FIGLI DI NESSUNO: DIPENDENTI ABBANDONATI! LO STATO INCASSA I SOLDI DI ALCOA CHE SE NE VA


di Giulia Fresca

Mentre è in corso il Consiglio dei Ministri in Sardegna c’è in attacco al Governo Monti accusato di aver posto l’attenzione solo l’Ilva di Taranto e le faccende “continentali” ed aver dimenticato la crisi economica che sta imperversando sull’isola. Per farsi sentire  è stato bloccato il porto di Cagliari da parte dei lavoratori dell’Alcoa che rivendicano pari dignità nella definizione delle prospettive  occupazionali per il futuro. Ed è guerra aperta tra il deputato sardo Mauro Pili e le scelte che il Governo sta mettendo in atto a danno della Sardegna. Tante le questioni sul tavolo e tanta soprattutto la rabbia che emerge di fronte alla indifferenza della classe politica e dei Media nazionali. Un insieme di vertenze spinose che rischiano così di rimanere isolate nonostante le molteplici interrogazioni parlamentari e la condivisione dei cittadini che, oltremare rispetto ai Palazzi del Potere, si sentono danneggiati e beffati. A cominciare dalla vertenza Alcoa di Portovesme giunta ormai alle battute finali e che approderà al Consiglio regionale della Sardegna il 28 agosto, in una seduta che la presidente del consiglio, Claudia Lombardo, ha convocato con un unico punto all’ordine del giorno.  Il tema è quello dello stop degli stabilimenti con la messa a rischio dei 500 lavoratori e dei 300 addetti dell’indotto. Una vicenda per la quale è stato convocato il 31 agosto, un incontro al ministero del Lavoro per definire la questione degli ammortizzatori sociali degli stessi lavoratori. E sebbene si continui a chiedere la prosecuzione dell’attività industriale proprio Pili illustrando un’interrogazione parlamentare ha sostenuto come «nel bel mezzo di una lotta durissima per tentare di scongiurare la chiusura dello stabilimento di Portovesme il governo Monti pensa a incassare 300 milioni di euro da Alcoa, che paga e se ne va. E il governo Monti come nelle rapine più spregiudicate,nel silenzio più totale e in pieno agosto, sottrae al Sulcis quei fondi indispensabili per il riequilibrio del costo energetico. Un atto scellerato che conferma che siamo dinnanzi ad un governo incapace di gestire una vertenza così delicata. Per quale motivo – domanda l’ex presidente della regione Sardegna- il governo non ha evitato la rottura con Alcoa? Per quale ragione ha voluto fare cassa in piena trattativa e soprattutto in attesa di un giudizio definitivo sulla sanzione? E soprattutto per quale motivo non ha dichiarato sin dall’inizio come avrebbe voluto utilizzare quelle risorse recuperate dalla Cassa Conguaglio? Quei trecento milioni non erano destinati ad Alcoa, ma erano l’onere del riequilibrio del costo energetico del Sulcis. Con una legge dello Stato, votata dal Parlamento, si era, infatti, deciso di riequilibrare il costo energetico del Sulcis alla media europea, non in funzione di Alcoa ma in conseguenza di una strutturale carenza elettrico energetica della Sardegna su cui si abbatteva la speculazione monopolista dell’Enel». Il fondo Aurelius, il private equity tedesco, l’ultimo “cavaliere bianco” che avrebbe potuto, forse, ridisegnare l’esito di questa vicenda. Invece non ha presentato alcun piano industriale per il sito e una disponibilità concreta a ricapitalizzare l’azienda inducendo il sottosegretario dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti a dichiarare la «disponibilità a seguire con estrema attenzione la vicenda, visto che comunque fino al 31 agosto c’è la possibilità di raggiungere un accordo con eventuali, futuri acquirenti e anche tornare a incontrare i soggetti che avevano mostrato un interesse e a riaprire con loro una interlocuzione». Intanto Alcoa ha già fatto sapere che pagherà la sanzione, mentre Pili chiede che i soldi siano destinati alla Sardegna. Resta centrale nel caso-Alcoa, il problema per eccellenza, cioè il costo dell’energia. « Ad oggi – dice il deputato che sulla vertenza Alcoa ha presentato un’interpellanza urgente al Ministro dello Sviluppo Economico – non esiste