EMIGRATA PER GIOCARE A PALLAMANO, LAUREA IN SICILIA E SPECIALIZZAZIONI IN SPAGNA E NEGLI STATI UNITI: MARIA ADELASIA DIVONA, VIVE IN FRIULI ED E' RESPONSABILE CULTURALE DEL CIRCOLO "MONTANARU" DI UDINE

Maria Adelasia Divona, 36 anni. Nata a Nuoro, risiede a Pasian di Prato (UD)

di Valentina Telò

Conosciamo Maria Adelasia Divona, responsabile del settore Cultura al circolo “Montanaru” di Udine. Giovane e determinata, rappresenta il futuro per i quadri dirigenziali dell’associazione sarda del Friuli. Nata a Nuoro 36 anni fa, è cresciuta a Sassari. Il padre è originario della provincia di Rieti. La madre è di Bono. E’ in quei luoghi che Adelasia ha trascorso gran parte dell’infanzia anche in compagnia del nonno che l’ha cresciuta a pane e sardo.

Che rapporto hai con la limba? Se oggi capisco sa Limba devo ringraziare mio nonno, che non ricordo si sia mai rivolto a me in italiano; peccato che la nostra frequentazione sia durata solo quattro anni. Per me il logudorese è il sardo più bello: anche se cresciuta a Sassari, non ho mai imparato il sassarese e, in generale, ho sempre rifiutato con disprezzo (beata ignoranza…) l’uso di quello che consideravo un dialetto disqualificante. Mia sorella vive a Cagliari, e quando vado a trovarla mi stupisce la sua cantilena casteddaia e le sue espressioni da “bidduncola” perfettamente integrata nella capitale dell’Isola, lei che rispetto a me è sempre stata “sassarese in ciabi”. Ma io sono nostalgica, e quando dico Sardo intendo il logudorese, anche se la mia, purtroppo, è solo una comprensione passiva.

Sei andata via presto dalla Sardegna? I miei viaggi “in continente” sono cominciati prestissimo, per via delle origini di mio padre, emigrante a sua volta; ma già a 14 anni i miei mi avevano perso, perché la pallamano mi portava dieci mesi l’anno in giro per l’Italia e per l’Europa.

Emigrante per sport più che per studio o lavoro, quindi? Esatto! Ho iniziato a giocare in una piccola società, rilevata poi dalla storica Chirmed, poi Florgarden e ora semplicemente Sassari, perché non c’è uno sponsor. Ho frequentato il liceo classico Canopoleno: l’Azuni, proprio no…lo consideravo troppo snob, e sicuramente ho fatto bene. Al Canopoleno, a parte un inizio tosto, sono stata sostenuta da professori che avevano un’allieva brillante che poteva permettersi lunghe assenze per motivi sportivi. Non sono mai stata una secchiona, ma studiare mi è piaciuto sempre: e così, finito il liceo, ho fatto una valigia un po’ più grande e sono andata via. Per giocare a pallamano. Mi sono trasferita ad Enna, dove sono rimasta per 13 anni. Lo sport, oltre a darmi titoli, soddisfazioni e un ginocchio tutt’ora a pezzi, mi ha sempre garantito l’indipendenza economica: così ho viaggiato e ho studiato, tanto. Laurea in Scienze Politiche all’Università di Palermo, e poi il dottorato di ricerca in sociologia ma, soprattutto, l’incontro con i Gesuiti dell’Istituto di Formazione Politica “Pedro Arrupe” di Palermo, presso il quale ho frequentato il master in politiche pubbliche e ho avuto la possibilità di specializzarmi in Spagna e negli Stati Uniti. Il loro insegnamento ha cambiato la mia impostazione, il mio modo di relazionarmi con gli altri e con il mondo, e ha costituito la base della mia professionalità: oggi faccio l’esperta in politiche pubbliche, più che la sociologa. Lavoro come free lance su progetti per conto delle amministrazioni locali del Friuli Venezia Giulia e collaboro con l’Agenzia regionale del Lavoro, e il mio campo di attività sono le politiche sociali e, soprattutto, le pari opportunità. Lavoro con donne motivate a supporto di altre donne, anche se soldi in questo campo ce ne sono pochi, sperando che quello che facciamo, sebbene in scala ridotta, possa fungere da leva di cambiamento, soprattutto culturale.

