DAL 30 DICEMBRE AL 30 GENNAIO LA MOSTRA ANTOLOGICA AD OZIERI DEL PITTORE PIETRO TINU (1923 – 1999)

un'opera di Pietro Tinu. Olio su tela juta

di Michele Calaresu

Mostra antologica “Pietro Tinu 1923 – 1999”

dal 30 dicembre 2011 al 30 gennaio 2012 / Ozieri » Pinacoteca all’ex Centrale elettrica

La mostra, dedicata al pittore ozierese Pietro Tinu, rimarrà aperta fino al 30 gennaio.

La conferenza di presentazione della mostra e del relativo catalogo avrà luogo venerdì 30 dicembre alle ore 10,30 presso la Sala Conferenze dell’”Antico Convento di San Francesco” ad Ozieri; al termine della conferenza verrà ufficialmente aperta la mostra al pubblico, presso la struttura espositiva denominata ex “1° Centrale Elettrica della Sardegna”, in via Vittorio Veneto ad Ozieri.
Pietro Tinu (Ozieri 1923 – Cagliari 1999), apprende i primi rudimenti dal pittore ozierese Giuseppe Altana e nel 1941 si iscrive all’Istituto d’Arte di Sassari, dove riceve gli insegnamenti di Stanis Dessy, Mauro Manca e Filippo Figari. Si diploma brillantemente nel 1945 e subito si trasferisce a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti.
Qui trova insegnanti di prestigio assoluto, come Pietro Annigoni, Primo Conti, Ottone Rosai e l’amico Giovanni Colacicchi che, dopo il diploma conseguito nel 1950, gli spianerà la strada per l’ingresso nel corpo docente dell’Accademia, dove insegnerà Decorazione pittorica fino al 1993 (tra i suoi allievi il colombiano Fernando Botero).
I suoi esordi oscillano tra l’influenza neoimpressionista francese e quella del “chiarismo” lombardo, che ben presto però volge verso modi riconducibili al “realismo magico” e a suggestioni metafisiche e classiciste tipiche del ventennio precedente.
La transizione di Tinu dall’arte figurativa all’arte astratta (abbracciata lungamente fin dal 1955, in occasione della sua VII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma) passa per una fase “neorealista” e poi “neocubista” nella prima metà degli anni ‘50. Pur negando la figura, egli ricerca una logica e una razionalità nel suo creare, che inizialmente intravede nella geometria pura, come avevano fatto decenni prima i pionieri nord europei dell’astrattismo.
Nel 1960 l’astrattismo “classico” di Tinu volge verso l’informale, subito maturo ed originalissimo. Nella seconda metà del decennio Tinu attua un progressivo recupero del colore brillante e favorisce contrasti più netti tra i colori e i chiaro scuri; anche le forme sembrano assecondare un maggior ritorno all’ordine e alla chiarezza, non solo in termini geometrici ma anche di equilibrio compositivo. Agli inizi del nuovo decennio avviene il riavvicinamento all’arte figurativa, che tenderà sempre più a fondersi all’interno di composizioni ancora prevalentemente astratte. È anche attratto da una personale riscoperta della simbologia misteriosa insita nei miti delle civiltà mediterranee classiche e preclassiche, in particolare di quella sarda, e ai loro simboli arcani, chiavi di accesso ad una dimensione primigenia della vita.
Fino alla metà degli anni ’70 Tinu è costantemente impegnato in moltissime esposizioni (soprattutto Firenze e Roma, ma anche Cremona, Mantova, Bari, Cesena ecc.), dopodiché smette inspiegabilmente di esporre.
Dal suo osservatorio privilegiato, la cattedra accademica, il curioso sperimentatore Tinu non poteva forse rimanere estraneo e indifferente alla rivoluzione artistica della Pop Art e dell’arte psichedelica, che negli anni ’70 è molto presente nell’immaginario della musica rock e pop. La Pop Art di Tinu non esprime alcun giudizio critico o polemico della quotidianità, ma semmai pone degli interrogativi.
Negli anni ’80-‘90, in coerente evoluzione, è avvinto dalla ricerca dell’origine della vita, che allo stesso tempo coincide con la scoperta dell’arte delle culture primitive, soprattutto, quella aborigena australiana. Sono queste le ultime opere realizzate da Pietro Tinu e, quasi come una speranza, completano quella sorta di evoluzione “biologica” ed artistica che, dalla frammentazione e negazione della figura (e quindi anche dei soggetti viventi) del neocubismo e dell’astrattismo degli anni ’50, è passata ai pseudo batteri degli anni ’60 ed è ora giunta agli insetti, ai grandi animali preistorici ed infine all’uomo primordiale, praticamente ritornando al punto di partenza della sua arte degli anni ’40, come nel ciclo perenne della nascita, della morte e della rinascita della natura.
Dopo la scomparsa della moglie, nel 1997, Tinu perde interesse per l’arte e si chiude in sé stesso. Nel marzo del 1998 torna definitivamente in Sardegna, a Cagliari, dove muore il 23 ottobre del 1999 all’età di 76 anni e viene sepolto nel Cimitero di San Michele.
Pietro Tinu è un artista tutto ancora da scoprire. La sua grandezza è rilevabile, soprattutto a partire dagli anni ’60, nella capacità di essere sempre attuale, al passo col dibattito culturale ed artistico italiano e, per di più, riesce a fare ciò senza nemmeno pagare un pegno ai capiscuola delle correnti artistiche di punta. È anche per questi motivi che, con orgoglio, restituiamo alla storia dell’arte della Sardegna uno dei suoi figli, tra i più estrosi e complessi, che, d’ora in poi, siamo convinti, non potrà non essere annoverato tra i maggiori dell’arte sarda del Novecento.
La mostra antologica di Ozieri presenta circa 110 opere di Pietro Tinu (tra dipinti, disegni, acqueforti e monotipi) che attraversano tutto l’arco temporale dei 50 anni di attività dell’artista.
Il catalogo della mostra (140 pagine e circa 220 illustrazioni), curato da Michele Calaresu, illustra puntualmente il percorso artistico di Tinu in rapporto agli eventi culturali e storico – politici dell’Italia del Novecento.
La conferenza di presentazione dell’importante evento vedrà gli interventi delle autorità comunali, provinciali e regionali, delle massime istituzioni dell’Università e dell’Accademia di Belle Arti di Sassari e di importanti critici d’arte e personalità della cultura isolana.

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