LETTERA APERTA A "TOTTUS IN PARI": L'IMPEGNO DEGLI EMIGRATI SARDI PER FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE, SEMPRE!


di Vitale Scanu

Cari amici emigrati, scusatemi se ritorno su questa idea, che mi sembra troppo importante, di una rivista specializzata tutta nostra, sull’emigrazione e sulla Sardegna.

Nessuno, infatti, più e meglio degli emigrati può dar conto di tutte le cifre riguardanti l’emigrazione, dalla grande “provincia sarda” sparsa nel mondo, dove essi dimostrano di sapersela giocare ad armi pari con le regole più impegnative della socializzazione e del progresso, ampiamente esemplificando che faber est suae quisque fortunae, ognuno è l’artefice delle proprie realizzazioni. Se non lo facciamo noi, nessuno lo farà al posto nostro, neanche la più benevola Regione.

Ma dobbiamo essere concreti, testardamente concreti. Non ci bastano più i bei discorsi, ché già ne abbiamo sentito abbastanza. I discorsi, le riunioni, le orgogliose rivendicazioni, i proclami e i grandiosi programmi, le tavole rotonde e i dibattiti, se non producono una cosa concreta, anche piccola, sono come i temporali estivi, che frustano ferocemente la campagna: dopo un po’ torna il sole bruciante col solito seccore e il terreno resta arido come prima: “parole, parole, soltanto parole”. Sono quelle dei “nomi importanti” che girano in lungo e in largo per i congressi, distribuendo a spaglio grandi promesse: bei semi senza germe, nuvole senz’acqua. Non ne realizzano una. Dico una.… Sono orgogliosi e comicamente soddisfatti di aver parlato tanto. Sono convinti che parlando e riparlando abbiano esaurito il loro impegno e risolto i problemi. Purtroppo non è così. Azzeccata la “legge di Hendrickson”: Se un problema causa molte riunioni, alla lunga le riunioni diventeranno più importanti del problema.

Ritornando sul punto dolente, essenziale per noi, dell’intercomunicazione e dell’informazione (vedi TiP, blog 20.01.2011 con relativi commenti e TiP n. 329 febbraio 2011), l’idea è questa. Constatando che il grande e impegnativo lavoro di Massimiliano Perlato ha saputo creare l’apprezzatissimo Tottus in Pari (che Giusy Porru da Parigi già chiama “rivista virtuale”) che bene si presterebbe per una versione cartacea, perché non farne una rivista specializzata sulla nostra Sardegna Oltremare? Se vogliamo produrre parole, facciamo discorsi; se vogliamo fare una cosa concreta, facciamoci una rivista dove poter tutti convergere e consegnare ai nostri amici “le opere e i giorni” (come direbbe il buon Esiodo) riguardanti l’emigrazione sarda nel mondo, una rivista che potrebbe anche essere affidata ai chioschi e distribuita per abbonamento. Una rivista così sarebbe il nostro salotto buono, dove potremmo parlare di poesia dialettale, di ricordi, di passato, di futuro, di tutto quanto ci riguarda. Un luogo dove potremmo respirare aria di casa nostra, e percepire quei profumi unici che ben conosciamo del mirto, dell’asfodelo, del cisto, dei ciclamini di bosco, del lentischio, del finocchietto selvatico… Abbiamo bisogno di una zolla della nostra terra dove poggiare i piedi, dove sentirci re e padroni, ai ritmi del sole, delle stagioni, degli animali, degli ulivi millenari e delle querce, del pathos della nostra isola e dei nostri famigliari. Sarebbe come un museo portatile dove esporre i tesori di famiglia, sempre antichi e sempre nuovi, della nostra identità etnica. Sarebbe come un’officina dove elaborare le nostre idee e forgiarne di nuove, confrontarci con i nostri corregionali e scambiarci esperienze di vita… Ditelo all’on. Manca – che pure sembra ben disposto a capire la realtà degli emigrati – che la nostra “provincia” ha bisogno di questo spazio cartaceo per comunicare, di questo Circolo diffuso, come dell’apparato respiratorio. Forzare l’informazione unicamente sul mezzo elettronico, come l’Assessorato sta ora facendo, non mi sembra giusto, perché copre solo una minima parte dell’ informazione.