Una emigrazione anomala la tua … Io l’emigrazione ce l’ho sempre avuta dentro; questo essere con la valigia in mano mi è sempre appartenuto, e ancora è parte di me, anche se il Friuli mi ha dato una relativa stabilità, e mi fa pensare che è qui che vorrei restare…almeno fino alla prossima destinazione. Questo mio via vai non mi è mai pesato: ho sempre affrontato ogni nuovo spostamento con positività. I primi timori li ho avuti tre anni fa, quando mi sono trasferita qua. In Sicilia, dopo 13 anni, le mie relazioni sociali erano ormai consolidate, ero integrata perfino nell’uso del dialetto, e ho lasciato tanti affetti…ma le prospettive professionali erano inesistenti. In Friuli, per la prima volta mi sono sentita sola e in difficoltà. I Friulani, per la maggior parte, sono come un diesel: all’inizio sono molto diffidenti e distaccati, si fanno i fatti loro, e poi usano questa lingua all’inizio incomprensibile (che però avevo già metabolizzato nei primi due mesi); solo dopo un bel po’ ti danno accesso al loro mondo. Non è stato facile passare da una situazione in cui non avevo bisogno di chiedere aiuto perché i Siciliani sono estremamente disponibili e amichevoli, ad una situazione di totale isolamento in cui non sapevo come muovermi o a chi rivolgermi. Così ho cercato su internet il circolo dei Sardi, pensando: vediamo se funziona ancora la catena dell’emigrazione. E così ho ricominciato a respirare aria di casa, lontana da casa: ho raccontato la mia storia, sono stata ascoltata e ho incontrato persone che hanno cercato di aiutarmi. Ma intanto pensavo che forse non era stata la scelta giusta venire qua, e che era ora di tornare nell’Isola…e ci ho anche provato, approfittando del back del Master and Back (di cui avevo usufruito durante l’ultimo anno e mezzo di dottorato): due posizioni aperte al comune di Nuoro, assessorato al lavoro, per due incarichi che mi calzavano a pennello, e per i quali sotto il profilo dei titoli surclassavo alla grande il secondo classificato in entrambi i casi…stranamente (strano per me, probabilmente non per la commissione valutatrice interna all’ente) sono risultata non idonea. Forte della pessima esperienza e frustrazione provocatami dal M&B (anche in fase di richiesta della borsa, che mi ha vista penare non poco…ma questa è un’altra storia) ho deciso di non riprovarci. E, per fortuna, la mia ruota professionale qua ha cominciato a girare.

Vivi a Udine? Vivo a Pasian di Prato, un comune contiguo dove beneficio della vicinanza col centro e della presenza di prati estesi . Udine è una bella città. E’ come una bomboniera: pulita e organizzata, mi ha fatto scoprire la gioia di andare in giro in bicicletta, ed è così che mi muovo dalla primavera all’autunno. La regione in sé è incantevole, e racchiude tante meraviglie naturali…mare escluso, ovviamente, tant’è che d’estate preferisco andare sul Tagliamento: almeno quando faccio il bagno riesco a vedermi i piedi! Qua ho imparato a sentirmi a casa, e per la prima volta ho desiderato di comprarne una (ma di questi tempi è una utopia da precaria). Sto bene qua. Se, nonostante tanti anni, in Sicilia sono sempre stata la Sarda, aggettivo che mi identificava come straniera, non siciliana, qua essere Sarda è diventato un valore aggiunto: la storia dei Sardi che sono passati in queste terre con la Brigata Sassari nella Prima Guerra Mondiale è ancora viva, e i Friulani ci portano un grande rispetto, e ci tengono in grande considerazione. Me ne accorgo sul lavoro, ma anche ogni volta che organizziamo qualcosa al circolo: la partecipazione dei Friulani è sempre consistente, anche tra i soci simpatizzanti, e i politici locali, in maniera trasversale, sono sempre presenti. Per non parlare poi di un fattore che accomuna noi e loro: l’uso di una lingua regionale che, per quanto ho constatato, i Friulani valorizzano e promuovono molto di più di quanto non facciamo noi Sardi.

