TERZA ETA', RIVIVERE IN SARDEGNA: PROGETTARE IL FUTORO CON L'A.C.S.I.T. DI FIRENZE

Elio Turis è il presidente delll'Associazione Sarda A.C.S.I.T. di Firenze

di Gianni Conti ed Elio Turis

L’Associazione Culturale Sardi in Toscana, benché sia a conoscenza di progetti di sviluppo in corso di elaborazione, nell’interesse dell’economia sarda, formulati da alcuni settori politici,sindacali ed imprenditoriali, si permette presentare al Congresso della F.A.S.I.,alcune idee ed ipotesi per redigere un pre-progetto di sviluppo economico sociale per ridurre l’inarrestabile crescita della disoccupazione, con particolare attenzione a quella giovanile che, ormai, ha raggiunto  livelli insopportabili per la stabilità del sistema sociale della regione. Purtroppo l’attuale sviluppo tecnologico e la globalizzazione dei mercati non solo finanziari, fa si che la situazione occupazionale nei nostri paesi a tecnologia avanzata diminuisca sempre di più. Pertanto,  le manifatture a bassa tecnologia ormai possono essere prodotte a costi infinitamente minori in Cina,India,e paesi cosiddetti emergenti del sud e dell’est del mondo;questo significa,soprattutto, subire una travolgente competitività e concorrenza sul costo finale del prodotto. Significa,inoltre,”economia reale” e non solo “finanziaria” globalizzata. Infatti,l’altissima automazione e il carattere tecnologicamente avanzatissimo della produzione richiede poca e qualificata mano d’opera. Questo significa anche che la stragrande maggioranza della forza-lavoro resterà con le briciole dei lavori saltuari,precari,incerti,mal pagati,”sommersi” ,nel lavoro nero,con la concorrenza degli immigrati,disposti a subire qualsiasi forma di sfruttamento per la sopravvivenza materiale in un pase”straniero”.Dunque,drammaticamente il quadro “tradizionale” della distribuzione della forza-lavoro,soprattutto nel meridione e nelle isole, non è congiunturale,ma strutturale;se la dirigenza nazionale e regionale non interverrà –radicalmente- con riforme profonde per ridurre la burocrazia,aiutare l’impresa,difendere la qualità del prodotto,creare nuovi posti di lavoro,ridurre gli sprechi,garantire il credito,migliorare la scuola,sostenere la famiglia sul piano della sicurezza sociale,rischiamo di incamminarci nella recessione e nella decadenza non solo industriale e produttiva, ma anche nei servizi e nel terziario. Occorre agire in fretta. Le nuove generazioni sono in rivolta e chiedono –legittimamente-lavoro e dignità, per il presente e per il futuro. La partita che si sta giocando da alcuni anni in Italia mette in discussione il primato della politica. C’è oramai un conflitto reale fra politica e classi sociali. La diffusa opzione politica per il presidenzialismo e la forte verticalizzazione del potere,tende a ridurre lo spazio della mediazione dei soggetti sociali che ne sono i naturali protagonisti dalla fine della seconda guerra mondiale. C’è in atto una pericolosa separazione tra la dimensione del sociale e quella politica;tra la società e lo stato; una preoccupante deriva di contrapposizione fra richiesta di cambiamento del mondo del lavoro e della finanza disinvolta, e una politica onnivora e inconcludente. La vicenda triste dei pastori sardi;il trattamento poco civile riservato ad una delegazione pacifica di questi dimenticati lavoratori, che si recava a Roma a spiegare le ragioni del malessere che porta alla scomparsa di migliaia di piccole imprese,ha dimostrato l’insipienza della politica e la necessità di un diverso regime di rapporti,non solo sindacali,ma anche e specialmente  socio politici. Tralasciamo il commento per il diverso trattamento riservato agli allevatori del nord,che hanno disatteso le direttive europee sulle quote del latte;ignorando successivamente,le sanzioni dovute con la protezione della Lega Nord. Per far salire l’occupazione in Sardegna,secondo la nostra modesta esperienza di amministratori locali, occorre superare anche alcune vocazioni storiche del territorio,e adeguarsi al mondo che cambia e,soprattutto ,percorrere nuove strade. Dato che i posti di lavoro per occupazioni a bassa qualificazione diminuiranno costantemente,occorre far aumentare i posti di lavoro più velocemente di quanto diminuiscono. A questo riguardo occorre anche ricordare lo smantellamento graduale della presenza dello Stato nell’economia attraverso il processo delle cosiddette privatizzazioni,le quali,invece di creare forme nuove di democrazia economica, si sono alla fine risolte in un mero passaggio di proprietà:dalla mano pubblica alla mano dei  “soliti noti” privati. In sostanza,esse non hanno prodotto nessun beneficio al cittadino-consumatore;non hanno saputo dare vita  ad una sana e trasparente concorrenza,né ad un vero processo di liberalizzazione della nostra economia; né tanto meno,a forme moderne di azionariato popolare per dirottare verso le attività produttive la tradizionale capacità di risparmio delle famiglie italiane. Dunque,cambiano i modi per produrre nuove forme di lavoro. La nuova parola d’ordine sarà, molto probabilmente “coesione sociale nello sviluppo locale”.Individuare nel territorio il luogo dove scomporre la tradizionale vocazione del passato; e, attraverso il cambiamento e la conoscenza dei futuri bisogni dell’uomo, ricomporre la comunità sociale con nuove attività lavorative. Nel passato,anche recente, ci si è troppo accontentati della “monocultura” e poco si è pensato a livello decisionale e di governo di dar vita a iniziative diversificate, in grado di sfruttare al meglio tutte le possibilità per creare un vero “terziario avanzato”,basato sul servizio all’uomo;all’uomo che diventa sempre più anziano e che,secondo studi e ricerche scientifiche,nei prossimi anni raggiungeranno il 30% della popolazione italiana. Una stagione della Sardegna, in particolare nell’autunno/inverno è ormai alle spalle e bisogna rendersene conto per non rassegnarsi al peggio. D’allaltra parte la pastorizia e l’agricoltura non potranno fermare i giovani in cerca di lavoro e dignità. Dunque non ha senso opporsi al cambiamento e sprecare fatica,energie e risorse per mantenere una situazione al tramonto economico. Urge invece sollecitare una ricerca ed una verifica per “catturare” o meglio ospitare una piccola percentuale(0,5%) di anziani nnelle cittadine costiere dell’isola:da Santa Teresa di Gallura a Bosa,da Bosa a Santa Margherita di Pula, da S. Antioco a Tertenia e Dorgali, e così,”costa-costa”, fino a raggiungere una settantina di località marine. Ad oggi, il 0,5% rappresenta solo e soltanto 70.000 anziani oltre i 65 anni:70.000 a fronte di 14.000.000 in circa di socialità e assistenza umana. Creare le condizioni per una crescita stabile e la creazione di nuovi posti di lavoro nelle regioni meridionali è una sfida alla quale poche regioni hanno iniziato ad affrontare senza la copertura dello stato centrale. Ma la grande sfida del nostro tempo  è la necessità di avere nuove strategie a livello regionale e territoriale. Occorre dare una risposta alla sfida all’occupazione. La popolazione anziana che,nel bene e nel male,gode di pensione,molti di risparmi,di abitazione propria o di figli con buon reddito,rappresenta un bacino di risorse per la creazione nel terziario e nei servizi che possono dare una risposta altamente positiva alle nuove generazioni,garantendo lavoro a loro stessi e vita dignitosa alla popolazione anziana. La Sardegna rappresenta un bene prezioso da riscoprire non solo nei mesi estivi,ma anche durante tutto l’anno;sia per l’ambiente,le tradizioni secolari,il patrimonio artistico millenario;proprio il consolidarsi di questa consapevolezza,ha portato alla responsabile riflessione sui molti problemi irrisolti:una cultura dello sviluppo locale storicamente ignorato. Inoltre pregiudizi nei confronti dell’agricoltura e dei pastori sardi, oltre alle politiche comunitarie che non hanno protetto il prodotto nelle zone di sottosviluppo agricolo-pastorale,comprese le politiche fiscali nazionali,dei prezzi miserrimi e dei tassi del credito,sono la causa e le distorsioni della crisi dell’economia e della disoccupazione della Sardegna.. Dunque,sono necessari interventi mirati e coraggiosi. A tutti i livelli,partendo dai comuni della costa e dalla Provincie col
legate. I progetti di sviluppo terziario sono possibili se avremo una strategia ed un progetto di ampio respiro,elaborato dalla Regione Autonoma della Sardegna, d’intesa con Province, Comuni, Camere di Commercio ed Enti territoriali di sviluppo locale.

