LE CICOGNE VOLANO ALTROVE: IL "RAPPORTO SALUTE" CON LA NATALITA' IN SARDEGNA AI MINIMI


di Celestino Tabasso – Unione Sarda

In Sardegna si abortisce decisamente meno che nel resto del Paese. Ma siamo anche gli italiani meno prolifici e diventiamo genitori in età piuttosto avanzata. E se contro ogni luogo comune siamo ai posti più bassi per consumo di alcolici, abbiamo uno sconsolante primato per quanto riguarda il consumo di farmaci in generale e di antidepressivi in particolare. Sono alcuni dei tratti che emergono dall’ottava edizione di Osservasalute, l’analisi dello stato di salute degli italiani e della qualità dell’assistenza sanitaria presentata all’Università Cattolica. Pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane e stilato da un team di 203 ricercatori coordinati dal professor Walter Ricciardi, il rapporto non traccia un quadro entusiasmante dell’italiano degli anni Dieci. La nostra salute, è la sintesi, si va sgretolando per via di cattiva alimentazione, sedentarietà e consumo di alcol in eccesso soprattutto tra i giovani. Notizie allarmanti soprattutto per le donne, che stanno sempre più assumendo stili di vita che ricalcano quelli maschili, in particolare in fatto di consumo di alcolici. Ma oltre ai modelli culturali sbagliati, a incidere sul benessere psicofisico è anche la crisi economica: Ricciardi puntava il dito sul «deteriorarsi, soprattutto nelle regioni in difficoltà sul piano economico (in particolare al Sud), di interventi adeguati per mancanza di investimenti nella prevenzione. A ciò si aggiunge il problema della chiusura degli ospedali che, sebbene concepita per razionalizzare il sistema, determina però poi la riduzione dei posti letto e della ricettività per le emergenze». Un quadro allarmante, insomma, che vede emergere alcune specificità tutte sarde. A cominciare dal tasso più basso di interruzioni volontarie di gravidanza. Le statistiche – che ci accomunano in questo alla provincia autonoma di Bolzano – parlano di 5,66 casi per 1.000 donne, contro un valore medio nazionale di 9,09 casi per 1.000 donne. Con una specificazione interessante sul fronte delle giovanissime che ricorrono all’aborto: «Il tasso di minorenni (15-17 anni) che hanno fatto ricorso interruzione volontaria di gravidanza nel 2007 è pari a 3,62 per 1.000, a fronte di un valore medio nazionale pari a 4,5 per 1.000 minorenni». Ma i sardi sono fanalino di coda anche quanto a natalità: secondo il rapporto Ricciardi l’Isola «ha un tasso di fecondità totale (ovvero il numero medio di figli per donna) pari a 1,11 figli per donna – il valore più basso in Italia (1,08 per le donne italiane; 2,14 figli per le straniere) contro un valore medio italiano di 1,42 – dati 2008; in Sardegna l’età media al parto è pari a 32,2 anni (età media nazionale 31,1 anni). La popolazione della Sardegna cresce davvero poco: presenta un saldo medio annuo nel biennio 2008-2009 pari a 2 persone per 1.000 residenti per anno, contro una media nazionale di 6. Il saldo naturale è pari a -0,8 per 1.000». Quanto ai dati sui ricoveri ospedalieri, sono in crescita sensibile quelli per l’infarto acuto del miocardio (da 331,3 a 348,8 per 10 mila tra i pazienti maschi) ma restiamo la regione con il tasso minore di mortalità maschile per malattie ischemiche del cuore, pari a 12,4 per 100 mila contro un valore medio nazionale di 15,04 per 10.000. Il tasso di mortalità femminile per queste malattie è invece pari a 6,85 per 10.000 contro un valore medio nazionale di 8,56. Piuttosto confortanti, infine, i dati sulla mortalità femminile: 51,1 per 10 mila sarde contro una media nazionale di 54,5. Se si passa dalle tabelle dell’anagrafe a quelli dei ricettari, ecco l’alta, altissima tendenza al consumo di medicinali. Se il numero di prescrizioni pro capite è pari nel 2009 a 10,4, contro una media nazionale di 9,4, nello stesso anno si è registrato un consumo di 974 dosi di farmaco ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 926. Con un dettaglio che conferma la patologica malinconia che affligge molti isolani: «La Sardegna – recita il rapporto – fa registrare un consumo di antidepressivi pari a 41,26 dosi definite giornaliere per 1000 abitanti nel 2009. A livello nazionale il consumo medio è di 34,66». Piuttosto basso il numero dei donatori d’organi (14,4 per milione di popolazione contro il 19,4 della media nazionale), decisamente buono il tasso di obesità infantile (il 6,6% dei ragazzini tra gli 8 e i 9 anni contro una media nazionale dell’11,1%) e abbastanza contenuto il consumo di alcol: nel 2008 avevamo una quota di astemi totali «pari al 31,5%, contro un valore medio nazionale del 29,4%. I consumatori sono il 64,9% contro un valore medio nazionale del 68%». A vedere le cifre più nel dettaglio, però, si nota un’area pericolosamente sviluppata, in linea – questa sì – con i peggiori stereotipi sul consumo di alcol legato a subculture che resistono tenecemente: «La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 30,3% dei maschi, (valore medio italiano 20,8%) e al 4% delle femmine (valore medio italiano 4,9%)». Non possiamo ancora fregiarci di record consolanti come quelli dei trentini (i più forti consumatori di frutta e verdura sul territorio nazionale), dei valdostani (i meno fumatori in assoluto) o dei liguri (i più in linea con il peso), ed è vero che con la Liguria e il Lazio siamo la regione con il più alto numero di ricoveri per tubercolosi ma siamo anche la parte d’Italia dove si spende di più per la prevenzione nei luoghi di lavoro: insomma, dal rapporto Osservasalute qualche elemento di soddisfazione, o almeno di sollievo, emerge anche per noi. Certo, se prendessimo meno medicine per sentirci sani, probabilmente lo saremmo di più.

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