PURCHE' CONTINUINO AD ESISTERE I PASTORI COME CUSTODI DELL'IDENTITA'


di Battista Saiu

La storia di Andrea, un ragazzo di 18 anni, padre chirurgo e madre insegnante, viene raccontata nel documentario “Sentire l’aria”, realizzato dal regista Manuele Cecconello, Andrea Taglier (fotografo) e Claudio Pidello (operatore); le immagini sono state pubblicate in un prestigioso volume edito da Prospettiva Nevskij. Si tratta di un un viaggio attraverso immagini, che rivela il segreto che lega il ragazzo alla solitudine dei pascoli alpini, alla ricerca di una nuova identità e di una possibile economia basata sui prodotti del territorio.

La lana della prima tosatura del piccolo gregge custodito da Andrea, formato da 250 capi, è stata lavorata dalle migliori ditte laniere biellesi e presentata, nel maggio 2010, a Parigi, alla mostra internazionale “Wools of Europe”, dedicata alle razze ovine europee. Nelle scorse settimane, a seguito della presentazione presso un importante negozio nel centro di Biella, arrivano i primi risultati locali con l’acquisto di feltri, tessuti, capi d’abbigliamento, per promuovere la cultura materiale alpina della Valle d’Aosta, attraverso i prodotti lanieri del gregge di Andrea. La transumanza, il pascolo alpino scavalca le divisioni geopolitiche del presente con pascoli estivi in quota praticati indifferentemente sulle montagne biellesi e su quelle valdostane. Con la “desarpa”, la discesa al piano delle mandrie e delle greggi per svernare, venivano interessati altri territori al piano, verso le distese vercellesi, sovente coltivate a “marcita” per garantire erba fresca in inverno; oggi questi terreni sono stati riconvertiti a risaia. Le greggi continuano a raggiungere le campagne di Fontanetto Po, Crescentino, Lamporo, fino a lambire le prime colline del Monferrato. “Punto cruciale della “economia minima” di Andrea è il destino della lana tosata – sostiene Manuele Cecconello – un prodotto che, fino a ieri, era sostanzialmente inutile” in quanto la lana delle pecore biellesi come quella delle pecore sarde non è di buona qualità, fibra grossolana, con micronatura troppo elevata. Dal 2008, un progetto di recupero condotto dalla Camera di Commercio di Biella, in collaborazione con l’Agenzia Lane d’Italia e in parte sostenuto da un contributo della Regione Piemonte, si occupa di invertire il destino di questa risorsa locale. Recentemente, il “progetto di valorizzazione delle lane autoctone piemontesi” è stato esteso, interessando altri territori, tra cui l’Irpinia e la Regione Autonoma della Sardegna; l’Isola è rappresentata dalla Camera di Commercio di Nuoro. La forza dei numeri indica il potenziale economico: 18.000 percore allevate nel Biellese; 80.000, ovini in Irpinia, 3.000.000, tremilioni di capi in Sardegna. Con sguardo attento all’insieme dell’universo agro-pastorale e alla lotta per la sopravvivenza dei pastori sardi in particlorare, si osserva e sostiene il progetto biellese nella prospettiva più ampia di favorire il possibile sviluppo di una vincente economia dell’identità.

Attualmente, “le lavorazioni sono tutte eseguite a Biella, garantendo la piena tracciabilità e il rispetto per l’ambiente, all’interno di un distretto tessile conosciuto in tutto il mondo per la sua eccellenza nella produzione di manufatti lanieri. Utilizzare la lana di razze ovine autoctone – continua Ceccomnello – significa non solo trovare una valida integrazione economica nel comparto dell’allevamento ovino, ma anche recuperare una risorsa tradizionale, riscoprire antichi saperi territoriali, incentivare la produzione di manufatti legati al costume locale e richiamare così quegli elementi culturali che caratterizzano e identificano maggiormente i contesti rurali”.

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