DOVE MI PORTO LE COSE CHE NON HO (RIFLESSIONI SULL'ANNO CHE FINISCE E SU QUELLO CHE ARRIVA)

nell'immagine, l'autrice dell'articolo

di Claudia Sarritzu

A fine anno si tirano le somme di quello che si è costruito, sognato, perso, sperato. Personalmente il mio 2011 è stato un anno di svolta. Tantissime cose in cui ho creduto, tantissime persone o progetti a cui ho dato fiducia sono svaniti. In alcuni casi ero preparata, in altri è stata un’amara sorpresa. C’è chi mi dice spesso incontrandomi che ho la fortuna di raccogliere esperienze da mondi diversi ma allo stesso tempo comunicanti fra loro: università, web, carta stampata, radio, volontariato, politica e libri, quelli che leggo per me e quelli che presento, quelli che ho contribuito a scrivere, con tutto il bagaglio che si portano dietro sia le loro pagine sia i loro autori. 

 

Puoi raccontare quando vivi proiettato fuori dalla tua casa e dal tuo ristretto giro di amici, quando passeggi spesso e più degli altri per strada, quando usi i mezzi pubblici e dentro ci trovi la società che per famiglia ed educazione potresti anche non incontrare mai. Puoi raccontare quando ti fai portatore dei tuoi valori, quando hai buoni principi e cerchi di crescere attraverso quelli degli altri, facendo sì che quelle esperienze siano in fin dei conti un altro modo per diventare grande anche se a 25 anni oggi come oggi è dura immaginarsi nel futuro.

 

 Puoi raccontare quando non hai paura delle conseguenze, quando sai che dire la tua ti metterà in una posizione felice o infelice a seconda di chi ti legge o ascolta. Quando non hai paura di farti nemici perché sai che non è vero che contano “tutti” nella vita ma solo quelli che alla fine ci sono sempre stati senza scuse e alibi, anche quando non eri esattamente brillante. Puoi raccontare soprattutto quando non hai paura delle conseguenze, delle piccole caste e delle grandi ipocrisie di cui sei rimasto vittima. Quando hai dalla tua parte la verità, quella che conta più di tutto e che parla non solo della tua storia ma anche di quella di chi non ha avuto il coraggio di metterla in condivisione. Fare parte di questi mondi mi ha permesso di conoscerne i difetti, le bugie, tutte le persone non degne che purtroppo ne fanno parte. Mi ha permesso di conoscerne altre pulite, senza se e senza ma, più coraggiose di me. Ma più di tutto, per la posizione di tramite che ho fra varie realtà, mi ha permesso di far conoscere anche ad altri le cose belle e quelle meno belle e di svelare i tanti grigi che non vengono mai denunciati. 

 

Non mi ha deluso il giornalismo, ma certi giornalisti, come non mi ha deluso la politica ma certi politici, o la lettura ma certi finti letterati- intellettuali. Resto innamorata dei concetti ma sono critica con chi si fregia di esserne paladino senza aver fatto nulla per dare onore alle parole con cui si incorona il migliore. 

 

Ecco forse sono contenta, a fine anno, di quello che non ho. Di quello che non ho accettato, condiviso, scambiato. Sono fiera di ciò che mi resta anche se poi non ho contratti, cariche, soldi. Mi piace pensare che ho perso le prime battaglie come gli operai, gli studenti, le donne che ho raccontato, che sono diventata una di loro e grazie a loro sono rimasta io senza contrattare le mie posizioni. Mi piace pensare che ho fatto parte di ambienti e progetti fino a un certo punto, finché le cose sbagliate sono diventate più numerose di quelle giuste, finché si è potuto lavorare per raggiungere il meglio, finché non si è trattato solo di essere autoreferenziali. 

 

Sì, è così, nell’anno nuovo mi porto le cose che non ho. Che sono la prima prova di coerenza con cui si può davvero capire gli altri e dare l’esempio. 

 

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