VISTI DA DENTRO CON GLI OCCHI DI FUORI. VISTI DA FUORI CON IL CUORE DI DENTRO: "LE STRADE DEL TEMPO" IN UN PERCORSO PER L'UNITA' D'ITALIA

Mariella Cortès e Francesco Ledda
Mariella Cortès e Francesco Ledda

di Mariella Cortès

L’Unità d’Italia si compone di tanti piccoli momenti storici che prima, durante e dopo la fatidica data del 17 marzo 1861 hanno impresso una fortissima impronta sulla nostra Nazione.  Nel nuovo percorso del ciclo “Le Strade del tempo”, progetto ideato da Francesco Ledda e Mariella Cortes, i 150 anni dell’Unità d’Italia vengono raccontati attraverso due punti di vista incrociati: da una parte viaggiatori, studiosi, pittori e personaggi storici giunti nell’Isola di Sardegna per esplorarla e regalarci le più belle istantanee degli anni a cavallo tra Otto e Novecento o a viverci per “elezione e devozione” come fece Giuseppe Garibaldi, dall’altra gli sguardi degli emigrati che lasciando le loro case si riscoprivano e sentivano veramente italiani e finalmente uniti, anche a chilometri di distanza, a chi era rimasto in Italia.  Nella prima parte della conferenza (“Visti da dentro con gli occhi di fuori”), tenuta dallo storico dell’arte Francesco Ledda si rifletterà su quello sguardo esterno, curioso e obiettivo, intriso a volte di pregiudizi ma sempre volto alla scoperta e al racconto, una volta rientrati a casa, di una Sardegna legata a canoni del passato, di un mondo atavico che affascinava antropologi e letterati. Si alterneranno dunque le visioni letterarie di Lawrence, le lastre fotografiche di Delessert, l’occhio attento del padre della linguistica sarda Wagner, le scoperte archeologiche, le visioni pittoriche di Biasi e i progetti di Cominotti ma anche la Caprera di Garibaldi, il mondo a parte dell’eroe dei due mondi. Nella seconda parte della conferenza (“Visti da fuori con il cuore di dentro”) la giornalista Mariella Cortes racconta gli anni difficili, prima e dopo l’Unità, di una Sardegna che, come il resto d’Italia, era purtroppo ancora arretrata a afflitta da miseria e analfabetismo. Un’Italia che vedeva i suoi figli, finalmente uniti, emigrare verso altre nazioni. Negli anni dell’emigrazione, la Sardegna vive le più grandi e profonde riforme: prima, negli anni venti dell’ottocento, la legge delle chiudende che trasforma l’Isola in un grande reticolato di muretti a secco, poi la nascita delle strade ferrate che porteranno gli emigrati verso le località dell’imbarco e ancora le prime rivolte nelle miniere dalle quali poi partiranno, o verranno venduti, i minatori delle cave europee. Il flusso migratorio, instancabile e pressoché costante, prosegue negli anni delle grandi guerre e anche dopo il tanto atteso piano di rinascita, i figli di Sardegna continuano ad abbandonare la patria natia per spostarsi nelle grandi città industriali. Le cause dell’emigrazione si riflettono nella situazione di un’isola che diviene troppo stretta. Di fatto, è nella lontananza dalla propria nazione che i sardi così come tutti gli italiani, si sentono parte di un’unica Nazione e indissolubilmente uniti ad essa. Nelle associazioni degli emigrati si ritrova oggi più viva che mai, in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni, l’amore per la propria terra e il desiderio di continuare a promuoverla e farla conoscere al prossimo.

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