UNA STORIA CHE COMINCIA: UN MAESTRO, UN'ARTE, UNA VITA …

l'autrice dell'articolo

di Chiara Vigo

Se nasci in una fredda serata di febbraio nell’isola di Sant’Antioco a Sud-Ovest della Sardegna, quando tutti non ti aspettano puoi pensare che tutto era già scritto…. Io Chiara Vigo nasco la sera del 1 febbraio dell’anno 1955, nel piccolo ridente paesino di Calasetta a 9 km dal paese di Sant’Antioco e nessuno mi aspetta, nemmeno mia madre, che aveva previsto nascessi 3 mesi più tardi. La sera non era adatta, faceva un gran freddo per il gran vento di tramontana che tirava gelido e il temporale e il vento cantavano la loro antica canzone. Mio padre era stato costretto a prendere il suo cavallo e a raggiungere il vicino paese di Sant’Antioco per cercare un’ostetrica collega di mamma.. e così, fragile come un piccolo fiore,venivo alla luce . Mi viene messo il nome Chiara. La nostra casa, che si trovava vicino al porto del piccolo e ridente paese di Calasetta, era composta di Una Camera, una sala e la cucina con pochi mobili e suppellettili di antico sapore… a me pareva grande e sicuramente vi regnava un energia che riempiva la mia anima sognatrice. Nel cortile adiacente c’era la stalla dove Babbo teneva il calesse e il Cavallo, che utilizzava tutte le mattine all’alba per recarsi nel nostro podere a Sisineddu, dove esercitava l’Antico lavoro di contadino del quale andava fiero. Ho pochissimi ricordi legati a mio padre, vista la sua brevissima vita. Ricordo la sua figura alta, che la sera al rientro dal lavoro dopo aver sistemato calesse e cavallo entra in casa, saluta mamma e dopo racconta seduto con noi in braccio, la storia dell’albero magico, che a Sisineddu  produce caramelle che stranamente tutte le sere sono due, una per me e una per mio fratello Savio. Mia mamma oltre a occuparsi di tutti noi sei figli fra maschi e femmine, svolge la professione di Ostetrica. Dietro casa nostra vivono i miei nonni Paterni, che sono molto vecchi. Nel loro cortile, attorno al pozzo dell’acqua, stanno le latte di recupero dove non mancano le erbe aromatiche, che servono a cucinare: nel ricordo, il loro profumo accompagna quello del sugo e polpette della domenica di nonna Doloretta. Della casa di campagna posso ricordare la roccia a forma di cavallo sulla quale ho cavalcato con principi e ho sognato di partire, per paesi e palazzi di principi e Re. Una vita difficile forse se paragonata alla vita dei giovani di oggi ma indubbiamente ricca di odori, sapori, giochi indimenticabili, anche se per un periodo breve. Ho vissuto in famiglia , circondata dall’affetto dei miei bisnonni e nonni materni, vezzeggiata e amata da tutti. Mia Nonna materna in modo speciale da subito, prepara per me abiti speciali e non c’è compleanno in cui Lei non sia venuta da noi con la torta per me, questo non piaceva molto a mio padre che sosteneva che questi gesti mi avrebbero montato la testa. Mio bisnonno Raffaele Mereu È un grande maestro di Sartoria e dalla sua scuola nascono diverse Sartorie per uomo, che per circa un cinquantennio operano nell’Isola di Sant’Antioco; l’Arte del taglio e cucito vive nelle sue mani e nei suoi gesti e io spesso godo di questi, mi piace e mi affascina vederlo vecchissimo rifarsi le asole del gilè che indossa sotto la giacca. La sua voce eccheggia nella sala di mezzo della vecchia casa, mentre davanti al grande specchio si rifà i baffi , che porta con fierezza. È particolarmente elegante e traspare nel suo muoversi con eleganza, l’appartenenza a una famiglia di alto lignaggio. Dalla sua bella grafia si capisce che le sue abitudini sono state dettate da un mondo ricco di cultura e di Arte. Mia Bisnonna Marongiu Cristina nonostante le sue origini meno Importanti È una donna molto bella e molto riservata. Ricama con amore su tele sottili, corredi che forse mai nessuno userà. Oculata nelle spese vanta in famiglia il Titolo di manager. È vivo in me , il ricordo del suo camminare per casa col mazzo delle chiavi delle credenze appeso alla sottana e il suo autoritario modo di annunciare la buona notte a noi piccoli