LA PRESENTAZIONE DEL MIO LIBRO "MILLE LIRE" ALLA MANIFESTAZIONE "FURRIADROXIUS LETTERARI" A SANT'ANNA ARRESI

un momento della manifestazione a Sant'Anna Arresi, che è la città natale di Bruna Murgia che vive a Torino
un momento della manifestazione a Sant'Anna Arresi, la città natale di Bruna Murgia che vive a Torino

di Bruna Murgia

 

Sempre più spesso si sente parlare e si legge di questi luoghi nei discorsi e negli scritti accademici fatti da eminenti studiosi, che ne riconoscono il valore antropologico e sociale, ma raramente la gente comune ne può ammirare la reale geometria e ravvisarne l’importanza, sentirne la storia e riscoprire la valenza che essi rivestono sul piano culturale, collettivo ed  economico nell’ambito di manifestazioni di richiamo. Però accade che in una serata d’agosto su furriadroxiu diventi il naturale palcoscenico di saperi in cui è possibile discorrere con artisti, di poesia, prosa e regia, di musica e di teatro, di aspetti generali che riguardano l’isola, nello specifico quello spaccato del territorio isolano, ma anche delle conseguenze di scelte fatte nel passato e che ancora oggi gettano un’ombra sul futuro della zona.

La manifestazione “Fuarriadoxius letterari”, fortemente voluta dal Comune di Sant’Anna Arresi e dall’Associazione Onlus ANSPI, che ne ha curato l’organizzazione, è arrivata alla seconda edizione con il fattivo aiuto degli abitanti de Is Spigas che hanno allestito is praccias e le strade della Piana, poco distante da Porto Pino, con spaccati di storia che raccontano il passato e motivano fortemente il presente.

Sotto un cielo puntellato di stelle e la brezza leggera d’oriente, appese ai fili, da un lato all’altro del cortile, si muovono leggere le vesti di un tempo, e sembra di vederle le giovani donne tornare dalla fontana con la brocca sul capo e i bambini per mano. Gli scialli scuri del giorno di festa si spalancano in un abbraccio e chiunque può ascoltare le voci di quelle corti che un tempo erano pieni di suoni e risate di bambini, di uomini che tornavano dai campi e dai pascoli.

In una serata d’estate in cui il maestrale concede una tregua e consente al suono forte e struggente de is solittus di muoversi leggero nell’aria, di catturare l’attenzione dei numerosi presenti che smettono di chiacchierare e si fermano ad ascoltare. Succede che le chiacchiere si spostano dalle strade a sa praccia dove alcuni attori recitano le poesie dell’autrice ospite della serata e leggono alcuni brani del suo ultimo romanzo. Succede che questa gente, abituata a custodire il passato come  preziosa ossidiana, accolga nelle proprie case la cultura e palesi il desiderio di far conoscere quei luoghi così ben conservati e in armonia con lo scorrere del tempo.

Le immagini proiettate dal monitor di un moderno computer inducono i presenti, isolani e non, a riflettere sulle scelte dell’uomo rispetto all’utilizzo del territorio in relazione alla modernissima struttura alberghiera che un gruppo di industriali del continente sta realizzando a Capo Malfatano e, nel contempo, si comprendono meglio le ragioni che hanno indotto i pochi abitanti rimasti a resistere e a lottare e a vincere in parte, anche sul piano giuridico, per cercare di salvaguardare quello spaccato di Terra incastonato in un quadro naturale di struggente e incontaminata bellezza. A seguire la musica moderna delle chitarre elettriche di una band composta da giovani musicisti appassionati, è la riprova che passato e presente possono ritrovarsi in un unico spazio con linguaggi diversi, in cui ognuno è accolto con curiosità e interesse dai presenti. E ci si ritrova ad ascoltare la rappresentazione teatrale che riproduce scenari di vita quotidiana, che si riflettono in uno specchio di realtà in cui osservarsi e ritrovare il sorriso per guardare a domani. E ci siamo tutti ad accogliere con affetto e riconoscenza i famigliari dell’uomo che in quella piana ha assistito e fatto nascere la maggior parte dei suoi abitanti, durante la sua lunga professione di medico.

Succede che ad essere qui in queste sere, a sentire e ad interloquire col vociare della gente in sa praccia, mentre il profumo del pane si riversa per le strade e ci sfiora come una carezza, si riflette sull’importanza di conservare l’autenticità del tempo, che vuole anche rappresentare un monito per l’uomo contemporaneo, troppo spesso distratto da argomentazioni di mercato, per fermarsi a valutare la possibilità di considerare che esistono le condizioni per continuare a lavorare e creare sviluppo compatibile con la struttura geologica – geografica del luogo, col chiaro intento di preservarne autenticità e importanza. E per farlo non occorre gettare nulla, semmai tutto può essere conservato, rinvigorito e salvaguardato con estrema cura, e si può ricominciare a parlarne proprio da qui, davanti ad un pezzo di pane e di formaggio, ad un bicchiere di vino e ad un pezzo di focaccia che ha il sapore del presente con gli ingredienti del passato.

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