più generazioni, e che lei continua con paziente e meticolosa cura a produrre artigianalmente quella seta che rende ancor più prezioso il costume di Orgosolo. Un filo, quello della seta, che rappresenta  simbolicamente anche il filo della memoria di tradizioni, saperi, e pratiche sociali e culturali che fanno della Sardegna un territorio di straordinario interesse sotto il profilo antropologico.  

Nel pomeriggio di studi si è parlato anche di altri mestieri, come quello della panificazione, e il sindaco di Ovodda, ha ricordato la grande quantità di forni del suo paese, che producono un pane legato alla macinazione a pietra del grano, e più in generale allo stile di vita, basato anche su una sana alimentazione, vantando la presenza di centenari tra la popolazione ovoddesa.

Nel corso delle tre giornate è stato possibile degustare specialità della cultura eno gastronomica e ammirare le qualità della lavorazione del cuoio e le preziose filigrane dei gioielli artigianali, completando il quadro della piazza festiva ricostruita per l’occasione.  

In tutti gli interventi, da quelli dei relatori, a quelli del presentatore e dei musicisti, sono risuonate parole di preoccupazione per la situazione economica del nostro paese, per le crescenti difficoltà della vita quotidiana delle famiglie, e per le preoccupanti perdite di posti di lavoro in Sardegna. L’affetto nei confronti dell’isola non è solo quello verso i suoi abitanti e le bellezze naturali dell’isola, ma anche quello della solidarietà, che è uno degli aspetti più significativi della sua cultura.

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