della casa, dopo averci fatto assistere alla cerimonia del caricamento del Pendolo, che ancora oggi segna il tempo della mia vita. Mia Nonna Mereu Maria Maddalena Rosina È un Maestro di tessuti antichi (bisogna tenere conto del fatto che nella famiglia Mereu da sempre si tesse e si tinge e si confezionano abiti, corredi e costumi), nella sua stanza da lavoro tante giovani si fermano e si raccontano e vivono in un grande gioco di incontri e di scambi artistici, politici e umani, dove la dimensione della sua maestria si respira e io anche se piccola, amo passare gran parte del mio tempo. Mia Nonna traccerà nel mio cuore, il sentimento dell’amore per l’Arte del tessuto e della Maestria. Mi ama tantissimo e ha per me Mille grandi attenzioni, tra di noi senza parole, esiste un’intesa che ha dell’incredibile, ci capiamo senza bisogno di dirci nulla perchè le affinità che ci accomunano sono infinite. Nonna Leonilde, così tutti la chiamiamo, È una donna dalle doti eccezionali e dalle capacità carismatiche eccellenti, mi insegna tutto quello che serve perchè io diventi un buon Maestro di Bisso e di tessitura per museo. Suo fratello Mons. Mereu Teofilo Dario, Vive con tutti Noi. Il suo studio È il regno dove mi piace stare, pieno di libri antichi e di testi biblici, dove amo scrivere e leggere assieme a Nonno Raffaele, che, seduto nella sua poltrona di velluto rosso, legge il giornale. Zio Dario, sostituirà la figura di mio padre quando verrà a mancare e sarà il mio appoggio spirituale e materiale. Fra di noi due c’è un’intesa eccezionale, Lui è dentro il mio cuore e assieme a mia Nonna È la persona più importante della mia vita. Mi aiuterà nei momenti bui del mio vivere e mi sorreggerà durante le forti prove della mia esistenza. Con mio Nonno Luigi, marito di mia Nonna Leonilde, Maestro di Stucchi e di restauri in Pietra, ho un rapporto normale. Mi piace andare con lui nel giardino di famiglia a cogliere la frutta, gli alberi mi raccontano la loro storia e penso a quante genti prima di noi, in quel luogo hanno sperato e giocato. Spesso, con me ama cantare, ma il suo carattere nervoso e riservato non gli permette di essere comunicativo e mi dispiace, perchè, quando è sereno disegna in maniera eccellente e sicuramente molti segreti della sua Arte li ha portati via con sè. Tra Lui e mia nonna non c’è mai stata una grande storia, diciamo che, essendosi sposati giovanissimi, l’intesa fra i due non è durata molto, anche se con me sia l’uno che l’altra hanno giocato ad avermi in esclusiva. Sinceramente Io ho preferito non approfondire in dettaglio la loro storia, cercando di amarli così semplicemente e la cosa ha avuto ottimi risultati. Mio Padre Vigo Luciano, muore nel 1963. Il ricordo che ho di Lui È molto vago, forse perchè tra di noi non c’era un grande rapporto: Papà faceva il contadino in un piccolo podere di sua proprietà e aveva riposto le sue speranze su mio fratello Savio, perchè sperava un giorno di lasciare all’uomo di casa l’eredità. Questi argomenti materiali già da allora mi lasciavano indifferente e inconsciamente mi rifugiavo nei miei pensieri fantastici, tanto da essere da sempre considerata in famiglia un po’ svampita. Mia Madre Piras Seconda, ha avuto una vita difficile e faticosa. Forse per questo il suo carattere era troppo rigido, dovuto al fatto di dover allevare 6 figli da sola e allo stesso tempo di doversi occupare della sua professione di ostetrica perchè a noi fosse garantito tutto ciò di cui possono avere bisogno sei bambini; come preoccuparsi che una governante si potesse occupare a tempo pieno di noi, e così spesso già da allora il mio rifugio per il mio grande bisogno di affetto e coccole era mia nonna Leonilde. Mio Padre Muore nel 26 febbraio del 1963 e lascia mia madre vedova a soli 30 anni con sei figli da badare. Mamma viene Mandata nel piccolo paese di Sardara, trasferita per lavoro A Ortacesus, un piccolo paesetto vicino a Cagliari e porta con sè solo il bambino più piccolo, Giuseppe. Noi restiamo a Sant’Antioco affidati alle cure di mia nonna Leonilde e mio nonno Luigi.
