IL GIUDICATO DI TORRES APRE I SUOI CASTELLI: IL LIBRO DI MARIELLA CORTES E FRANCESCO LEDDA

Mariella Cortès e Francesco Ledda

di Giampiero Marras – Unione Sarda

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese che furo al tempo che passaro i Doria e i Malaspina. Anche la terra dei nuraghi e delle domus de janas ha avuto il suo Medioevo. Senza un Orlando Furioso ma con Giudici e Giudicesse. Purtroppo quell’insidioso nemico chiamato incuria ha danneggiato moltissime strutture fortificate. Sono praticamente scomparsi alcuni castelli, come Su planu ‘e Roccaforte di Giave, cruciale per i Doria nel fronteggiare l’invasione catalano-aragonese. Lo storico dell’arte Francesco Ledda e la giornalista Mariella Cortes hanno unito la comune passione per le vicende storiche della Sardegna e le esperienze televisive in programmi di approfondimento per produrre una guida che colma una vistosa lacuna, almeno per il territorio sassarese, meno battuto (anche editorialmente) del Giudicato di Arborea. Si intitola “I Castelli del Giudicato di Torres” (edizioni Taphros) ed è stata presentata nel Convento di Santa Maria di Betlem, in occasione del convegno “Adelasia e i castelli del Giudicato di Torres”. Il volume dell’editrice olbiese è patrocinato dall’assessorato regionale alla Cultura e dall’assessorato alle Politiche sociali della Provincia di Sassari. Corredata di foto a colori e schede di approfondimento, la guida ha nella semplicità di esposizione il suo punto di forza. Di ogni castello sono indicate coordinate geografiche, stato di conservazione, grado di agibilità, storia e caratteristiche strutturali. L’intento, spiegano gli autori, è «rivolgersi non solo a studiosi e studenti, ma anche ai turisti, e suggerire un recupero di quei luoghi magari attraverso manifestazioni rievocative come fanno ad esempio a Iglesias». Gli itinerari proposti sono sette. Il primo “Dal castro bizantino al castello signorile” illustra i castelli di Orvei (Tula), Monte Acuto, Castel di Castro (Oschiri), e Monteforte (nella frazione sassarese di La Crucca). Il secondo parla dei Castelli dei Giudici: la Reggia di Ardara, il Castello del Montiferro (Cuglieri) e quello di Burgos, dove nel 1260 morì la Giudicessa Adelasia e con lei l’autonomia del Giudicato di Torres, avviata nel 1063 con Barisone I. Protagoniste del terzo itinerario sono Alghero, Sassari e Castelsardo. Quest’ultima apre anche la prima delle due sezioni dedicate alle fortezze della famiglia Doria, che possedevano pure i castelli di Casteldoria, Chiaramonti, Monteleone Roccadoria e Bonvei-Bonuighinu (Mara). L’altra grande famiglia è quella dei Malaspina che ha lasciato due grandiose testimonianze a Osilo e Bosa. L’ultimo tragitto è il più suggestivo: bisogna lavorare di fantasia per ricostruire i castelli scomparsi, dei quali non restano che qualche pietra: Olomene (Pattada), La Bastida (cancellata dopo la Grande Guerra dalla ricostruzione di un’ala di San Pietro di Sorres), Florinas, Macomer (teatro dell’ omonima battaglia del 1478), Montezuighe (Ittireddu), Roccaforte di Giave e la torre rossa di Perfugas.

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