PAURA PER ROSSELLA URRU DOPO LA TRAGEDIA DI FRANCO LAMOLINARA

Franco Lamolinara

di Ottavio Olita

La ventunesima settimana di prigionia di Rossella Urru si è aperta con una notizia che ha reso più fitto il mistero sulla sorte della giovane cooperante sarda rapita in Algeria, da un campo profughi del popolo Saharawi – nel quale gestiva gli aiuti alimentari alle donne, ai bambini, agli uomini lì ospitati -, la notte tra il 22 e 23 ottobre dell’anno scorso. E si acuisce così l’angoscia dei familiari che la mattina del 3 marzo scorso erano stati raggiunti, a Samugheo, nell’oristanese, dall’annuncio, fatto dalla stampa mauritana e ripreso dalla potente emittente televisiva Al Jazeera, della liberazione della ragazza. Rilasciata, diceva la stessa fonte che 24 ore più tardi avrebbe ritrattato tutto, insieme con un gendarme mauritano, Ely Ould Moktar che era stato rapito il 20 dicembre 2011, due mesi dopo Rossella, dalla stessa organizzazione – Aqmi, Al Qaeda per il Maghreb Islamico – che aveva rivendicato il sequestro di Rossella.
 Quello stesso poliziotto è realmente tornato libero una settimana dopo l’annuncio poi ritrattato. Ma solo lui. Di Rossella non c’è traccia né notizia alcuna. Le fonti ufficiali hanno affermato che Ely Ould Moktar è stato scambiato con un uomo accusato di terrorismo e detenuto nelle carceri mauritane, Abdelrahman Oul Imidou. Una settimana prima si era detto che nello scambio di ostaggi era rientrata anche Rossella. Ora si rafforza il sospetto che non essendo stata Rossella parte di una  trattativa, diciamo così, d’ordine politico, nelle iniziative per ridarle la libertà si sia inserito – così come si era ipotizzato nelle ore successive alla smentita della notizia della liberazione – qualche mediatore che abbia altri interessi, il principale dei quali d’ordine monetario. Bisogna ricordare che nelle stesse ore in cui veniva annunciata la liberazione poi ritrattata, l’Agenzia di stampa France Press parlava di una richiesta di riscatto di 30 milioni di euro per la ragazza di Samugheo e per i due colleghi spagnoli rapiti con lei. L’agenzia di stampa francese ne aveva parlato proprio mentre si concludeva in Mauritania la visita del ministero degli esteri spagnolo e di Margherita Boniver plenipotenziaria dal governo italiano.
 All’angoscia che nasce dal silenzio sulla sorte di Rossella, per i familiari della ragazza si è aggiunto il terrore causato dalla terribile conclusione, in Nigeria, del sequestro del povero ingegnere Franco Lamolinara. Il blitz, dettato da antica e mai superata concezione coloniale britannica, che ha indotto a scegliere le armi piuttosto che la strada della paziente e lunga trattativa diplomatica, ha mostrato l’enorme distanza che si può determinare tra gli interessi di una famiglia e quelli d’immagine di potenza di uno Stato, come il Regno Unito, che ha per di più ignorato un Paese amico e alleato com l’Italia nel decidere la gestione di una vicenda nella quale era direttamente coinvolto anche un cittadino italiano. 
La paura che una tentazione simile ci possa essere anche nella gestione di questa fase del rapimento di Rossella e dei suoi colleghi spagnoli nasce dalla presenza, nell’area tra il Mali e la Mauritania, di reparti speciali francesi. Quel che è successo in Nigeria indurrà certamente la Farnesina e il Governo italiano a pretendere garanzie per evitare qualunque rischio di un’altra azione militare.
Quanto alla solidarietà popolare che si è sviluppata in tutta Italia varrà, oltre a dare un forte sostegno ai familiari, a spazzar via le incivili e offensive valutazioni di chi pensa che la coraggiosa, generosa, disinteressata, solidale azione dei volontari come Rossella sia una forma di esibizionismo radical chic o di convincimenti cattocomunisti. Lo ha detto apertamente un personaggio inqualificabile, che pure occupa un seggio al Parlamento Europeo.
Cos’è più utile, nel consesso mondiale, per il nostro Paese: lui, espressione politica di egoismi, razzismi, xenofobia o una ragazza che ha messo la propria giovinezza al servizio di chi non ha nulla, degli ultimi, di quanti fanno fatica non solo a trovare un angolo del mondo nel quale vivere, ma anche a procurarsi cibo e acqua?

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