TOTTUS IN PARI, 380: NON E' UN ALIBI MA UN DIRITTO (la riflessione di Claudia Sarritzu parlando di emigrazione)

Tottus in Pari, numero 380 - gennaio 2012

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2 risposte a “TOTTUS IN PARI, 380: NON E' UN ALIBI MA UN DIRITTO (la riflessione di Claudia Sarritzu parlando di emigrazione)”

  1. Da Sardo di Carbonia, emigrato dal 1955 sono rientrato in Sardegna nel 2002 per nuovamente riemmigrare in continente nel 2011. In merito alla realtà occupazionale nella nostra terra mi sento affermare quanto segue:
    Le conferme di ciò sono sempre, ahimè, più deprimenti, presupposti inquietanti, per non dire disperati, stante la situazione occupazionale senza più alcun sbocco.
    Ci si rende conto di questa verità quando al di fuori della Sardegna incontri i giovani sardi, operai, tecnici, diplomati e laureati alla ricerca di un qualsiasi lavoro che possano trovare, senti le loro storie e ti viene la malinconia.
    Quanto ci hanno trasmesso i nostri genitori al riguardo del “metter su casa”, sembra rappresentare oggi un problema immenso, un traguardo quasi irraggiungibile, un segno rappresentativo della cattiva realtà della società in cui si è impantanati.
    Oggi come oggi programmare il domani sarà manifestamente sgradevole.
    Quello che infastidisce ulteriormente è l’esistenza di due popoli Italiani, ben distinti e separati fra loro: quello degli onesti e l’altro dei disonesti.
    Gli onesti che contribuiscono pagando regolarmente le tasse, e quello arrogante, fintamente vittimista, sbraitante, provocatorio e maleducato, che al contrario evade e nel contempo urla feroci critiche nei riguardi dei “lavoratori dipendenti”, segno tangibile di una prepotenza ingiustificata.
    Queste due popoli sono sempre esistiti, la parte disonesta prima o poi sarà investita dall’augurabile applicazione rigida dello “scudo fiscale” od da un nuovo metodo tale che possa punire il loro ladrocinio, forse questa vergogna, con metodi drastici e risolutivi potrà essere risolta ed eliminata.
    Il senso civico delle persone dovrebbe imporre quale regola il dovere della contribuzione corretta, e non viceversa, divenendo, i disonesti, quasi dei prodi ogniqualvolta riescono ad imbrogliare l’erario statale. Ovvero essere fieri di avere, nella giusta dimensione, contribuito noi tutti al benessere collettivo, non dimenticandoci, comunque che l’evasore fiscale è colui che ci ruba i quattrini dal nostro portafoglio.
    Cerchiamo di essere onesti e coerenti noi tutti, senza più fidarci a presunte affiliazioni collegate a correnti di partito, di uno o altro colore o tendenza, l’appartenenza ad una parte politica risulta essere il peggiore sistema per cercare di identificare cagioni e risolvere difficoltà.
    Siamo giunti al terzo millennio, possibile che ancora non si sia capito, eccetto qualche riguardosa, indecisa e intangibile protesta verbale o scritta, che la Sardegna non è assolutamente considerata dai vari Governi centrali, sarà come sempre una terra di conquista e soprattutto di confine, e la Storia lo conferma, sempre emarginati e distaccati dai provvedimenti che sono di pertinenza della nostra terra.
    E considerato che la verità è questa, coloro i quali rappresentano la Sardegna a livello regionale e nazionale, abbiano la compiacenza e l’onestà di attuare provvedimenti immediati, anche se sgraditi.
    I signori politici “non procacciatori di voti”, (senza alcun riferimento provocatorio), dovrebbero essere tanto sinceri, dignitosi ed “onorevoli” nell’esporre con estrema chiarezza al Popolo Sardo, ed in modo particolare alle nuove generazioni, di affermare che:
    in mancanza di occupazione lavorativa o prospettiva tale nell’isola, non esitare oltre, ma di espatriare e cercare possibilmente in continente, all’estero un lavoro adeguato che possa così garantire loro un avvenire sereno.
    Questo, almeno, potrebbe evitare conseguenze amare ai giovani Sardi, i quali in molti, in considerazione delle evidenti impossibili alternative, ammirerebbero il coraggio di tali affermazioni dei signori politici.

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