LA STORIA RIMOSSA NEL 150° DELL'UNITA' D'ITALIA: CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA F.A.S.I. A MILANO, SULLA GRANDE EMIGRAZIONE DEGLI ITALIANI NEL MONDO

un momento del convegno alla Casa della Cultura a Milano
un momento del convegno alla Casa della Cultura a Milano

di Sergio Portas

Mercoledì sera, complice lo sciopero dei mezzi pubblici, si è fatto fatica a riempire la sala della Casa della Cultura di Milano di via Borgogna. Tonino Mulas, presidente dei circoli sardi d’Italia, si è appellato alla buona volontà dei circoli del circondario e questi hanno risposto di buon grado. I giornalisti presenti del resto meritavano l’attenzione non fosse altro che per i titoli d’onore che potevano esibire: Giovanni Negri è segretario della stampa lombarda e Franco Siddi addirittura segretario nazionale dei giornalisti italiani, quello che guida il loro sindacato quindi in questi tempi procellosi dove il Governo che ci governa (ripetizione assolutamente voluta) tenta in ogni modo di ingabbiare i giornali e le televisioni che meno scrivono in autonomia meglio è: il popolo non deve essere troppo turbato. Della storia della grande emigrazione italiana nel mondo, rimossa nel 150° dell’unità d’Italia, si incarica di riferire un’autentica star del giornalismo lombardo, quel Gian Antonio Stella,  editorialista del “Corriere della Sera” che, tra gli altri, ha scritto un libro entrato nel lessico del dibattito politico contemporaneo: “La Casta” con il quale nefandezze e soperchierie dei politici italioti sono messe in bella evidenza ed enumerate a centinaia. Stasera è qui per levare la cortina di silenzio che ha caratterizzato il vero e proprio esodo dei nostri connazionali, tenete conto che l’Italia intera contava in quel fatale 1861 dell’unità 27 milioni d’abitanti, ebbene altrettanti furono quelli che sino al 1975 continuarono a migrare dal nostro paese all’estero. Da quella data il trend si è invertito ed ora siamo noi che, volenti o nolenti, accogliamo gli altri. Stella ci racconta di quando noi eravamo i rumeni e marocchini e filippini del mondo. Gli stereotipi che seguivano i nostri connazionali: mafiosi innanzitutto e quindi delinquenti a prescindere, ma anche “comunisti” e “sindacalisti” e anarchici. In ogni caso pericolosi e sporchi, capaci di dormire anche in dieci per ogni singola camera che veniva loro incautamente affittata, i cinesi di via Padova debbono avere copiato da loro. E poiché i tempi d’allora non prevedevano diritti ben consolidati, numerosi furono i linciaggi e i “pogrom” che videro gli immigrati italiani uccisi perché “ rubavano il lavoro agli altri e si accontentavano di paghe da fame”. Su tali pratiche tutto sa la lega Nord che fa capo all’Umberto nazionale, il sènatùr per antonomasia. Altro che fuga di cervelli, erano milioni di braccia quelle che partivano allora, sempre usando carrette del mare che spesso portavano a naufragi di quattrocento, cinquecento persone. Scorrono sulla parete le copertine del “Corriere della Sera” in cui il mare è sempre minaccioso di onde alte sette metri, ad abbrancare vascelli stracolmi di gente disperata. In televisione l’avremmo visto meglio, pochi anni fa, quando furono gli albanesi a tentare la traversata. Tutto questo non è diventato patrimonio comune del sentire italiano: ce ne siamo totalmente dimenticati. Notare che la prima grande emigrazione della fine ‘800 riguardò specialmente la gente del nord Italia, veneti soprattutto, ma anche trentini e lombardi. Seguirono poi i cafoni meridionali e i siciliani e i sardi. Tonino Mulas e Franco Siddi, che mi pare sia di Serramanna, dicono del fenomeno che come una lebbra ancora oggi s’estende per i paesi di Sardegna. L’impossibilità di progettarsi un lavoro per tanti giovani sardi, il numero dei nostri connazionali (1.500.000) che vivono al di fuori dell’isola è quasi pari a quello dei sardi residenti. Lo spopolamento dei paesini della Sardegna centrale e il loro invecchiamento progressivo. Tocca aspettare che si verifichi il “melting pot” che ha caratterizzato i paesi di forte emigrazione, America e Argentina e Austarlia, dove i figli degli emigrati, topi di fogna, sono diventati sindaci di grandi città (Fiorello La Guardia è ancora oggi considerato il più amato sindaco di New York che gli ha intitolato il suo più grande aeroporto) e senatori e deputati. Se solo si “facesse pulizia” nei termini leghisti e si cacciassero le oltre trecentomila badanti più o meno regolari che si prendono cura dei nostri vecchi disabili, considerato che un posto letto in un cronicario viene sui 150.000 euro tutto compreso, si andrebbe a fare fronte a una spesa di più di 150 miliardi di euro. Una cifra improponibile per qualsiasi bilancio statale, debordante debito pubblico a parte. Grande giornalista Gian Antonio Stella, snocciola numeri e cifre provenienti da fonti certificate. Ogni tanto va a fare di questi incontri nel suo Veneto leghista, e anche lì cita la FAO, le Nazioni Unite, l’OCSE (l’Organizzazione per lo Sviluppo Economico n.d.r.) ebbene c’è sempre un qualche aderente alla Lega che gli replica: “Se l’ha detto l’OCSE…”. Mica Calderoli.

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