Concludendo,occorre creare una “coalizione sociale”,composta dai Comuni,Province,Sindacati ed enti territoriali,per definire il “pre-progetto”; le località che ne possano far parte, il tipo di società, possibilmente mista(pubblica privata) con la partecipazione dei Comuni interessati. E’ chiaro che a monte di un progetto pilota,sia necessario fare una verifica sulle possibilità di trovare (in loco e fuori) i finanziamenti a lungo termine;fare ricerche sopratutto nelle regioni fredde del nord, sulle spese pubbliche e familiari per mantenere una persona anziana con l’assistenza della figura della badante (stipendio e oneri previdenziali); dei costi per il mantenimento nelle strutture pubbliche e private. Dopodiché, sarebbe indispensabile attrezzarsi sotto il profilo della formazione professionale ed altro (medici-infermieri-operai di ogni tipo  specializzazione, fisioterapisti, cooperative per le pulizie etc).Inoltre, risolvere la questione onerosa dei trasporti marittimi e non solo. Insomma proponiamo ai nostri corregionali di imitare le giraffe:guardare in alto e lontano. Smettere di essere delle lumache lenti e miopi.  Un proverbio brasiliano dice:”quando sogni da solo,rimane un sogno;quando si sogna in molti,diventa realtà”.

2 risposte a “TERZA ETA', RIVIVERE IN SARDEGNA: PROGETTARE IL FUTORO CON L'A.C.S.I.T. DI FIRENZE”

  1. Agli amici di tutti i circoli sardi
    TANTISSIMI AUGURI PER UN 2012
    COME TUTTI VOI LO DESIDERATE
    Circolo Culturale Sardo “Grazia Deledda” di Magenta

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