GRIDO DI ALLARME DELLE ASSOCIAZIONI CULTURALI: SI LEVA LA PROTESTA IN SARDEGNA CONTRO I TAGLI


ricerca redazionale

Il mondo della cultura e dello spettacolo dal vivo si mobilita in Sardegna per scongiurare il taglio del 60% previsto per il settore dalla finanziaria regionale. Una protesta che ha visto da una parte i lavoratori aderenti al Cosas, Coordinamento degli organismi dello spettacolo e delle arti sceniche della Sardegna, davanti al Consiglio regionale; dall’altra la parte datoriale, l’Agis sarda, la ‘confindustria’ del settore spettacolo e cultura presieduta da Lelio Lecis, che ha fatto sentire la propria voce nel corso di una conferenza stampa.
“I picchetti li lasciamo ai lavoratori – ha precisato Lecis – noi agiamo per vie istituzionali, abbiamo chiesto un incontro con gli assessori competenti: la Confindustria non va a fare i presidi, è compito dei lavoratori”. Stesse istanze ma modalità diverse di lotta, dunque, tra Agis e Cosas. L’Associazione generale italiana dello spettacolo nega qualsiasi contrapposizione con le associazioni di base, oggi ricevute dalla commissione Bilancio del Consiglio regionale. E per fronteggiare l’emergenza e scongiurare per il 2012 l’inabissamento del comparto presenta tre proposte. “Tre idee concrete e applicabili da subito – ha spiegato Massimo Palmas, patron di Jazz in Sardegna – non possiamo attendere che si dia attuazione alla legge 18 del 2006. Se venisse confermato il taglio per lo spettacolo dal vivo del 60%, sarebbe una catastrofe”. Ecco le proposte in campo: per il 2012 criteri di finanziamento che salvaguardino l’occupazione, mandando in soffitta i criteri di premialità che compromettono la qualità dell’offerta culturale; dare attuazione alle legge regionale per lo spettacolo e creare un fondo con risorse certe. “I soggetti che beneficiano dei fondi sono passati da 44 nel 2005 a 128 nel 2011, a scapito delle realtà storiche e consolidate di interesse regionale”, ha rimarcato Maria Grazia Sughi, presidente del Teatro Stabile di Sardegna. E spunta un’idea per finanziare il fondo. “Far pagare una tassa di 3 euro – ha spiegato Lecis – per chi voglia visitare la Sardegna, come succede in Corsica, che ne fa pagare sei. In tal modo si può salvaguardare il settore che nell’Isola pesa sul bilancio regionale per appena lo 0,16%”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *