NEGOZI A MILANO, ROMA, BERLINO, LONDRA E NEW YORK: LA CATENA "SARDEGNA STORE" AFFIDATA AD UNA SOCIETA' SICILIANA

immagine di Londra
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Sembrerebbe logico pensare che una struttura pensata per promuovere i prodotti sardi venisse affidato a dei sardi. Esattamente come sarebbe logico pensare che un simile centro di promozione per prodotti della Lapponia venisse affidato a dei lapponi. E invece in Sardegna che cosa è successo? Che il bando di gara per l’allestimento e la gestione dei punti promozionali Sardegna Store, è stato vinta dai siciliani della RTI Novamusa Spa e Syremont Spa e dalla romana Gelmar Srl. L’idea e l’organizzazione del bando di gara è di Sardegna Promozioni, ente della Regione incaricato di promuovere i prodotti, l’artigianato l’enogastronomia. E le aziende sarde? Non hanno partecipato, nonostante per l’allestimento e la gestione dei siti, fossero in ballo 3 milioni e 900 mila euro. Ovviamente il bando della Regione non poteva essere riservato esclusivamente a operatori sardi. Ma, si chiede ora qualcuno, sarà capace questa azienda siciliana di promuovere adeguatamente l’artigianato, i prodotti, i libri sardi? «Posso garantire che la società che si è aggiudicato l’appalto i è molto capace – dice Adamo Pili, direttore di Sardegna Promozione- Teniamo conto, comunque, che l’attività dei punti di Sardegna Store è solo di promozione e non di vendita diretta; che il gestore potrà essere cambiato dopo due anni dalla Regione e che in ciascun punto, quattro giornate al mese possono essere riservate all’organizzazione di eventi e promozioni». Ma cerchiamo di capire come è nata e si è sviluppata questa storia, della quale si è parlato poco o nulla. «Si tratta di una vicenda, a mio avviso, scandalosa – aveva denunciato il consigliere regionale Franco Cuccureddu, alla riunione degli Stati Generali del Turismo, svoltisi a dicembre- Per me questo è un modo di buttar via i soldi della Regione. Ma come, l’amministrazione Soru si era messa d’impegno a chiudere l’Isola e simili iniziative e ora la Regione si rimette a creare nuovi negozi. Credo che si tratti di una idea sbagliata perchè, bene che vada, incentiverà i privati. E non mi meraviglierei se accanto al pane carasau, in questi negozi gestiti da siciliani, trovassimo i cannoli e gli arancini». «E poi – prosegue Cuccureddu- ha senso andare a proporre un centro per la vendita di prodotti sardi in città nelle quali non esistono collegamenti aerei diretti con la nostra isola, come New York? Molto meglio sarebbe stato se, per fare un esempio, la Regione avesse concentrato gli sforzi nella promozione del Pecorino Romano, già presente nei mercati degli Stati Uniti». Il bando di gara porta la data del 20 gennaio 2009 (governava ancora l’amministrazione Soru). Ma tutte le altre procedure relative alla gara sono state portate avanti nel periodo successivo e quindi sotto l’amministrazione Cappellacci che, come si ricorderà, è entrata in carica nel marzo del 2009. L’idea iniziale era quella di allestire un progetto che consentisse di organizzare una serie di punti promozionali dei prodotti sardi in sedi nazionali ed estere, nell’ambito del progetto «Territori di Sardegna» che è stato costituito con l’obbiettivo di valorizzare e promuovere, in maniera coordinata e unitaria a livello nazionale e internazionale l’offerta turistica e le produzioni artigianali e agroalimentari delle singole regioni storiche dell’isola.  Nel bando del 20 gennaio 2009 i «punti promozionali» che dovevano essere realizzati «in via prioritaria» erano New York, Chicago, Londra, Helsinki, Madrid, Pechino, Parigi, Bruxelles, Berlino, Francoforte, Mosca, Tokio, Roma e Milano. Nell’avviso di aggiudicazione definitiva del 9 febbraio 2010, invece, delle 14 città inizialmente indicate sono rimaste solo Roma, Milano, Berlino, Londra e New York. Quando entreranno in funzione questi centri di promozione? E quale azione potranno svolgere quei centri? Sarà ininfluente per gli avventori di quei negozi, trovare del personale che parla con spiccato accento siciliano invece che sarda?

 

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