un percorso tecnico o legislativo per affrontare la questione. C’è solo una strada, un accordo bilaterale tra l’Enel e lo stabilimento di Portovesme. Ci sono pochi giorni di tempo e le strade sono obbligate. Il governo deve predisporre un immediato “Decreto Sulcis” che metta in essere tutte le azioni necessarie per favorire la soluzione del problema energetico, dai presupposti per l’accordo bilaterale sino all’approvazione del progetto Miniera Centrale della Carbosulcis, alla definizione della soluzione strutturale dell’Eurallumina e la restituzione al Sulcis di quei fondi che la Cassa Conguaglia riscuoterà da Alcoa. Credo che dopo l’Enel oggi il Sulcis abbia un altro nemico giurato: il governo Monti. Per quanto mi riguarda, parafrasando lo stesso Presidente del Consiglio, siamo in guerra contro un governo incapace di dare risposte ma nel contempo abile nel sostenere gli interessi forti, a partire da quelli monopolistici e ricattatori dell’Enel». Ma a tenere banco non c’è solo il problema di Portovesme e del Sulcis, la questione energetica dell’Enel. Si torna a parlare di Continuità territoriale che dovrebbe mettere la Sardegna in condizione di poter “dialogare” con il Continente a tariffe agevolate e fisse considerato che i prezzi che le compagnie stanno praticando sulle rotte sarde per i non residenti sono delle vere proprie rapine a mano armata. In ultimo ma non per minore importanza la vicenda “Tirrenia” che dopo la scoperta della “truffa di Stato” sull’acquisto delle “nuove”ammiraglie Amsicora e Bonaria per la tratta Civitavecchia-Cagliari, già navi da crociera greche ma di provenienza italiana, ora la questione tocca addirittura il calcio. E se il fatto che all’interno delle navi i passeggeri continuano a viaggiare in condizioni di disagio, se tutte le indicazioni sono rimaste in greco a dimostrazione del fatto che si è condotta una sporca operazione economico-finanziaria alla luce del sole dietro le coperture forti dei potentati, ecco che la notizia della sponsorizzazione della Tirrenia al Cagliari Calcio ha fatto infuriare i sardi. Ed il front-runner parlamentare dello schieramento contrario alla Tirrenia è ancora il deputato del Pdl Mauro Pili che sebbene non abbia rilasciato dichiarazioni, ha affidato il suo pensiero a un’immagine fortemente simbolica pubblicata sul suo profilo Facebook: una grande bandiera rossoblù e la scritta “La dignità e l’orgoglio dei sardi non si comprano e non si vendono”. Accanto al logo della regione Sardegna ci sarà dunque la scritta Tirrenia e le voci parlano di un introito per le casse della società sportiva  di 2.5 milioni di euro dalla Regione Sardegna e poco più di 2 milioni dal gruppo Onorato. Una situazione che rischia di mettere in subbuglio non solo la dignità dei Sardi ma l’intera azione finanziaria tenuto conto che si Pili, che aveva già contestato la cessione della Tirrenia alla Cin, ha presentato un’interrogazione urgente al ministro dei Trasporti, Corrado Passera. «Com’è stato possibile – ha chiesto nell’interrogazione – cambiare nome a una nave? Cambiare registro di Stato in meno di dieci giorni? Queste navi battono bandiera italiana?». Secondo l’ex presidente della Regione, «l’operazione avviene con la complicità del commissario della Tirrenia e la supervisione di un ministero inesistente o complice». Pili ribadisce che, a suo avviso, la cessione della Tirrenia è stato un «imbroglio di Stato» che regalerà ai nuovi proprietari 560 milioni di euro nei prossimi anni «in cambio di tariffe alle stelle e la cancellazione di qualsiasi tipo di concorrenza sulle rotte sarde». Il deputato conclude dicendo che «è indispensabile che il parlamento apra un fascicolo urgente sull’intera vicenda della vendita Tirrenia» anche perché «in gioco c’è un diritto inalienabile, quello alla libertà di movimento di un popolo, diritto che viene negato a colpi di vernice e di tariffe alle stelle». Ed ora con quei soldi si vorrebbe mettere a tacere la tifoseria sarda con la complicità della classe politica regionale.

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