"LE BANCHE CI STRANGOLANO": LA PROTESTA DEGLI ALLEVATORI SARDI A PIAZZA AFFARI A MILANO

i pastori sardi nella manifestazione a Milano
i pastori sardi nella manifestazione a Milano

di Sabrina Schiesaro (Unione Sarda)

I cori chiamano a gran voce Berlusconi. Gli striscioni dicono “La Borsa gronda sangue dei pastori”. Dai megafoni, un unico slogan: pastori. Sbarca a Milano la manifestazione che il movimento dei pastori sardi sta portando nelle piazze italiane. Una protesta pacata, con duecento rappresentanti del mondo agropastorale radunati in piazza Affari, sede della Borsa. Quattro pullman, scortati fin da Genova, con delegazioni da ogni provincia dell’Isola e bandiere dei quattro mori al seguito. Ad aspettarli c’erano poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa: undici mezzi tra blindati e camionette e mezza piazza transennata con posto assegnato per la protesta. Una gabbia. Ma nessun incidente, al contrario di quanto avvenuto a Cagliari e a Civitavecchia poco tempo fa. «Siamo davanti alla sede della Borsa – ha spiegato Felice Floris, leader del movimento – perché questo è il luogo in cui si concentrano le banche, e le banche hanno in mano le nostre aziende». Nessun appuntamento con alcuna istituzione o autorità, anche pochi milanesi ai quali speravano di consegnare i volantini per spiegare le ragioni della protesta. «Vogliamo denunciare le speculazioni finanziarie che colpiscono cereali e mangimi, recuperare la nostra dignità e non essere considerati produttori di serie B. Abbiamo scelto Milano perché questa è una città che consuma, e a ragione, prodotti italiani; anche sardi, perché genuini, di qualità e sicuri». E l’alimentazione è uno dei pilastri sui cui il movimento basa la sua attività: «È la sfida del futuro, quella su cui dobbiamo puntare per salvare le nostre aziende», ha concluso Floris. Questione fondamentale, il prezzo del latte: «Con 60-65 centesimi al litro – ha detto Andrea Cinus di Teulada – la mia attività rischia di chiudere. La situazione è intollerabile, abbiamo bisogno di un intervento politico». Nessun riferimento all’assessore all’Agricoltura Andrea Prato, ma a qualcuno più in alto: l’Unione europea. Francesca Zidda, sindaco di Orune, è venuta in veste di primo cittadino e come parente di pastori: «Il nostro latte – ha dichiarato – i formaggi, le carni, non ricevono il giusto riconoscimento per la loro bontà. E la Regione Sardegna deve farsi sentire, senza abbandonarci, senza permettere che ci sfruttino». Per Tizianu Masia (Ossi), tra i più giovani in piazza (26 anni), sono poche le speranze di uscire da questo stato di crisi: «Ho dovuto vendere il bestiame, 200 pecore, perché mio padre è anziano e io non posso permettermi un dipendente». Tra i tanti manifestanti, anche Priamo Cottu di Ollolai, il pastore fermato a Civitavecchia nel dicembre scorso durante un’analoga protesta. A suo carico pende un avviso di garanzia per violenza e resistenza, ma lui non molla e torna in piazza per dare sostegno ai colleghi: «Questo edificio davanti a noi (Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa di Milano, ndr ) fa solo danni. Al nostro lavoro, anche se non è una delle grandi categorie ufficiali del commercio, chi pensa se non noi stessi?». Nemmeno portare le aziende a livelli tecnici d’avanguardia, come richiesto dall’Ue, è garanzia di sopravvivenza: «Per avere buoni macchinari e ottime mungitrici – ha constatato Maurizio Burrai, delegato per la provincia Olbia Tempio – ci indebitiamo. E se il latte non viene pagato almeno 1 euro al litro, non sarà possibile continuare a fare questo lavoro».

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