AL CIRCOLO "SARDEGNA" DI BOLOGNA, CONFRONTO FRA I GIOVANI DELLA F.A.S.I. E GLI SCRITTORI MARCELLO FOIS, MICHELA MURGIA, BACHISIO BANDINU ED ALBERTO MASALA

Pisano, Murgia, Fois, Sedda, Masala, Bandinu
da sinistra in piedi: Simone Pisano, Michela Murgia, Marcello Fois, Franciscu Sedda, Alberto Masala e Bachisio Bandinu

di Massimiliano Perlato

Che battesimo per i giovani sardi dei circoli degli emigrati presenti sul territorio italiano! Grazie al Seminario programmato dal circolo “Sardegna” a Bologna, diretto da Maria Cottu, le nuove leve e i presunti volti che dovranno sostenere i pilastri dell’emigrazione sarda organizzata del futuro, si sono raffrontati in un dibattito aperto e molto seguito con scrittori isolani quali Marcello Fois, Michela Murgia, Alberto Masala e Bachisio Bandinu. Il tutto, come preambolo all’appuntamento musicale della terza edizione del “Brinc@ Sardinian Music Festival”, coadiuvata da Giancarlo Palermo e dall’associazione “Che torni Babele” che ha trascinato in Emilia Romagna una dozzina di band scatenate dalla Sardegna. Anche in questo caso un padrino d’eccezione nella lunga serata/nottata presso l’Estragon di Bologna: Piero Marras, paladino del popolo dei “quattro mori” al di qua e al di là del Tirreno. Ma tornando all’incontro concertato dalla Federazione delle Associazioni Sarde in Italia, partecipe con le soggettività dai ruoli più importanti come il presidente Tonino Mulas, la vice presidente vicario Serafina Mascia e il giovane vice presidente Simone Pisano, che sul depliant introduttivo diceva: “Scrittori contemporanei di Sardegna, cosa c’entra la letteratura con la situazione attuale dell’isola?”. Va rimarcato come l’incontro sia stato sospeso per “sopraggiunta oscurità” tanto era appassionante. Diversamente, il confronto, il dialogo fra i giovani e i totem della scrittura sarda di oggi, poteva benissimo essere ancora in corso, per quanto si sia entrati in sincronia d’intenti e di parole nel salone del circolo bolognese. Senza peli sulla lingua e con un coinvolgimento senza pari, Michela e Marcello, paladini universali delle orde indigenti di Sardegna di chi vive da “disterraus”, hanno tastato e sviluppato tantissimi temi pertinenti su un’isola che và sempre più alla deriva nei suoi convincimenti, che certezze non son più. Un dibattimento che si è reso imprescindibile per cercare di trasmettere nelle teste di questi giovani sardi “orfani” della propria terra natia, di cosa sia essenziale realizzare per disegnare un futuro migliore per la Sardegna. Partendo appunto dalla scrittura. “Noi – evidenzia in un passaggio Bachisio Bandinu, che come mette in risalto l’enciclopedia Wikipedia, è studioso di cultura popolare oltre ad essere animatore in modo originale della questione sull’identità ponendosi nella prospettiva del dialogo tra antropologia e scienze sociali – siamo produttori di scrittura, di poesia. Perché oggi, sono necessarie le narrazioni per colmare il vuoto culturale che c’è in Sardegna”. Un passaggio efficiente quello di Bandinu ripreso a piene mani da Michela Murgia, la cabrarese in costante ascesa che è l’ultima vincitrice del Premio Letterario Campiello, tanto per menzionare quello più rinomato, con “Accabadora”, ma personaggio sempre in prima linea (altresì politicamente nelle sue ideologie indipendentiste) e per questo amatissima e molto ricercata nei sodalizi degli emigrati di mezzo mondo, nell’aggredire sfrontatamente le tematiche dell’isola che non và: “In Sardegna coloro che sono seduti a questo tavolo, sono considerati dei rompiballe – dice la Murgia utilizzando un termine più diretto e senza fronzoli – e noi abbiamo il compito non facile di ribellarci. Perché siamo intellettuali, perché la gente ci legge e ci ascolta. Ma oggi, con le argomentazioni serie che la Sardegna respira, la nostra incombenza è proprio quella di sostenere il contrario di ciò che la gente si aspetta, giusto per provocare le loro coscienze e non assecondarle banalmente”. Marcello Fois, bolognese d’adozione ma nuorese di nascita, menziona del complicato rapporto tra gli scrittori sardi originari di quella città con la città stessa: da Grazia Deledda in poi, passando da Satta, Cambosu a Niffoi, sono stati più i dolori che le gioie in casa propria. Fois, letto molto anche al di fuori dei confini dell’isola, dopo averne spulciato le motivazioni storico-culturali, non utilizza parole tenere per l’atteggiamento dei sardi nell’affrontare le tanto ambite tematiche a loro care: si parla di identità, di orgoglio, di indipendenza. “I sardi – enuncia Fois con un pensiero chiaro e schietto  – hanno molti pregi ma anche un grave difetto: sono abituati a concepire i loro diritti senza elaborare i doveri. Rifuggono così dai loro obblighi aspettandosi sempre che siano gli altri a risolverti i problemi”. Concetti vecchi, parole nuove quelle esercitate nell’afoso pomeriggio emiliano. Anche Alberto Masala, poliglotta linguistico, si considera un poeta anarchico senza patria, vista la sua capacità espressiva in diverse lingue. “La poesia ha un’eredità pesante – dice Masala, residente a Bologna – perché ha avuto visibilità prima della scrittura. Ed io mi sono formato così, attraverso i racconti di nonno e dei cantadores dell’epoca, che in rima ed in limba si esprimevano”.  Da lì è partita l’analisi della poesia a partire dall’800. E il passo che porta alla tematica della lingua è tanto breve quanto sentita.  Spronati dal glottologo Simone Pisano e da qualche pregevole considerazione del giovane pubblico, il dibattito sulla “limba” sarda si è subito infuocato in maniera molto ampia nelle sue variabili percezioni quali ad esempio la valenza territoriale, sul necessario utilizzo delle espressioni nei libri, senza limiti e preconcetti. Una agguerrita Michela Murgia sottolinea come gli scrittori sardi contemporanei scrivano per i sardi e non per sé stessi. “Eppure – indica – spesso mi sento sollecitare se quel che si scrive raffiguri davvero la realtà sarda?”. I quattro relatori al Seminario all’unisono parlano di un “patto di rappresentazione”: scrivere è anche dare sfogo alle proprie idee, al proprio modo di porsi del tutto personale, in cui ci si può rispecchiare oppure no. “Polemiche di stampo tipico isolano – dicono Murgia e Fois – che lasciano il tempo che trovano e che a noi, poco interessa”.  La storia degli scrittori sardi è piena di controversie frivole e prevenute. L’importante per i quattro “rompiballe” giunti ospiti al circolo “Sardegna” di Bologna, al cospetto di una centinaia di giovani rappresentanti dell’emigrazione isolana, è quello di comprendere, usufruendo dei vocaboli o di versi poetici, come collocarsi nel quadro sociale sardo per poi raccontare, magari scontentando i lettori, la verità nuda e cruda che a molti può sembrare scomoda. Al di là dei contraddittori, al di là di ogni forma di prevenzione. 

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