Come è stato il tuo approccio con il circolo sardo? Il primo anno il Circolo non l’ho frequentato tanto. Mi facevo vedere ogni tanto, andavo a fare la spesa alla bottega e scambiavo quattro chiacchiere. Dopo un anno il presidente Domenico Mannoni è riuscito ad incastrarmi: mi ha chiesto di candidarmi per il rinnovo del direttivo, e così sono stata eletta. L’idea era quella di rinnovare l’ambiente con energie giovani e una nuova progettualità, per affiancare alle attività tradizionali anche nuove iniziative, cercando anche di organizzare il lavoro in maniera più strutturata. Oggi sono responsabile della cultura e mi occupo della ricerca dei bandi pubblici, della stesura dei progetti, del fund raising, della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi. Ma da soli non si va da nessuna parte: il direttivo del circolo, in sé, e i soci che si rendono disponibili a collaborare, sono una macchina perfettamente oliata. C’è sempre chi borbotta e chi si lamenta, ma alla fine il successo delle nostre iniziative ci ripaga sempre. Mi esalta vedere tanta gente che partecipa alle nostre iniziative, anche se alcuni sardi ci snobbano. Alcuni considerano il circolo ghettizzante, altri soffrono di antipatie e gelosie ataviche…sono quelli cui trent’anni di vita qua non hanno lontanamente scalfito i limiti della sardità e della mentalità ristretta. Per questa ragione sono sempre alla ricerca del rinnovamento, sia della tipologia di persone che ci frequentano sia delle cose che proponiamo. L’emigrazione è cambiata, e quindi anche le attività e il ruolo del circolo devono cambiare. Questo non significa che bisogna abbandonare quanto costruito fin’ora, ma aggiungere nuovi percorsi alla strada già fatta. Dobbiamo innovare: alla lunga i gruppi folk e i tenores stancano, e comunque non avvicinano i giovani, che ci sono ma non partecipano se non nelle grandi occasioni, come l’annuale Festa del Maialetto, o gli auguri di Natale. Per fortuna la cooptazione di Gianluca Chessa come consigliere giovane in seno al direttivo sta portando nuovo ossigeno e nuove idee, così si aggiungono proposte e si raggiungono altri target: iniziative per nonni e bambini, feste giovani con serate di giochi di società, concerti con gruppi sardi come quello organizzato in un locale storico di Udine a dicembre con i Gamas Rebeldes di Tissi. Il circolo oggi è una parte molto impegnativa della mia vita: ci sono delle cose che devono essere fatte in tempo reale e che, per questione di competenza, non posso delegare ad altri. Ma sono grata di quello che ricevo in cambio: vedere la gente contenta è una grande soddisfazione.

