QUANTO DISPREZZO PER LA SARDEGNA: RIFLESSIONI PARIGINE SUL LIBRO DEL FRANCESE JEROME FERRARI, CANDIDATO AL PREMIO LETTERARIO "GONOCURT" 2012

lo scrittore francese Jerome Ferrari

di Francesco Laconi

E’ risaputo, in nome della cultura si può osare tutto! come la statua (5,40mt) che celebra la testata di Zidane esposta  in questi giorni  al centro Pompidou di Parigi (“La Repubblica”  a fine settembre scriveva: come a tutti noi anche i francesi a volte sedotti dal lato oscuro dello specchio s’impegnano per essere all’altezza della loro peggior fama…). In questi giorni un romanzo sta avendo particolarmente successo (candidato al premio Goncourt 2012 pari al nostro Strega): il libro é intitolato  “Le sermon sur la chute de Rome” di Jerome Ferrari. Lo scrittore fa un parallelo con la “lezione” di Santo Agostino sulla caduta dell’impero romano nel 410 ad opera dei Visigotti (da qui il tittolo del romanzo). Racconta la storia di due amici che abbandonano gli studi di filosofia a Parigi  per aprire un bar in un paesino della loro Corsica natale, uno dei due personaggi é di origini sarde Libero Pintus. L’autore descrive come i parenti lasciarono la Barbagia negli anni 60 come tante altre famiglie per emigrare nella vicina Corsica, senza che lui (Libero) metesse mai piede in Sardegna! Non la conosceva che attraverso i ricordi di sua madre, una terra miserabile di vecchie donne dal velo (muccadore) ben annodato sulle labbra inferiori, gli uomini in ghette di cuoio (cambales) che da generazioni i criminologi italiani misuravano loro le membra, la cassa toracica e il cranio, osservandone accuratamente, le imperfezioni per decifrarne, l’iscrizione indiscutibile ad una propensione naturale al crimine e alla brutalità! Una terra la Sardegna che non esiste piu’ una terra senza interessi per lui! Libero era il piu’ giovane di undici fratelli, non aveva conosciuto gli insulti  e l’odio che indirizzavano agli immigrati sardi, il lavoro mal retribuito, il disprezzo! L’autista del pullman  mezzo ubriaco che dava calci ai ragazzini quando gli passavano vicino – non ci sono piu’ che sardi e arabi in questo paese! L’autore con disarmante leggerezza ha pensato  di rendere piu’ interessante il suo romanzo descrivendo la Sardegna in  termini che ricordano  credo la tesi errata, come ogni ipotesi razzista, del libro del 1897 “La delinquenza in Sardegna” di Alfredo Nicefero, criminologo e antropologo italiano, mai citato nel romanzo da Ferrari. L’altra sera ad una trasmissione televisiva un critico letterario leggendo un passaggio del libro osservava, il meno che si possa pensare e che Jerome Ferrari non ama troppo i sardi! Allo scrittore filosofo Ferrari auspico che vinca il Goncourt e che venga a spiegarci questa inconsueta leggerezza sulla nostra amata Sardegna!

5 risposte a “QUANTO DISPREZZO PER LA SARDEGNA: RIFLESSIONI PARIGINE SUL LIBRO DEL FRANCESE JEROME FERRARI, CANDIDATO AL PREMIO LETTERARIO "GONOCURT" 2012”

  1. Queste News dalla Corsica mi lasciano alquanto perplessa…..non ho letto il libro e vale la pena leggerlo….. ora che lo avete segnalato! La scrittura è anche un valido mezzo per denunciare quelle “leggerezze” che passano innosservate nella storia sarda! La critica francese ha accolto il libro per l’interessante melange di letterattura-filosofia e storia che portano sopratutto alla riflessione. Noi sardi siamo spesso complessati e a disagio in rapporto al nostro passato, da non accettare nessuna critica, ma sono certa che questo sermone sulla caduta di Roma non ha niente di disprezzante contro la Sardegna e se poi ci sono autori che non amano i sardi, dov’è il problema?

  2. Kentu concas kentu berritas!
    capisco che sia difficile da capire e esprimere un opinione se non si é a conoscenza del romanzo in questione

  3. Non ci è niente contro la Sardegna nel libro di Ferrari. Questo Pintus descritto da l’autore è un Corso di origine sarda, e a traverso questo personnaggio è piuttosto il razzismo anziano contro l’emigrati che si vede condannato. Invece si trova molta ironia in questo libro – proprio bello – un’ ironia adirizzata più contro una certa Corsica che se annega nel immobilismo, ma sopratutto in verità contro un’ umanità confrontata alla sua incapacità a andare verso la meglioranza. Scusate il mio italiano, ma credo che non si possa dire che Ferrari ne ha contro i Sardi, perchè non è vero.

  4. Il libro di Ferrari non è assolutamente contro i Sardi.Come potrebbe lui ,origini Corse,disprezzare noi Sardi che dei Corsi siamo fratelli.Credo piuttosto che il Sign.Laconi, il libro non l’abbia proprio capito.Ben vengano le critiche, se sono sempre di questo tenore.

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