SARDI A GENOVA: "QUELLE ORE DI TERRORE". I RACCONTI DI CHI DALL'ISOLA SI E' TRASFERITO E VIVE NEL CAPOLUOGO LIGURE, COLPITO DALL'ALLUVIONE


di Pier Luigi Piredda – Nuova Sardegna

È forte il legame della Sardegna con Genova, forse perchè è la porta verso l’Italia, il porto che ha accolto migliaia di sardi diretti verso l’ignoto alla ricerca di un lavoro, con le valigie legate con lo spago e i visi tristi di chi si è lasciato dietro gli affetti per andare a costruirsi un futuro lontano da casa. Genova è sempre stata la città in cui i sardi hanno parcheggiato il loro cuore, lasciato in custodia temporanea in attesa di riportarlo nell’isola. E forse per questo che in Sardegna il dramma di Genova è stato vissuto con emozione e forte partecipazione. Forse anche perchè un sardo è diventato eroe alle Cinque Terre morendo per aiutare tante persone in difficoltà. Ma sarà anche perchè a Genova ci sono molti sardi: chi c’è andato alla ricerca di un lavoro e poi ha anche messo su famiglia e si è fermato per sempre. Ma anche perchè tornare non è difficile: una notte in mare. E forse anche perchè la nostalgia si sente meno visto che guardando il mare, laggiù in lontananza si può anche sognare di vedere la Sardegna.  Ma sono tanti anche i giovani che si sono trasferiti a Genova per studiare. Andrea e Francesco sono tra questi. Andrea Saiu, ha 22 anni, ed è iscritto alla facoltà di Ingegneria meccanica, Francesco Curreli, ha 20 anni, e sta studiando Scienze ambientali. Entrambi sassaresi, abitano nelle zone più colpite dall’alluvione. «Ero all’università quando intorno alle 11.15 il professore che aveva appena cominciato la lezione si è reso conto della gravità della situazione e ci ha consigliato di tornare a casa – ha raccontato Andrea -. Sono salito sulla mia Vespa 150 e mi sono diretto verso casa, in corso Monte Grappa. Le strade erano già trasformate in torrenti con una ventina di centimetri di acqua che scorreva verso Brignole. Ho impiegato oltre mezzora per percorrere 2 chilometri, zigzagando tra le auto in fila nel traffico impazzito. Quando sono arrivato a casa mi sono affacciato alla finestra: fuori c’era il finimondo. Pioveva tantissimo e all’improvviso il Bisagno è esploso: una massa d’acqua è piombata in corso Monte Grappa trascinando tutto quello che trovava sulla sua strada. Spaventoso. In quei momenti ho avuta paura – ha concluso Andrea Saiu – oltre alla preoccupazione per gli amici che abitano a Brignole, che sono riuscito a contattare in serata attraverso il pc perchè le reti telefoniche erano saltate». «Ho subito pensato di tranquillizzare i miei in Sardegna – ha spiegato Francesco Curreli – e poi ho cercato gli amici. È stata una giornata tremenda. Sono rimasto chiuso in casa, e lo sono tuttora, a guardare alla tv quel che sta succedendo. Ricordo solo il rumore dell’acqua e un silenzio spettrale».  Maria Porcu, una casalinga di Banari trasferitasi da anni a Genova, dove si è sposata ed è anche già nonna, abita in corso Sardegna, la via più martoriata: «Ho visto auto e persone trascinate dalla piena, la gente che cercava riparo – ha detto la signora – e anche noi eravamo preoccupati perchè i miei nipotini erano a scuola e ci sono state difficoltà per raggiungerli e riportali a casa. Ma tutto è finito bene, anche se la situazione qui a Genova è ancora molto difficile».  «Sono uscito per andare a fare la spesa e ho visto una Genova devastata e in ginocchio – ha spiegato Piero Seghene, 74 anni, originario di Sorso, funzionario in pensione dell’Università di Genova, sposato con una figlia, legatissimo alla Sardegna dove trascorre sempre le vacanze a Stintino -. Ho dovuto anche fare la fila per comprare il pane, perchè al mercato c’era solo un banco aperto. Ma a che serve lamentarsi? Ero in palestra quando è scoppiato il finimondo. Abito in piazza Corvetto e per rientrare ho rischiato e sono stato fortunato: dov’ero appena passato in auto poco dopo si è abbattuta l’ondata di piena che si è portata via tutto, anche la vita di sei persone, tra cui due bimbe. L’allerta era stato lanciato – ha continuato Piero Seghene -, come tante altre volte e così quando verso le 8 ho visto che non pioveva sono salito in macchina e mi sono diretto in palestra all’Albaro. E come me hanno fatto migliaia di genovesi incuranti dell’allarme: chi poteva aspettarsi un nubifragio così violento? Intorno alle 11, in palestra è mancata la luce, fuori pioveva a dirotto e ci è stato consigliato di andare via. Siamo usciti in tutta fretta, tanto che non ho neppure fatto in tempo a infilarmi mutande, canottiera e calze. Con la tuta zuppa d’acqua e di sudore sono partito in auto verso casa. Sapevo di dover attraversare un punto critico: vicino alla stazione di Brignole dove passa il Bisagno. C’era un traffico incredibile, sirene da ogni parte e le strade trasformate in torrenti. Ma, gira qui e svolta là, alla fine ce l’ho fatta ad arrivare – ha concluso il pensionato -. Mia moglie era davanti alla Tv e ci siamo rimasti incollati fino a notte. Addolorati».

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