Funziona tutto a meraviglia, insomma … C’è un rovescio della medaglia: le nostre attività di promozione dell’Isola sebbene abbiano qua una grande visibilità, al di là del Tirreno sono poco conosciute e non hanno risonanza. Non si percepisce quale sforzo enorme facciamo qua con risorse umane che si adoperano per puro volontariato, e con pochissime risorse finanziarie. Io non chiedo che l’Assessorato al lavoro ci dia più soldi, ma che ci consenta di essere competitivi, e di avere accesso a risorse altre che non siano solo quelle destinate all’emigrazione. Dovrebbe esserci data la possibilità di accedere a tutti i bandi e avvisi pubblici cui hanno accesso le associazioni con sede nell’Isola: in questo modo si aumenterebbe la nostra progettualità senza gravare sul sempre più magro bilancio del piano emigrazione, saremmo costretti ad essere più competitivi, pensando anche di lavorare in comune con altri circoli, o associazioni in Sardegna (magari facendoci esportatori di buone pratiche apprese nei nostri territori di emigrazione), e questo porterebbe ad una selezione naturale tra circoli che si autopromuovono e autosostengono, e circoli che semplicemente esistono, ma senza prospettive. Apparentemente qualcosa si sta muovendo, con la maggiore attenzione mostrata sul tema dell’emigrazione da parte dell’Assessore Liori, che dovrebbe farsi portatore delle nostre istanze in seno alla Giunta, coinvolgendo i suoi colleghi che, non avendo la responsabilità di una delega, non mostrano la stessa sensibilità. Meritiamo un maggiore rispetto per quello che facciamo in tema di promozione, e a volte anche un riscontro di facciata, in forma di ringraziamento, può essere sufficiente. Faccio un esempio su un episodio che ci ha colpito direttamente. A maggio 2011 con i fondi della Lr 26/1997 per la Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna dell’Assessorato alla pubblica istruzione abbiamo organizzato presso lo splendido salone del consiglio della provincia di Udine un convegno sulle metodologie di insegnamento delle lingue minoritarie, mettendo a confronto sardo e friulano con un parterre di tutto rispetto di linguisti dei due versanti. La sala era gremita, sicuramente un centinaio di persone, e da parte friulana erano presenti anche i rappresentanti della provincia e del comune di Udine, e l’assessore regionale alla cultura, che è stato con noi fino al pomeriggio. Dalla Regione Sardegna, nonostante i numerosi inviti spediti, neanche un cenno. Con gli stessi fondi della Regione Sardegna è stata anche finanziata con 5.800 euro una mostra sull’editoria sarda in Friuli Venezia Giulia, ma non organizzata dai circoli sardi, bensì da una piccola associazione friulana che si occupa di ladino e friulano. Che senso ha? C’è da chiederselo, visto che alla “mostra”, che in realtà era una riunione intorno a un tavolo, hanno partecipato una decina di persone (compresi i rappresentanti del nostro circolo), ed hanno avuto l’onore di ospitare un dirigente dell’Assessorato. E guarda caso, quella stessa associazione friulana è stata rifinanziata anche quest’anno con 8.000 euro per un programma editoriale di scambio. Qualcuno ci deve spiegare i criteri sottesi a questa allocazione di risorse pubbliche SARDE a entità che sarde non sono. Queste sono risorse tolte ai circoli, e ci piacerebbe sapere cosa motiva queste modalità di azione: operare nei circoli è impegnativo, ed oltre ad avere un valore economico e sociale per i Sardi di fuori, rappresenta un grande ritorno di immagine per i Sardi di dentro. Almeno di questo, i nostri amministratori dovrebbero tenere conto.

Disegnami la Sardegna che vedi. Cosa ti piace? Cosa no? In Sardegna torno ora molto più frequentemente di quanto non facessi quando vivevo in Sicilia: la relativa vicinanza di tre aeroporti, e la presenza della Ryanair in due di questi, aumenta le possibilità di tornare anche solo per un fine settimana. Ciò non toglie che il problema della continuità territoriale continui ad essere un fardello troppo oneroso, non solo per i Sardi di fuori, ma per la regione tutta in un’ottica di sviluppo economico e di programmazione per il futuro. Il vero ritorno a casa è d’estate, e per me casa è Stintino, dove i miei genitori si trasferiscono per la stagione: io mi porto dietro il lavoro, e cerco di trascorrerci più tempo possibile. Mi commuovo sempre, quando dalla strada si scavalla da una curva e appare l’Asinara, è una emozione enorme. Non vado in giro, resto là e mi godo la tranquillità, la mia famiglia e il mare. Ma la mia Sardegna d’estate non è la Sardegna reale, quella che non mi piace e verso la quale mostro poca pazienza: quella che non dà servizi, che non garantisce standard di qualità, quella che non promuove criteri meritocratici (e non mi riferisco solo al Master&Back, anche se il recente caso di Valeria Alzari è emblematico di molti altri), quella che si ostina a rimanere ancora un’isola anche nei pensieri, nell’immaginazione e nella creatività.

7 risposte a “EMIGRATA PER GIOCARE A PALLAMANO, LAUREA IN SICILIA E SPECIALIZZAZIONI IN SPAGNA E NEGLI STATI UNITI: MARIA ADELASIA DIVONA, VIVE IN FRIULI ED E' RESPONSABILE CULTURALE DEL CIRCOLO "MONTANARU" DI UDINE”

  1. Che orgoglio!!!! l’ho letta tutta e posso dire: questa bella ragazza, tosta e intelligente, io la conosco!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Ciao Adelasia ,con piacere leggo le "tue notizie" e mi inorgoglisce il fatto di aver in qualche modo "camminato" insieme a te nello sport!!! Complimenti e quando vieni in Sardegna…io ci sono !!!
    Prof.

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