NOVANTESIMO COMPLEANNO DEL PARTITO SARDO D'AZIONE: I VALORI PER UN PERCORSO DI AUTONOMIA E LIBERTA'

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di Cristoforo Puddu

Al motto di “Fortza Paris”, dirigenti e militanti del Partito Sardo d’Azione, hanno celebrato il novantesimo compleanno di un partito cui l’idea fondante è immutata e segnata indelebilmente dai valori e ideali identitari in un percorso di autonomia e libertà; la cerimonia si è tenuta ad Oristano, nei locali dell’ex Convento dei Frati Scolopi, dove si tenne il Congresso costitutivo il 17 aprile del 1921. Camillo Bellieni, propositore dei quattro punti programmatici di base (Sovranità Popolare, Autonomia Amministrativa, Autonomia Doganale e Questione Sociale), ne fu eletto primo Direttore. La nascita de P.S.d’Az. ha radici nella tragicità della Grande Guerra (tra i centomila sardi al fronte ne perirono ben 13.602), nella leggendaria Brigata Sassari (le cui vicende verranno consegnate alla letteratura in Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu, pubblicato a Parigi nel 1938) e nel Manifesto degli ex Combattenti, sorto nel 1919 come movimento nazionale e con una federazione regionale sarda, per rivendicare migliori condizioni di lavoro e di vita a pastori e contadini ed ottenere “la proprietà della terra, già promessa loro dal governo, durante la guerra”. Gli  slogan “la terra a chi la lavora” e “Cando si tenet su bentu est preziosu bentulare!” animarono le piazze sarde in occasione delle consultazioni politiche del 1919; il Movimento dei Combattenti portava orgogliosamente il simbolo dei Quattro Mori a rappresentare l’indipendenza e la fierezza delle giuste rivendicazioni dell’Isola. Intanto nascono e si diffondono il settimanale sassarese La Voce dei Combattenti, la rivista cagliaritana Il Popolo Sardo e lo storico giornale Il Solco. Dall’esperienza “riunificante” della guerra e nella consapevolezza sociale della propria sardità, e condizione particolare da quella italiana, matura e si formula, all’interno del movimento combattenti, un progetto politico che vede in prima fila tanti reduci della Brigata Sassari, Camillo Bellieni, intellettuale di grande sensibilità per le tematiche meridionalistiche, ed Emilio Lussu, carismatico eroe di guerra e portatore delle istanze del sindacalismo rivoluzionario. Alla prima tornata elettorale, conquistando circa il 28% dei consensi, il Partito Sardo d’Azione si rivela una vera travolgente forza popolare e di massa; al II Congresso, tenutosi ad Oristano nel gennaio del 1922, si avanzano le prime e chiare proposte per un’Italia “riordinata su basi federali con la conquista delle autonomie regionali”. L’idea d’origine del sardismo -delineata nel programma del Partito Sardo degli anni Venti  con significativi elementi di novità- si richiamava certamente al contributo ed elaborato teorico di importanti politici sardi dell’Ottocento (es. Giovanni Battista Tuveri) che, con illuminata visione, consideravano la necessità di limitare i “poteri forti dello Stato e di conquistare per i sardi una forma di autonomia”.  Pochi mesi dopo è già altra storia: l’incarico di primo ministro a Benito Mussolini e l’affermazione del fascismo. L’ascesa autoritaria dei fasci di combattimento e delle Camicie Nere, anche in Sardegna e con azioni anti-operaie nella zona mineraria del Sud-Ovest, determinerà la prima crisi del nuovo partito: risorgerà solo nel secondo dopoguerra. Nel futuro immediato del P.S.d’Az. i grandi temi, all’ordine del giorno e ribaditi anche nell’incontro celebrativo di Oristano, sono l’Europa dei popoli, le politiche per il Mediterraneo, il federalismo, i trasporti, il fisco, l’energia e la zona franca.

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