GIOVANNA MULAS HA PRESENTATO IL SUO LIBRO "MALANIMA MIA" AL CIRCOLO "GRAZIA DELEDDA" DI SARONNO

Giovanna Mulas con Luciano Aru, il presidente del circolo "Deledda" di Saronno

di Cristina Canali

Sapete cos’è una “nevera”? No? Non tutti? Beh, ve lo dico io: è una specie di cisterna di mattoni dove, quando non erano ancora stati inventati i frigoriferi, e non esisteva neanche l’elettricità, per dirla tutta, veniva convogliata la neve invernale perché, nella stagione buona, fungesse da ghiacciaia. Nella Sala Nevera di via Santuario, a Saronno, dimora abituale del gelo nei secoli andati, c’era invece un calore incredibile: in quello che è stato trasformato dall’amministrazione comunale di Saronno in un ampio e confortevole locale, adibito per lo più all’ospitalità di manifestazioni culturali, Gabriel Impaglione, Giovanna Mulas e Patrizio Pacioni (in stretto ordine alfabetico) hanno saputo coinvolgere immediatamente e per tutta la durata dell’evento il folto pubblico che gremiva la sala della “nevera”, gremita in ogni ordine di posti, in un’atmosfera densa di suggestione: dai versi del poeta argentino, ricchi d’impegno, alle riflessioni confidenziali e profonde dello scrittore romano, alla magia interpretativa dell’autrice nuorese, ispirata come sempre nella sua lunga e applauditissima lettura, non s’è registrata alcuna caduta di tensione. Uno splendido pomeriggio, reso possibile dalla perfetta organizzazione del Circolo Culturale Sardo “Grazia Deledda” di Saronno e all’impegno personale di Luciano Aru, che lo presiede. Una realtà che merita un discorso a parte, questa. Un significativo frammento di Sardegna nel cuore della Lombardia, capace al tempo stesso di esaltare i grandi valori culturali, sociali ed etici dell’ “Isola Nera” e di promuovere la massima integrazione tra culture profondamente diverse ma, proprio per questo, portatrici ciascuna di fondamentali valori, positivi e complementari. La nostalgia struggente di una terra amata e lontana che si mescola con la gioia di un dialogo continuo, franco e cordiale, evitando i rischi, sempre presente nella vita di comunità di “emigrati” (e da fuggire in un mondo di cultura, razza e religione sempre più “frastagliata”)  di cadere in un qualche isolamento: risultato difficile, possibile solo se si riesce a sostituire barriere con ponti. Alla fine, evasa la sempre gradevole incombenza degli autografi sulle numerosissime copie di “Malanima mia”  acquistate dagli intervenuti all’evento, un gustoso brindisi, prolungato poi in una riunione conviviale presso la sede del Circolo, ha permesso ad autori e pubblico di familiarizzare ancora di più. Molto significativa la vicinanza manifestata dalla Giunta Comunale all’Associazione e alla manifestazione con la presenza dell’Assessore alla Cultura, dottoressa Cecilia Cavaterra, che ha portato i saluti dell’Amministrazione.

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