Mentre con mia nonna corre sempre un buon rapporto, con mio nonno la vita non È facile; È un uomo molto rigido e autoritario, pretende da noi che si lavori in giardino, che si vada a vendemmiare, tutte faccende che eseguo quasi automaticamente ma che non fanno parte del mio essere. Allora nella nostra realtà era normale che i bambini eseguissero lavori che facevano parte del vivere della famiglia. Ma spesso nonno fà delle sfuriate e così quando mamma viene trasferita a Sardara anche noi andiamo a vivere con lei assieme a Cesarina, la nostra governante. Non amo parlare di questo periodo della mia vita, non È stato per me felice, escluso qualche raro episodio, e preferisco evitare l’argomento. Vivo a Sardara con mia Madre e i miei fratelli ma appena si presenta l’occasione e mia nonna viene a trovarci  per farci sapere che seguirà Zio Dario, che è stato inviato a fare il parroco a San Giovanni Suergiu; io esprimo il desiderio di andare a vivere con Lei in Casa parrocchiale col fratello Dario, Mio Bisnonno, mia Bisnonna e mio nonno e vado a vivere con loro. Gli anni corrono felici, e passo il mio tempo a seguire le orme artistiche di mia Nonna. Nella sua stanza bottega il tempo non È mai troppo, le persone che passano a trovarla hanno tutte una storia da raccontare, così che il fascino del tessuto del vivere prende corpo nella mia anima e imparo avvolta dal fascino del patrimonio gestuale che la avvolge le leggi della Maestria i suoi formulari e i suoi segreti le sue storie antiche che spesso mi portano a chiedere a zio di potermi fermare con Lui a conoscere le lingue antiche. La mia vita scorre serena passano gli anni  e con Lei insegno Tessitura in vari paesi del Sulcis. Mi piace questo suo mondo e capisco che quel patrimonio và salvato e protetto, accetto quindi di affinare le mie conoscenze in campo di Biologia marina e accetto di lavorare in un impianto di acquacoltura per studiare meglio e più da vicino la pinna nobilis setacea. Zio nel frattempo decide di lasciare la Parrocchia e si torna a Sant’Antioco nella vecchia casa di famiglia, e dopo un po’ di tempo Io conosco Mario Spanu mi innamoro della sua natura cheta e schiva, del suo comprendere il mio animo artistico e la mia anima che nasconde segreti profondi: Lui capisce, mi ama e Io sono felice! Lega la sua vita alla mia, la sua anima alla mia e il 21 agosto del 1983 ci sposiamo nella vecchia cara Basilica dove Zio celebra il nostro Matrimonio silenzioso e privato, circondati dall’amore di fratelli e sorelle e genitori andiamo a vivere nella casa in viale Trieste dove il nostro amore viene presto allietato dalla nascita di Marianna che nasce nel 1984 e porta la sua luce e il suo sorriso con grande felicità di tutti. Maddalena nasce nel 1985 e la casa si riempie di allegre risate, giochi sparsi, e mia nonna e mio zio accompagnano la nostra serena vita e noi la loro serena vecchiaia. Mia nonna dirige il centro Pilota I.S.O.L.A che nasce con lo scopo di divulgare la tessitura, Forma una cooperativa di giovani donne, ma io mi rendo subito conto che non trasferisce nulla o quasi del patrimonio a me trasmesso. Io proseguo gli studi a mare e quando sono pronta Lei Intuisce che È arrivato il mio tempo e mi trasferisce col Giuramento dell’acqua i formulari che permettono le estrazioni di colore dalle piante e la lavorazione della fibra di Bisso. Zio Dario si ammala e muore lasciando un vuoto ancora oggi nel mio cuore. Mi dedico interamente a mia nonna , lasciamo la casa coniugale e ci trasferiamo a casa sua. Io insegno tessitura per i vari enti regionali e assumo nel 1987 la presidenza di una cooperativa Tessile ma capisco che il patrimonio che ho in mano deve essere salvaguardato per le genti a venire e non può essere affidato a giovani che cercano lavoro ma ha bisogno di intere esistenze, capaci di mantenerlo intatto e scevro da attacchi commerciali e come prima di me mia nonna decido di ritirarmi a vita da Maestro e lascio la cooperativa. Nel 1987 assieme a mia nonna, accettiamo il primo invito della Rai a pubblicare l’Argomento Bisso, e Io in quell’occasione parlo della mia volontà di fare uno studio del fondale dell’isola per evitare la pesca dell’animale. Esiste in archivio Rai Il documento intitolato la lavorazione del Bisso sotto la Regia di Gigi Ceresa.

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