IN UN VIAGGIO AEREO DA BOGOTA' ALL'ITALIA, INCONTRO CON PADRE SALVATORE MURA, UN SARDO IN COLOMBIA

Padre Salvatore Mura

di Luciano Cadeddu

Il volo Iberia in partenza da Bogotà carica lentamente il fiume di passeggeri che si sistemano nelle poltrone assegnate, accanto a me, un signore dall’aspetto giovanile, pizzetto ben curato e un berretto con la visiera, che lo rendono ancora più giovane dei suoi 79 anni suonati (a giorni compirà i suoi primi 80 anni!). E’ Padre Salvatore Mura, cagliaritano di San Benedetto, da 53 anni “colombiano” adottato dalle migliaia di famiglie che hanno conosciuto la tempra di grande lottatore che il notro conterráneo ha dimostrato nel tempo. Già ventenne aveva le idee chiare, fare il missionario, prendere i voti, si, però costruendo qualcosa per gli altri e, cosi, dopo il liceo Dettori di Cagliari, e 7 anni passati a Torino per prepararsi con i Missionari della Consolata, Padre Salvatore venne destinato in America del Sud, in Colombia, e li, in quella terra dai mille volti e tanta sofferenza, è stato accettato, con amore e simpatia. Sono tanti gli aneddoti che Padre Mura mi racconta, però una frase è quella che si ferma nel tempo…”sangue, sangue, sangue!…, è questo infatti il ricordo che tra le tante soddisfazioni rattrista Salvatore, che nel lungo e duro lavoro che lo ha accompagnato in tutti questi anni e che ancora lo vedono in prima línea, per aiutare le decine, centinaia di famiglie senza mezzi, costruisce giorno per giorno, in Colombia.   Tra i tanti ricordi…una volta, un intero paese fù obbligato in poche ore a lasciare le proprie case da un gruppo di paramilitari…e cosi, un fiume di gente si trasferì al borgo dove viveva Padre Mura e li`, grazie all’aiuto spontaneo di tutti gli abitanti, si diede ricovero e cibo ai poveri disgraziati, e sempre li, grazie anche a raccolte di denaro proveniente dall’Italia e grazie al lavoro di tutti gli abitanti del paese, si risusci a costruire un nuovo villaggio per accogliere 60 famiglie. Tanto lavoro per sottrarre dalla miseria e dall’ignoranza centinaia di giovani, e tanto lavoro per erigere scuole, case, capannoni (ovvero, un luogo dove il villaggio si riunisce per discutere, per pregare e per divertirsi).  Salvatore, tra un racconto e l’altro, si ferma e sospira, un dolore al colon e una gastrite lo disturbano da un pò di tempo, per questo stà rientrando in Italia, domani a Torino lo aspettano i medici italiani per controllare il suo stato di salute, e poi, finalmente, tre mesi di riposo nella sua Cagliari, tra i suoi fratelli, ma è un riposo lavorativo, il pensiero di Padre Mura và ai 20 giovani (tutti orfani) della sua ultima parrocchia, il paesino di “Maria la Baja”, stanno studiando all’università e da un pò di tempo dall’Italia arrivano sempre meno aiuti…ed è giustamente preoccupato, mi dice che, se non riesce a trovare altri soldi, tanti di questi futuri medici, ingegneri, insegnanti… smetteranno di studiare, e la strada più sicura sarà, purtroppo, il ritorno alla clandestinità, alla guerriglia, al banditismo…, alla morte insomma, come lui dice, …sono come miei figli, devo aiutarli per salvare il loro futuro. Prima che si abbandoni ad un sonno ristoratore gli chiedo un indirizzo mail per chi volesse aiutarlo: padresalvadormura@gmail.com

Però la storia non finisce qui, tra le tante opere che PadreMura ha realizzato, c’è una chiesetta dedicata alla Madonna di Bonaria, nel piccolo paese di pescatori di “Pasa caballos”,  ogni anno, il 24 Aprile, un corteo di barche  porta la statua della Madonna, nel fiume, è questo forse il légame che più dimostra l’attaccamento alle sue radici, e magari sarebbe bello se dalla Sardegna, aiutandolo, si riuscisse a dedicare magari una piazza, alla nostra terra, perchè Salvatore Mura senta accanto a sè, in quel Paese tanto lontano…la sua Isola!

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