ROSSELLA URRU VERSO BAMAKO, IN VIAGGIO PER LA SALVEZZA: IL CUSTODE E' IL MEDIATORE

immagine di Bamako, capitale del Mali

di Umberto Aime – Nuova Sardegna

Rossella Urru è un puntino rosso sulla mappa dell’Unità di crisi della Farnesina. È uno «spillo», in movimento. Anche ieri si è mosso, appena tre centimetri in avanti, nella simulazione del deserto di Shael, direzione Bamako, la capitale del Mali. Rossella è sempre con il mediatore Chaid, che fra venerdì e sabato l’ha avuta in consegna dagli scissionisti «Tawhid». Adesso è lui il custode, stavolta buono e pare fidato, dell’ex ostaggio. Le ultime segnalazioni del satellite e degli aerei spia americani dicono: la coppia, guardata a vista da alcuni uomini armati, è all’interno di un’area vasta del centro-nordest a ridosso dell’Algeria. Rossella sta bene, è la notizia rassicurante rilanciata ieri da un sito della Mauritania, ma la destinazione finale è ancora lontana. Quanti chilometri? Molti, soprattutto se i mezzi sono quelli che sono: una carovana di cammello. Quasi mai una jeep, per non attirare i predoni, in agguato giorno e notte sulle piste, fra le dune, nelle oasi. L’intermediario Chaid avrebbe preferito invece non farsi inviare un elicottero, per due motivi. Il primo: la falange «Aqim» continuerebbe a scalciare, non avrebbe ancora accettato di essere stata tagliata fuori dalle trattative. Dunque, meglio evitare qualunque provocazione nel tragitto, come può essere un elicottero che sorvola campi di addestramento, nascondigli e quartieri generali del terrorismo. Secondo motivo, Chaid si è dimostrato anche un fine politico ed ora è deciso a sfruttare al massimo la notorietà conquistata tra la sua gente grazie al ruolo in questa vicenda. Per questo, in ogni tappa, incontra i capotribù, parla a lungo con i notabili, promette l’arrivo degli aiuti umanitari ottenuti in cambio dell’ostaggio italiano: ottiene, in sostanza, quel lasciapassare che nello Shael è indispensabile per non finire in qualche altro intrigo, o essere bloccati per giorni da pericolosi intoppi. A dorso di cammello, il viaggio è lento e forse ci vorranno almeno altre due o tre giorni perché si concluda. A Bamako, non c’è dubbio: è lì che l’ambasciatore italiano a Dakar ha concordato la consegna ufficiale. Consegna che sarà in due fasi: prima ci sarà un passaggio dovuto nelle mani della polizia locale per l’interrogatorio formale dell’ex ostaggio, poi sarà il Governo del Mali a chiudere l’operazione. Anche da quelle parti c’è fame mediatica e la politica non vuole rinunciare alla passerella satellitare, con tanto di reflex e telecamere schierate nel giardino presidenziale. Solo a quel punto, sulla scena entreranno i diplomatici inviati dalla Farnesina, mentre nello stesso momento faranno un passo indietro i servizi segreti tricolori, fin ora sono stati loro a tirare le fila: rientreranno nell’anonimato senza raccogliere la gloria. Sembra tutto organizzato e perfetto, solo che non si sa quando ci sarà il ciak. Ancora meno la certezza sulla data può arrivare dalla Farnesina, che continua a trincerarsi dietro lo spesso riserbo di sabato, il giorno delle prime indiscrezioni rimbalzate dal Senegal sul rilascio di Rossella. Silenzio ufficiale. Dal ministero degli Esteri continuano a ripetere la stessa frase da giorni: «Siamo impegnati su più fronti». Anche e molto sul «caso Urru», l’impegno è massimo, è lo stesso dal 23 ottobre, notte del sequestro nel campo profughi. Ieri, col rientro a Roma da Singapore del ministro Giulio Terzi, alla Farnesina c’è stato il consueto vertice del lunedì mattina, per mettere al corrente l’apparato sull’evoluzione delle emergenze. Solo che ieri sul tavolo, al primo punto dell’ordine del giorno, non c’era Rossella, ma la crisi con l’India. Era inevitabile, dopo che i due marò accusati a Kollam di omicidio volontario (a causa degli spari da un mercantile italiano su un peschereccio locale) sono finiti in carcere a Trivandrum. Quel caso indiano adesso è diventato una priorità per i diplomatici, che comunque – seppure in gran segreto – sono sicuri invece di essere ormai a un passo dall’epilogo dell’odissea di Rossella. Non sono più preoccupati per il circuito informativo che sabato ha messo a rischio l’esito della lunga trattativa. All’Unità di crisi, fra le righe, non sono allarmati neanche dalla lentezza del cammino verso Bamako. Anche il ruolo del mediatore è stato chiarito nelle ultime ore: quanto ha chiesto, gli aiuti umanitari, gli è stato dato. Non avrà altro. Un funzionario incaricato di seguire la vicenda ieri ha confidato: «Non ci sono pervenute richieste in denaro. Semmai confermiamo che presto aiuteremo alcuni villaggi bisognosi con generi alimentari, coperte e tende». È un happy end perfetto, in attesa di riabbracciare Rossella.

 

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