IL PASSAGGIO DI CONSEGNE DI TONINO MULAS: NOVE ANNI AL VERTICE F.A.S.I. CONDENSATI IN UN DISCORSO DI FORTE SPESSORE

sintesi dell'intervento di Tonino Mulas al Congresso FASI di Abano Terme, qui nella foto con Filippo Soggiu (a sinistra) e Serafina Mascia (al centro)

a cura di Massimiliano Perlato e Paolo Pulina

 

Ringraziamento a tutti i circoli e a tutto il gruppo dirigente della FASI per il lavoro svolto. Nove anni di lavoro insieme caratterizzati da reciproca fiducia e da un clima di  armonia. Tanti i dibattiti e le discussioni, ma orientato alla positività  è sempre stato il metodo di lavoro. L’ auspicio per il futuro è quello di avere un gruppo coeso.  72 circoli e 20mila iscritti per continuare un cammino. Sarà un dibattito ricco perché ricco è il panorama degli argomenti che sono stati presi in considerazione  nel  documento (oggi già volume  a stampa) con le Tesi congressuali scritte non solo in italiano ma anche  in sardo per testimoniare  l’attaccamento alla nostra lingua, alla nostra limba materna.

La nostra battaglia contro l’aumento sconsiderato delle tariffe marittime in un anno negativo per il turismo. Deve essere garantito il diritto della Sardegna di controllare il traffico merci e persone da e per la Sardegna. Breve excursus sulle questioni del trasporto via nave o via aereo oggi sul tappeto. In questo Congresso, rispetto alla crisi della nostra isola, noi affermiamo la produttività delle azioni continue di  volontariato e di solidarietà espresse dai nostri circoli. Riferimenti ai drammi del primo periodo dell’emigrazione. Aderiamo allo sciopero generale dell’11 novembre in Sardegna contro la povertà per il lavoro. Le tematiche calde in Sardegna. E’ ricominciata l’emigrazione. Molti bussano alle porte dei circoli per chiedere solidarietà e amicizia oltre a qualche aiuto. Nuova emigrazione intellettuale che dura da decenni. Seimila persone sono andate via e la maggior parte è composta da diplomati e laureati che studiano fuori e alla fine rimangono fuori. Un impoverimento grande per la Sardegna. L’isola ha investito in questo settore ma con scarsi risultati. Lo spreco delle intelligenze è molto grande. Noi siamo figli di quella vecchia emigrazione di decenni fa. Creati 150 punti di riferimento in giro per il mondo. Oggi i circoli sopravvivono e restano attivi. E’ un patrimonio che non bisogna disperdere. E’ il senso dell’attaccamento e del dovere che noi restituiamo alla Sardegna. Rispetto alla piccola Sardegna geografica esiste una GRANDE SARDEGNA NEL MONDO. Le nostre sedi  devono diventare luoghi permanenti di rappresentanza e di promozione della Sardegna. Dobbiamo metterci un impegno maggiore. Siamo centri culturali che operiamo e agiamo con il territorio. Siamo promotori anche per questo nel dialogo con le istituzioni locali. Noi non esauriamo la forza dei sardi del mondo. Ringraziamo anche tutte le personalità sarde che si sono messe in luce fuori dell’isola. Ne abbiamo invitato venti a questo Congresso. Accogliamo nuove forze. Anche  i vecchi fondatori e dirigenti dei circoli devono continuare a cooperare con le nuove generazioni al servizio della Sardegna. Guardiamo ai giovani. Nei cinque anni trascorsi abbiamo fatto troppo poco. Dobbiamo fare di più. Abbiamo voluto i giovani a questo Congresso. Hanno discusso il loro futuro e le loro diversità. Speriamo possano prendere prima o poi il nostro posto. Con orgoglio sottolineo il lavoro fatto in questi anni. Abbiamo dato molto. Battaglie di solidarietà ma bisogna considerare anche l’insieme delle rimesse mandate in Sardegna dai nostri soci facendo ricorso ai compensi  derivanti dalle loro attività lavorative. Dobbiamo fare un salto, dobbiamo diventare sempre più capaci e propositori di progetti positivi per la Sardegna: nel turismo, nella politica, nei settori promozionali. La cultura è il campo in cui abbiamo dato di più anche con contributi originali. Pensiamo ad Albino Manca con la grande mostra fatta a Roma. Fermento culturale in Sardegna oggi. Noi lo rappresentiamo. I sardi devono capire che la nostra opera e le risorse che arrivano non è il sussidio per essere assistiti; in realtà noi riusciamo ad arricchire i valori della Sardegna in questo rapporto di scambio. C’è una grande Sardegna fatta da quelli di dentro e quelli di fuori. E’ un discorso che si poteva adattare anche a 50 anni fa. Grazia Deledda, Lao Silesu, Costantino Nivola,.. personalità che sono emigrate. I politici, nati in Sardegna ma diventati grandi fuori: Antonio Gramsci, Francesco Cossiga, Enrico Berlinguer… Riflessione che deve diventare motivo di discussione con l’opinione pubblica della Sardegna. Cambiamento nel ruolo dei circoli che le nuove generazioni devono continuare a realizzare per andare avanti. Oggi sono testimonial dell’isola i personaggi che hanno fatto strada.

