LA TESTIMONIANZA DELLA GIOVANE DEL CIRCOLO "GRAZIA DELEDDA" DI SARONNO: AL MEETING DI CHIA, L'AMORE PER L'ISOLA HA UNITO I PARTECIPANTI


di Elena Figus

E’ stata un’esperienza entusiasmante! 150 ragazzi provenienti da tanti Paesi del mondo che si sono incontrati per la prima volta uniti da una sola cosa: l’amore per la Sardegna. Alcuni, come me, tornavano a casa, altri invece era la prima volta che mettevano piede in terra sarda, ma in ogni caso, da qualunque parte del mondo si provenisse e in qualunque modo si fosse sentito parlare della Sardegna, si respirava un’aria di festa, proprio come succede quando rientra a casa il parente che sta lontano. Stretti nell’orgoglio di sentirci sardi, abbiamo affrontato molti temi importanti tra cui il significato dell’essere sardi, in che modo pur essendo lontani ci si può sentire come a casa, e in questo quale ruolo si possono ritagliare i Circoli sparsi in tutto il mondo. Il confronto è stato molto interessante perché si è scoperta una generazione di giovani attenti e preparati sulla realtà che li circonda, pronta a condividere le idee e intenzionata ad andare avanti per creare nuove opportunità di futuro e di rinascita. Non ha avuto molta importanza l’essere sardi di nascita o discendenti di emigrati sardi o semplici amici della Sardegna: il progetto condiviso è quello di stare uniti, in quanto giovani, e condividere aspetti della nostra vita che ci accomunano. E’ stato altrettanto stimolante il confronto che ha delineato le diversità nel modo di vivere la “sardità”. Per i nativi è certo questione di cordone ombelicale che a fatica si riesce a tagliare, ma è anche legata a un concetto di libertà, perché, se ci si deve sentire liberi di andare ovunque nel mondo, si dovrebbe avere anche garantita la libertà di restare nel posto in cui si è nati. Ma a tanti giovani sardi questa possibilità oggi è negata. Per i discendenti degli emigrati, la “sardità” si lega ai ricordi dei propri genitori o dei nonni, e assume un valore più emotivo che pratico. Molti di loro conoscono la Sardegna solo perché ne hanno sentito parlare; questo accade soprattutto per i residenti all’estero, altri hanno avuto modo di viverla più spesso, come accade quando i nipotini vengono mandati dai nonni sardi a passare le vacanze estive e quelle natalizie. Il loro attaccamento all’Isola è stato sempre descritto con una parola: nostalgia. L’incontro di queste diverse emozioni, impressioni ed esperienze ha reso il meeting un momento di straordinaria poesia, dove chiunque è stato per un attimo protagonista raccontando la propria vita da emigrato o figlio di emigrato e riuscendo con semplicità ad avere un interlocutore capace di capire e condividere. La speranza è che il profondo bisogno di aggregazione manifestato a Chia non si spenga. Noi ragazzi ci stiamo provando anche attraverso la creazione di un gruppo su Facebook attraverso il quale è possibile tenersi in contatto e attraverso lo scambio degli indirizzi e-mail o del numero di cellulare, ma è probabile che verranno create molte altre opportunità per incontrarsi e discutere. Per chiudere mi rivolgo alle istituzioni, prima fra tutte la Regione Sardegna che tanto ha investito nella realizzazione di questo meeting, augurandomi che colga davvero l’occasione per valutare la misura della perdita che in termini d’intelligenza, di forza e di valore umano la Sardegna subisce con l’emigrazione.
Ai sardi che abbandonano la propria terra va reso onore, ai tanti che desiderano tornare andrebbe data una risposta sul perché sia così difficile e ai pochi che rimangono andrebbe offerta la speranza di un futuro migliore. Ancora da costruire, ma che dev’esserci.

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