LA STORIA DELLA SARDEGNA E DELLE SUE DIGHE: UN VOLUME DELL'ENAS, CURATO DALLA ILISSO

la diga sul Lago Omodeo
la diga sul Lago Omodeo

di Carla Colombi – Sardi News

C’è la storia della Sardegna raccontata attraverso il tentativo di addomesticare l’acqua nel libro fotografico “Dighe della Sardegna”, edito dalla casa editrice Ilisso e ideato dall’Enas. 121 fotografie per 179 pagine per raccontare 28 delle 32 dighe, che fanno parte insieme a 850 chilometri di acquedotti, 210 chilometri di canali di trasporto, 47 impianti di pompaggio e 4 impianti per la produzione di energia elettrica, del patrimonio dell’Ente acque della Sardegna. Gli autori sono il fotografo Roberto Salgo e la ricercatrice di Storia contemporanea della facoltà di lettere di Cagliari Maria Luisa Di Felice. “Estati torridi e piogge concentrate nei mesi invernali, insieme a fiumi a carattere prevalentemente torrentizio e distese paludose dominate dalla malaria, per secoli hanno reso invivibili all’uomo e poco adatte allo sviluppo economico, estese porzioni di territorio”, ricorda nella prefazione del volume l’ex presidente dell’Enas Sergio Vacca, che ad agosto è stato sostituito alla guida dell’Ente da Davide Galantuomo, nominato commissario straordinario dal presidente della Regione Cappellacci. “La prima diga volta alla creazione di un lago artificiale capace di invertire questo destino fu, nella seconda metà dell’ottocento, quella del Corongiu, mentre si deve all’ingegnere Angelo Omodeo l’idea, maturata agli inizi del novecento della diga sul fiume Tirso che diede vita all’omonimo invaso, a lungo il più grande bacino artificiale in Europa. Solo nel secondo dopoguerra cominciarono i grandi lavori per la creazione degli altri sbarramenti, grazie ai fondi messi a disposizione dalla cassa per il mezzogiorno”.
Proprio dagli studi di Angelo Omodeo parte il saggio di Maria Luisa Di Felice che apre il curatissimo volume e ripercorre la storia delle risorse idriche e dei bacini in Sardegna fino ai giorni nostri. Ma sono le fotografie le vere protagoniste del libro. Già oggetto di una mostra esposta al Bastione Saint-Remy di Cagliari nel 2009, vengono ora riproposte accompagnata da precise schede che riportano i dati principali delle dighe, come altezza e volume, e quelli del serbatoio: quota di massimo invaso, volume totale, portata di massima piena. Il progetto grafico è curato da Stefano Asili che esalta le opere del fotografo: insolite e suggestive. Le dighe e i bacini sono immortalati secondo diversi prospettive. E l’obiettivo di Salgo indugia prima nel dettaglio di tubi, boe e cemento per poi fermare l’immagine sulle strutture ingegneristiche immerse nella natura selvaggia della Sardegna. Si parte dal sistema uno del Sulcis, per passare dal Tirso al sistema nord occidentale, al Liscia, Posada – Cedrino, al sistema sudorientale, al Flumendosa – Campidano – Cixerri e arrivare al sistema 8 – Invasi per la laminazione delle piene. E insieme alle due grandi dighe del Mulargia e del Flumendosa, c’è la Cantoniera, nell’Oristanese, le dighe del Liscia, di Sos Canales e di Monte di Deu, in Gallura, dell’Alto Temo e di Monte Lerno, nel Sassarese, di Monte Pranu e Punta Gennarta, nel Sulcis, ma anche Pedra ‘e Othoni, a Dorgali, sul Torrei, tra Tiana e Tonara, e la diga del Cixerri, in provincia di Cagliari, sul Rio Leni, nel Medio Campidano, e poi di Santa Vittoria, a Mogoro, e di Is Barroccus, nella zona di Isili. “Pagina dopo pagina negli scatti realizzati da Roberto Salgo, e prima ancora nell’introduzione storica di Maria Luisa Di Felice, le dighe della Sardegna si presentano come imponenti opere che negli anni sono state capaci di strappare la regione alla sua millenaria siccità. Disegnandole un futuro diverso e facendola diventare, nell’ambito delle grandi infrastrutture di ingegneria idraulica, un modello in Italia”, dice Sergio Vacca nel’introduzione del volume, ricordando anche gli obiettivi dell’Enas per i prossimi anni: “Per il futuro, le sfide più importanti si giocheranno su due fronti: l’autosufficienza energetica e il turismo lacustre.
Entro il 2014 l’Enas conta di raggiungere la più completa autonomia riguardo alla creazione dell’energia necessaria alla sua attività, attraverso la produzione, oltre che dell’energia idroelettrica, quanto peraltro già avviene, di quella solare ed eolica. Questo permetterà all’ente di ridurre i costi e, in un’ottica di lungo termine porterà a una sua trasformazione in multiutility col compito di produrre, non solo acqua, ma anche energia per tutti i sardi, a condizioni economicamente vantaggiose. L’uso dei laghi a fini turistici, già sperimentato con successo in diverse occasioni, punta a creare importanti opportunità di crescita per il territorio attraverso una destagionalizzazione del turismo che faccia leva sul potere attrattivo degli invasi artificiali. Opere queste ultime la cui bellezza non sta soltanto nell’essere incastonate in scenari ambientali di indubbio fascino.

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