Una rivista così, virtualmente ce l’abbiamo già. Nel Tottus in Pari c’è disponibile un materiale abbondantissimo, vario e di prim’ordine (per l’identità e competenza delle firme), captato in tutte le parti del mondo; c’è un archivio pluriennale invidiabile; c’è la tempestività e la versatilità del mezzo elettronico, c’è il metodo democratico perché opera degli emigrati stessi: produzione casalinga… non adulterata, disponibile a tutti per ogni genere di rubrica: comunicazioni ufficiali delle Federazioni e della Regione, cronaca dei Circoli, storia, poesia, giovani, arte, tradizioni e costume, intercomunicazione e contatti tra i Circoli, corrispondenza…

Il bello del TiP è che si tratta di una germinazione spontanea non forzata, “un giornale degli emigrati gestito dagli emigrati stessi”, senza ogm di alcun genere, che via via si è avverata una formula vincente e ben collaudata. E’ come la ricetta di un buon pane. Nel TiP abbiamo già un contenitore elettronico ideale, molto apprezzato per i contenuti e bene accetto da tutti, garantito da un flusso continuo di materiale di prim’ordine, attento agli argomenti più caldi del momento e tempestivo nel trattarli, allergico alle ipoteche della casta dominante, assolutamente privo di gabbie organizzative, neutrale indipendente e democratico perché aperto a tutti. Cosa vogliamo di più? Formula che vince non si tocca, neanche con i sabotaggi e le invidie puerili (malcostume tutto sardo). Un mezzo elettronico ricco ma non completo per un’informazione adeguata e capillare tra gli emigrati della “provincia sarda d’oltremare”, la più popolata e dinamica della Sardegna, perché esige il complemento del mezzo cartaceo. Mettiamo quindi tutto su carta e avremo la nostra rivista ideale. Già tante voci di consenso arrivano da ogni parte in favore di quest’idea che, ovviamente, si rafforzerebbe con un ulteriore nostro apporto personale.

Noi emigrati abbiamo esperienza del mondo e grandi competenze. Ma abbiamo una grave malattia pregressa che si chiama amore alla Sardegna, che è come una droga connaturata nel nostro dna. Se andiamo in astinenza sarà cosa mortale. Arriveranno, queste parole, all’Empireo irraggiungibile della nostra Regione? Si renderanno conto le nostre Federazioni, nel loro impegno istituzionale di diffondere la nostra cultura, che ormai le notizie fresche da e per la Sardegna, ci arrivano quasi esclusivamente attraverso il Tottus in Pari, come osserva Tommaso Esca da Orosei?

Lo so che l’idea potrà essere un po’ urticante per qualche ambiente ufficiale, ma il guaio vero è che non c’è alternativa, non si scappa. I casi sono tre: o rifondare profondamente il Messaggero Sardo (divenuto inadeguato nella sua formula attuale), o fare una rivista cartacea (con un materiale strabordante, già a disposizione), o restare senza voce. Gli emigrati della sconfinata “provincia sarda d’oltremare” potranno mai restare senza una voce? Amici, facciamoci sentire. Un abbraccio a tutti.

2 risposte a “LETTERA APERTA A "TOTTUS IN PARI": L'IMPEGNO DEGLI EMIGRATI SARDI PER FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE, SEMPRE!”

  1. Mi sembra necessario fare un sondaggio, o una petizione da inviare all’ON. MANCA!
    Max potresti mettere un sondaggio su Tottus come facevi agli inizi con altre domande, cosi’ognuno potrà votare liberamente…
    saluti giusy

  2. Notte serena a tutti.
    Complimenti Vitale Scanu per il tuo articolom mi piace la tua clareza e obietività.
    Sono d’acordo com Giusy sulla enquete, sarebbe una buona ideia.
    Abbracio a Tutti.
    FORZA PARIS! –
    Lucinha Dettori

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