QUAL GIORNO A CAGLIARI DEL 1937 … VITTORIO DE SICA E IL DOLCE LEGAME CON LA NOSTRA TERRA

Vittorio De Sica

di Ilaria Muggianu Scano e Mario Fadda

Vittorio De Sica non ha ancora dato forma cinematografica alla metafora neorealista dell’Italia degli anni ’50 quando a Cagliari, in una soleggiata mattinata del 1937 racconta alla stampa sarda di quel ragazzo che durante la Grande Guerra ha visitato tutti gli ospedali da campo, recitando per i soldati, cantando per gli eroici reduci dal fronte con bella voce tenorile. Perché è così che comincia la vita artistica del protagonista di duecento films mal contati,  vincitore di ben quattro di quelle statuette che, anche in numero assai inferiore, sono ancora il maggior lauro di ogni cineasta. De Sica esploderà con maggior nitore appena dopo quegli «appena dodici anni di carriera», come il simpatico cronista unionense (A. B. P.) sarà costretto a registrare per aderenza cronologica, nell’indimenticabile conversazione cagliaritana, quando la città non pensava ancora al piombo bellico che ne cambierà inesorabilmente la fisionomia dopo qualche anno. In ossequio alle rigide leggi dello spettacolo, per le quali occorre essere sempre, nell’ansia di non essere mai, il giornalista si attenderebbe un atteggiamento non meno che altezzoso, ma così non avviene, benché l’attore sorano sia ormai uno dei volti più noti e popolari del teatro di prosa, e pubblico e critica ne ammirino le spiccate qualità e gli tributino vive e crescenti dimostrazioni di simpatia. Il tête a tête tra artista e narratore diviene, inaspettatamente, occasione di inedite riflessioni confidenziali. Chissà quante volte lo spettatore cagliaritano, si chiede il curioso redattore, ammirando De Sica nelle tante appassionanti vicende, un po’comiche un po’ sentimentali, soffuse sempre di signorilità e di buon gusto, avrebbe mai osato pensare di essere in parte conterraneo dell’istrionico artista. Mai certamente, perché i più ignoravano la vicenda familiare non inventata, questa volta, dalla fantasia di un autore per l’effimero gioco scenico di una sera, ma veramente accaduta un giorno lontano lontanissimo – come annotterà commosso il giornalista – sotto il cielo notturno di Cagliari. Ecco, Vittorio De Sica è un po’ cagliaritano. Poco prima che l’attore partisse alla volta del capoluogo sardo per la piéce teatrale “È tornato il carnevale” di Guido Cantini, ricevette una lettera dallo zio paterno che gli suggeriva: «Giacché vai a Cagliari ricordati che tuo padre è nato in una casa adiacente alla torre di San Pancrazio. Recati in quel luogo, troverai una piazza, un portico: a destra del portico una porta che immette alla torre. In una delle stanze di quell’abitazione nacque tuo padre, la sera del 4 novembre 1867. Io ero un giovanetto allora e rammento che quella notte si andò ad un ballo offerto dal Generale e di ritorno trovammo la mamma che aveva dato felicemente alla luce un bimbo». De Sica per non sbagliare realizzò un intero e appassionato servizio fotografico tra le rughe di Castello, ma fu il cronista dell’Unione Sarda a descrivergli la Cagliari dell’immediato post Unità, quando a San Bartolomeo, nel Bagno penale con i condannati trascinanti la catena stretta alla caviglia destra, in alto, a destra della spianata di Buoncammino vi era un vecchio carcere come romitorio, e un carcere vi era ancora alla Torre di San Pancrazio e carcere ancora era la Torre dell’Elefante. A dirigere i penitenziari riuniti un solo direttore: Domenico De Sica, bisnonno di Vittorio. Al padre dell’attore, battezzato nella Cattedrale, venne imposto come primo nome Umberto, e come secondo il più sardo, il più cagliaritano dei nomi: Efisio.   

La snella ed elegante figura di De Sica, tra una sigaretta e un caldo sorriso – «se non sorridesse non sarebbe De Sica» – rievocato il caro episodio familiare, torna in punta di piedi a completare la strada che dopo quella mattinata cagliaritana lo porterà a splendere nel mondo. A noi il godimento di questa pagina ingiallita dell’Unione prebellica, a significativo memento che una pagina di “quasi cronaca bianca” possa essere gustoso diletto per i lettori se scritta con cuore e serietà.

 

4 risposte a “QUAL GIORNO A CAGLIARI DEL 1937 … VITTORIO DE SICA E IL DOLCE LEGAME CON LA NOSTRA TERRA”

  1. Sono l’avv. Nicola Fortunato di Giffoni Valle Piana (Salerno)
    Sono un ricercatore di notizie concernenti la mia cittadina e le chiedo cortesemente di farmi sapere la data di nascita di Umberto Efisio de Sica e suo padre Domenica.
    Si tramanda in paese che Le origini della famiglia de Sica siano della frazioni Curti di Giffoni V P e che il suddetto Domenica sembra nato nel 1810 e poi trasferito poiché negli archivi non risulta più abitante lì dal 1830.
    Se dovessi trovare riscontro avallando la mia tesi le invierò molto volentieri la genealogia della figlia de Sica come da mie ricerche.
    La ringrazio se potrà aiutarmi e la saluto
    Nicola Fortunato

  2. Gentili Signori,
    ho bisogno di contattare l’avvocato Fortunato per conferire con lui sulle informazioni in mio possesso sulla famiglia De Sica. potete girargli la mia mail nel caso non legga il messaggio qui sul sito?
    Grazie
    Luca DAntino
    l.dantino@libero.it

  3. Buongiorno a voi, signori.
    Sto studiando anch’io la genealogia e la storia della famiglia De Sica, avendone trovato i riscontri nella discendenza di Domenico.
    Gradirei quindi poter scambiare ed integrare le notizie.
    Cordiali saluti
    Giovanni Grimaldi
    famiglia_grimaldi@libero.it

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