I RITI DELLA PASQUA: LA VIA CRUCIS E IL CULTO DELLA SETTIMANA SANTA IN SARDEGNA


di Cristoforo Puddu

Dalla Via Crucis -emblema della ritualità pasquale dall’immutato pathos e coinvolgimento- traspare tutto il dramma e la dimensione fisica della sofferenza. Il diffuso culto della Settimana Santa rappresenta il tratto finale, ed è memoria viva, sacramentale e storica, del percorso terreno di Gesù sulla via del dolore e per il riscatto dell’intera umanità. La Chiesa custodisce avvenimenti, episodi e manifesta particolare attenzione, già dal II secolo, per i “luoghi santi” della Via Crucis. Il pio esercizio della via dolorosa e mistero della Passione, nell’espressione attuale, si deve principalmente alla devozione delle esemplari figure medievali di san Bernardo di Chiaravalle (+ 1153), san Francesco d’Assisi (+ 1226), san Bonaventura da Bagnoregio (+ 1274), dall’entusiasmo “sollevato dalle Crociate che si propongono di ricuperare il Santo Sepolcro” e dal “rifiorire dei pellegrinaggi a partire dal secolo XII”. Da uno scritto di Piero Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, rileviamo che la tradizionale forma di Via Crucis e l’attuale successione delle stazioni “è attestata in Spagna nella prima metà del secolo XVII, soprattutto in ambienti francescani. Dalla penisola iberica essa passò in Sardegna, allora sotto il dominio della corona spagnola, e poi nella penisola italica”.

 I riti della Chida Santa in Sardegna, con radicate manifestazioni religiose organizzate dalle diverse confraternite, si tengono in modo consimile nei diversi centri dell’Isola e si caratterizzano con la processione de sas Prammas, la preparazione de sos Sepurcros, la processione de Chenabura Santa e la solenne processione de s’Incontru; ed ancora, a seconda della tradizione locale, la processione de sos Misterios e la “teatrale” rappresentazione de s’Iscravamentu. Le rappresentazioni più suggestive degli antichi riti liturgici e paraliturgici, che attirano anche numerosi turisti, si svolgono da Alghero a Cagliari, da Iglesias a Castelsardo ed offrono l’emozionante esperienza di tradizioni secolari “di origine spagnola” ed “usanze mistico religiose” locali (campidanesi, logudoresi e barbaricine).

Particolare la cerimonia di Lunissanti, che coinvolge le popolazioni di Castelsardo e Tergu con una processione introdotta dai monaci Benedettini e risalente all’XI secolo. Dopo la celebrazione mattutina della S. Messa sull’altare del Cristu Nieddu, nella cattedrale di Castelsardo, inizia il pellegrinaggio verso l’antica basilica di Tergu per la presentazione dei Misteri alla Madonna; le confraternite, incappucciate e con una tunica bianca, rappresentano gli apostoli, le piccole consorelle (li Sureddi) e i Cori (denominati Lu Miserere, Lu Stabat e Lu Gesu) composti da esperti cantori dalle voci di Lu Bassu, La Bogi, Lu Contra e Lu Falzittu. La Settimana Santa Algherese è caratterizzata da suggestive Processioni (dell’Addolorata, dei Misteri) nel centro storico, da riti come il “desclavament” e la solenne celebrazione in algherese della S. Messa di Pasqua. A Cagliari, dove si custodiscono antiche e preziose statue lignee, gli eventi della Settimana pasquale interessano principalmente le numerose chiese dei vecchi quartieri storici (Marina, Villanova, Stampace); i vari riti sono organizzati dalle Confraternite della Solitudine, del Santissimo Crocifisso e dalla Confraternita del Gonfalone di Stampace. Emozionante ed unica è anche la Settimana Santa ad Iglesias, dove opera la storica Arciconfraternità del Santo Monte che dalle sue origini, metà del 1500, si caratterizza per l’attività di assistenza morale e materiale. Gli antichi riti, risalenti alla fine del Seicento e con l’originale presenza dei “Baballottis” (bambini con abiti bianchi), conservano immutata tutta la loro suggestione e religiosità.

 Il progetto “Scintille di fede” per la valorizzazione del “patrimonio sacro tradizionale” dei riti della Chida Santa, presentato nei giorni scorsi e promosso dall’assessorato regionale al Turismo con l’Agenzia Sardegna Promozione, ha coinvolto, da Aggius a Zeddiani, ben 45 comuni dell’Isola.

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