"LA PAURA COME RISORSA": IL LIBRO DI GRAZIANO MILIA PRESENTATO ALLA "MURSIA" DI MILANO

Graziano Milia è il Presidente della Provincia di Cagliari
Graziano Milia è il Presidente della Provincia di Cagliari

di Sergio Portas

C’erano i presupposti per un grande dispiegamento d’intelligenze, alla “Mursia” di via Galvani in Milano, Ottavio Rossani che per il “Corriere della Sera” ha girato, da giornalista, più di mezzo mondo, ha scritto libri e saggi, poesie, nonché dipinto quadri che si sono meritati mostre e vernissage ,presentava due libri in “libera uscita”, ambedue gli autori in loco: uno del poeta lombardo Guido Oldani a titolo “Il Realismo Terminale” (Mursia ed.), l’altro “La Paura come risorsa”(Arkadia ed.) scritto da Graziano Milia, pubblicista pure lui, ma ora soprattutto politico di spicco del Partito Democratico sardo e nazionale: è attualmente presidente della provincia di Cagliari nonché membro della direzione nazionale. Non occorre consultare “Wikipedia” (L’”Enciclopedia libera” di internet) per saper dei suoi guai giudiziari, pur con una condanna di secondo grado (un anno e quattro mesi per abuso d’ufficio nel’99 quando era ancora sindaco di Quartu) è stato ricandidato dal suo partito dopo un primo mandato, fra un nugolo di polemiche e di scontri interni ed esterni alla coalizione che l’aveva fatto eleggere la prima volta. Che il PD non abbia trovato altra personalità per intanto che la Giustizia italiana avesse terminato di dirimere la questione in Cassazione, la dice lunga sul grado di confusione che ancora pare attanagliare il partito dopo il KO delle elezioni regionali, con il “fuoco amico” che ha aiutato re Berlusconi primo a fare fuori quell’incomodo personaggio autoproiettatosi in politica, simile a elefante in negozio di cristallerie, che è stato Renato Soru da Sanluri. Che perlomeno se ne è stato ai margini dell’agone politico finché un tribunale della Repubblica gli ha restituito serenità ed onore col dirlo totalmente innocente dell’affare “Satchi & Satchi”. La miserrima percentuale di votanti che si è recata alle urne di un secondo turno che aveva visto “la destra” nettamente in vantaggio ha decretato un risultato inatteso ma, come questa “destra”non si stanca mai di ripetere: il popolo ha sempre ragione. E se vuole andarsene al Poetto a fare il bagno piuttosto che recarsi all’urna elettorale una buona ragione la deve pure avere. Insomma Milia, al secondo turno ha perso quasi quindicimila voti, il suo avversario una voragine di quarantacinquemila: sorpasso in discesa, sorpasso di una politica che frana letteralmente. E continuerà a franare, dico io, fino a che il politico di professione non sarà che un ricordo sbiadito di un mestiere in disuso. Ci vorranno alcune generazioni, ma succederà. Sempre che il “popolo” si decida a volerlo. A sentire oggi questi scrittori, che lo sono tutti e tre a pieno titolo, un qualche sovvertimento dell’umano agire si sta già consumando per il mondo che conosciamo, oramai tutto. Che non possiamo non dirci globalizzati. E se per me (’46), Rossani (’44) e Oldani (’49) tutto ciò ha un che di stupore da finis-guerra povera e con le pezze ai pantaloni, per Milia che è nuorese del 1959 rappresenta pure una discrasia, una frattura epocale, un cambiamento di paradigma sociale. Dagli esiti imprevedibili. Il poeta Oldani non ha dubbi che i migranti (ora tunisini per lo più) che simili a rondini vogliono da noi svernare, siano spinti ovviamente da fame e guerre, come sempre, ma in massimo grado dalla spasmodica voglia di consumare i nostri stessi oggetti. Quei medesimi che ci stanno soffocando con il loro numero che sempre più vuole tendere all’infinito impossibile. Da qui la tendenza incontrollabile a occupare spazi di città che diventano sempre più grandi, indistinguibili nelle loro periferie di urbano squallore. Fatte di supermercati e di outlet a poco prezzo, scimmiottanti le griffe televisive che promettono un’isola dei famosi alla portata di tutti. E in tal modo le isole (leggi Sardegna) vanno spopolandosi dei loro abitanti più giovani. Non ancora pronte a rimpiazzarli coi neri giovani algerino-tunisino-marocchino che sbarcano a carrettate in Lampedusa e, a loro volta, se ne vogliono andare a Parigi o Marsiglia, non già nella Marmilla di Siri o Pompu. Che sono preda dei nostri stessi sogni di consumatori finali, visto che tutti vediamo la stessa televisione, tutti siamo su Facebook a raccontare i nostri vizi e virtù solo a un qualche mezzo miliardi di umani. Ed è solo l’inizio di una prossima megaconnessione totale. Scrive Oldani, spruzzando le frasi d’ironia: “Nel realismo terminale, il prodotto è invincibile, e può essere battuto solo da un altro prodotto che lo superi nella gerarchia del catalogo universale degli oggetti. Nessuna scomparsa di una persona cara potrà mai dare la sofferenza che procura il furto subito di una costosa automobile che non sia protetta da una relativa assicurazione (pag.22). La prosa di Milia è più contenuta ma la vince in contorsione di aggettivazioni che talvolta velano anziché essere di esplicazione come dovrebbero: “In sintesi, riorganizzare l’esperienza con gli strumenti della soggettività, dell’intersoggettività e del limite porta a vivere una dimensione nuova ed inimmaginabile: si tratta di un nuovo pensare che consente di leggere la realtà in modo intrinsecamente trasformativo”(pag.27).  Diciamo che sono molto meno arzigogolati quando parlano che quando scrivono. E anche più simpatici, con una punta di gigioneria che Milia stenta a contenere, stante i suoi trascorsi di politico vittorioso malgrado i trabocchetti che il destino predispone per gli italioti amministratori, di “destra” o di “sinistra” che siano. Dice Oldani con ilarità sempre sottesa: “Ciò che ci sta accadendo è appena iniziato. E’ una bellezza. E’ un tempo arcimboldesco (Arcimboldo è quel pittore del ‘500 che fa ritratti con la frutta e la verdura assemblata n.d.r.)… si tratta di mettere insieme cose diverse. Ci muoviamo in mezzo agli uccelli impagliati della cultura pensando che siano cardellini vivi”. Graziano Milia parla d’Europa e dei suoi guai (è anche componente del Comitato delle regioni dell’Unione Europea), dei trattati che sono sempre bicchieri mezzo pieni e mezzo vuoti. Di noi che abbiamo guardato all’Africa come se lì non fosse cambiato nulla. E il nostro debito pubblico, e i tagli alla cultura e all’istruzione, e la spettacolarizzazione della politica e non si può continuare a correre dietro ai sondaggi. E si smonti la legnaia dall’anfiteatro di Cagliari. Insomma un politichese non proprio originale né accattivante, per nulla stimolante. Gli regalano un libro quelli di Mursia, edito da loro, di tale Ernst Friedrich Schumacher dal titolo “Piccolo è Bello”, uno studio di economia come se la gente contasse qualcosa. Filosofo ed economista tedesco, divenne celebre per la sua critica alle economie occidentali. Non ci stancheremo di aspettare anche noi un libro sulla Democrazia partecipativa, come se la gente contasse qualcosa.

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