Cosa chiediamo alla Sardegna? Ringraziamo per la lungimiranza  della legge che ci riguarda e ci tiene in vita (la n. 7/1991). Ma noi chiediamo che questa legge venga adeguata ai tempi all’oggi e al futuro delle nostre associazioni. Dobbiamo capire quale è il cammino che dobbiamo percorrere. Una legge deve dare  prospettive. Noi dobbiamo essere all’altezza delle attese. Vogliamo essere considerati anche dal punto di vista dello Statuto come parte integrante del popolo sardo. Occorre così un nuovo Statuto con una nuova grande assemblea del popolo sardo. Vogliamo essere dentro questi processi. La Sardegna non riesce a difendere la propria specificità. Si va verso il federalismo e la Sardegna non esprime le potenzialità della nostra autonomia. Ci vuole un Assemblea Costituente che decida e faccia un nuovo Statuto. Gli emigrati devono potere votare e devono avere una rappresentanza in Consiglio regionale che rappresenti la loro voce. Di questo nostro diritto si  parla da troppo tempo ma la politica sarda non ha mai preso in considerazione questa nostra legittima richiesta. Vogliamo spazio. Chiediamo alla Regione e in particolare alla burocrazia regionale, il cui peso sta rischiando soprattutto fuori dall’Italia di far chiudere i circoli, di semplificare le cose. Troppi gli apparati burocratici con cui dobbiamo confrontarci. Noi ci basiamo sul volontariato. E’ un problema importante e molto serio. All’estero è di vitale importanza. Noi siamo solidali con i sardi all’estero. Ma lo diciamo anche per quanto riguarda noi stessi. Altrimenti giocoforza nell’arco di un paio di lustri si rischia di chiudere. Mai abbiamo avuto una audizione in Consiglio Regionale per dialogare sulle problematiche dell’emigrazione sarda. Tutto ciò non è giustificabile. Siamo pronti al dialogo, a discutere e a fare la nostra parte. Piano relativo alla continuità territoriale basata sul trasporto aereo: finalmente ci hanno chiamato in Regione per dire la nostra. Siamo contenti ma questo non deve restare un episodio isolato. Sono innegabili le difficoltà del dialogo con l’assessorato che spesso cambia il responsabile politico in rapporto ai “rimpasti” regionali. Trovare punti di collaborazione con gli assessorati dell’agricoltura, del turismo, dei trasporti perché possiamo davvero dare un contributo. Ringrazio tutti e sono sereno e felice per l’esperienza che ho condiviso con voi. Auguro che questo Congresso possa terminare con dei ricambi importanti. Ho costruito qualcosa di utile che resta anche dopo di me. E’ la vittoria più grande. Grazie anche alla  comprensione che mi ha assicurato in tutti questi anni una donna paziente come mia moglie.

Lacrime di commozione finali.

Il ringraziamento del Comitato Esecutivo uscente al presidente uscente Tonino Mulas si è materialmente concretizzato in un dono  di grande utilità pratica: una elegante borsa tutta nuova per sostituire quella consunta dai trasferimenti e dai pesi sopportati in tutti questi  nove anni  a motivo dell’infaticabilità del portatore.

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