LA SARDEGNA IN BIANCONERO VISTA DALL'UNGHERESE JANOS REISMANN, GRANDE DELLA FOTOGRAFIA: REPORTAGE DEL 1959 DI UN'ISOLA ANCORATA AL SUO PASSATO


di Alessandra Menesini *

Non metteva mai nessuno in posa, Jànos Reismann, non metteva in scena i suoi soggetti. Si sentiva un viaggiatore quando osservava, nel 1959, una Sardegna ormai vicina alla modernità – sulla soglia dei favolosi Sixties- e ancora ancorata ai suoi frugali costumi. «Fotografavo soprattutto pietre: sono inattese, meravigliose, molto erotiche». Sono infatti i sinuosi graniti di Villasimius ad apparire sulla copertina della nuova pubblicazione, Jànos Reismann. Un fotografo ungherese in Sardegna , edita da Imago nella collana “Carta per gli occhi” (pagine 150, euro 50). Introdotto da un bel testo di Aldo Tanchis, il volume è una selezione dei 1500 scatti effettuati dall’autore in un mese di permanenza nell’isola. A Cagliari, prima tappa del tour, Reismann ritrae l’Anfiteatro e il Bastione, le strade di Castello, via del Fossario con cinque passanti e due automobili Fiat. Era dicembre, ma ci sono i panni stesi nei vicoli e le donne che si coprono con lo scialle e bambinetti in calzoni corti e i pescatori coi piedi nudi al porto. Andò quasi dappertutto, l’ungherese amico di Robert Capa. E quando capitò a Nuoro, l’ospitalità fu così calorosa da costringerlo a un periodo di disintossicazione dall’alcol. Vide la luce di Teulada, i ruderi di Nora, i capanni in erba palustre di Cabras, le nere matriarche d’Orgosolo che ricamano in crocchio un lenzuolo bianco. La gente si sedeva per terra, allora, o su un panchetto di ferula. Lavava i panni al fiume e all’occhio del fotografo non sfugge l’anomalia di un marito lavandaio che aiuta la consorte. Pastori in coppola e velluto, pensionati che giocano a carte. E i cantores e i ballerini e un suonatore di fisarmonica e un barbiere con la reclame della Tricofilina. Non lo sapeva, l’Isola, che era in arrivo il progresso. I carretti convivevano con le corriere, le brocche portate sulla testa con i tacchi alti di alcune emancipate, i ciottoli con l’asfalto. Ci sono molte donne, nelle immagini di Reismann: in cammino, di spalle, dall’alto. Intente ad attingere l’acqua alla fontana, a caricare le fascine, a chiacchierare con le vicine. Sorridenti, come la bruna oranese ferma davanti alla chiesa graffita da Costantino Nivola, tenere coi figli in braccio. E ci sono molti bambini nei cortili di abitazioni minuscole coi tetti di tegole e rade finestre. Gli specialisti dicono che Jànos Reismann non ha mai ricercato l’effetto estetico. Che è invece evidente, dati i tagli mirati, il sapiente contrasto cromatico, la scelta di narrare attraverso un particolare. Come, ad esempio, una gonna plissettata, gonfia come una vela, messa al sole ad asciugare. Un dettaglio che rivela sensibilità e capacità di sintesi. A sottolineare la dimensione europea del reportage e del suo artefice, valgono le acute osservazioni di Aldo Tanchis: «L’uomo che guarda l’orologio con un gesto di fretta o i cagliaritani che scendono da Castello sono uomini qualunque, cittadini del mondo occidentale alle prese col tempo che passa. Reismann riesce insomma a restituirci le particolarità sarde ma dal punto di vista di chi ha già visto, conosciuto, catalogato gli atteggiamenti dell’umanità. L’anziana coppia sulla porta di casa (potrebbe essere l’uscio di una izba) nella loro relazione di una vita riassunta nello sguardo perplesso di lui e in quello divertito di lei, potrebbe sembrare l’anziana coppia raccontata in tanti romanzi russi, da Gogol in particolare». Ebbe una esistenza tribolata, il fotografo che per due volte venne nominato “Artista dell’anno”. Kincses Kàroli, nel suo contributo sul volume Imago, la racconta con dovizia di dati. L’ebreo Jànos Reismann, nato a Szombathely nel 1905 da un’insegnante e da un medico, non potè iscriversi all’Università a causa delle leggi razziali. Dunque si impiegò in banca e poi emigrò a Parigi. Frequentò più Montparnasse che la facoltà di Chimica alla Sorbona, in compenso conobbe molti artisti. Un giorno qualcuno gli chiese di fare alcune foto sul set di un film. Non sapeva nulla del mestiere, imparò tutto da Peter Powell. Apprese in fretta però e decise di studiare alla Staatliche Fachschule di Berlino per poi diplomarsi all’Accademia del Cinema e della Fotografia di Monaco. Lavorava per la rivista “Arbeiter Illustrierte Zeitung”, quando gli venne proposta una sortita in Unione Sovietica. Accettò e ci rimase sette anni, documentando le città della Siberia, l’Armata Rossa, i contadini delle cooperative. Era l’epoca di Stalin: Reismann chiese, senza successo, di iscriversi al partito comunista. Nel ’38 fu dichiarato “indesiderabile” e non gli fu rinnovato il permesso di soggiorno. Costretto dagli eventi, riparò in Francia, entrò nella Resistenza e alla fine della guerra volle tornare in Ungheria. In patria la sua carriera ebbe un notevole rilancio, drammaticamente interrotto dal “caso Rajk”. Accusato di complotto e condannato all’ergastolo, uscì di galera nel 1954 grazie ad un’amnistia. Riconosciuto innocente, fu risarcito con 135.000 fiorini, un appartamento e un passaporto. La sua nuova opera, Italien , ebbe una grande accoglienza alla Buchmesse di Francoforte e fu lì che nacque l’idea di un servizio sulla Sardegna. Prima di partire, il reporter incontra a Roma il deputato Mario Berlinguer che gli consegna lettere di raccomandazione per amici e parenti al fine di agevolare i suoi movimenti su un territorio considerato pericoloso. Il suo itinerario non si discosta troppo da quello percorso nel decennio dei Cinquanta da illustri colleghi: Federico Patellani, Mario De Biasi, Pablo Volta, Franco Pinna. Non ebbe una fine felice, Jànos l’errante. Si ammalò di depressione e angina pectoris, perse la memoria. Si spense nel 1976, in un istituto di cura. Oggi il ricordo della sua vita avventurosa e della sua opera di grande fotografo ci è restituita nel bel libro edito da Imago. Un altro importante volume che si aggiunge alla collana dei maestri della fotografia. Autori di respiro internazionale che hanno scelto per il loro reportage un’isola ancora mitica e sconosciuta.

* Unione Sarda

 

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