SARDEGNA E ITALIA, UNITI DAL MARE E DALLA … SERRA: GLI IMPEGNI DEGLI EMIGRATI SARDI AD IVREA IN PIEMONTE

gli emigrati sardi del circolo "Sa Rundine" di Bollengo
gli emigrati sardi del circolo "Sa Rundine" di Bollengo

di Ivan Solinas

Una festa all’insegna della condivisione e della celebrazione dell’Unità Nazionale ha animato il pomeriggio della città di Ivrea (TO) la scorsa Domenica 17 Aprile. Nella suggestiva cornice della chiesa sconsacrata di Santa Marta, infatti, la comunità sarda facente capo al Circolo Culturale Sardo  “Sa Rundine” di Bollengo ha avuto modo di donare alla cittadinanza ed alla propria “patria di elezione” un ricco evento nel quale cultura, sapori ed identità hanno dato luogo ad un mosaico coeso fondato sui paradigmi della storia, della memoria e delle tradizioni. L’occasione è stata offerta dall’inaugurazione della tappa eporediese della mostra itinerante, dal sapore storico-documentario, “Garibaldi dopo Garibaldi. Garibaldi e la Sardegna”, aperta al pubblico fino al prossimo 23 Aprile. Un’esposizione realizzata, su iniziativa del vicino Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, grazie ad un lavoro di equipe che ha visto sino ad oggi il supporto dell’Assessorato al Lavoro della Regione Autonoma della Sardegna, attraverso la consulenza scientifica del prof. Tito Orrù e della prof.ssa Annita Garibaldi Jallet, del dott. Diego Presa per la sezione biellese, ed il contributo dei Circoli Sardi della regione subalpina che, di volta in volta, hanno ospitato sino ad oggi la relativa rassegna.

La presentazione ha visto il saluto del Sindaco della città ospitante, dott. Carlo Della Pepa e del Consigliere della Regione Piemonte, dott. Roberto Tentoni, personalità assai attenta alle realtà comunitarie del Canavese, l’intervento del prof. Emilio Giachino, esperto di storia locale e l’introduzione alla mostra di alcuni dei curatori della rassegna espositiva, quali il prof. Battista Saiu, Presidente dell’Associazione dei Sardi di Biella, ed il giovane dott. Gianni Cilloco. Nei diversi interventi, in particolare, si è posta all’attenzione l’attualità del messaggio risorgimentale, capace di evidenziare come i problemi e le questioni di ieri siano ancora quelle di oggi, nella prospettiva della costruzione di una casa comune chiamata Italia. Un Bel Paese nel quale ogni realtà identitaria contribuisce e si arricchisce a sua volta, in un contesto che vede le comunità, piemontesi e sarde, come pure eporediesi e biellesi, separate sotto un profilo squisitamente geografico, le une dal mare e le altre dalla collina della Serra, ma che nella sostanza delle cose sono intrinsecamente e profondamente unite, in “spirito e destino”, dalla storia come dalla viva volontà di coesione, relazione e condivisione delle reciproche caratteristiche e che, sotto l’auspicio regalato da una figura come quella di Giuseppe Garibaldi, trovano esempi e chiavi di lettura sempre validi ed attuali.

Un dibattito vivace, quindi, intercalato ed arricchito dall’atmosfera garantita dalle esibizioni “a cappella” del Coro Baiolese di Bajo Dora (TO), encomiabilmente diretto dal maestro Amerigo Vigliermo. Una corale che nella circostanza ha offerto un repertorio a tema, legato alla tradizione subalpina, attraverso canti popolari come Noi siamo Piemontesi, Garibaldi, O ciao ciao Maria Catlina, Venezia, Tedesco spaventato, E Cavour l’ha due donne; nonché, attraverso le parole di Uselin del bosco e La Viuleta (a la moda ‘d Bè), lungo il percorso di memoria connesso a Costantino Nigra, fondamentale figura diplomatica dell’epopea risorgimentale e pioniere degli studi linguistici ed antropologici legati alle tradizioni folkloriche del Piemonte.

Il tutto “condito” in chiusura dai sapori di Sardegna, proposti nel cumbidu finale offerto ai presenti.

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